Andrea Di Martino torna a casa dopo una lunga degenza, e il palazzo in cui vive l’accoglie silenziosamente. Andrea non esce e non parla, tiene il viso avvolto tra scialli e stoffe e si aggira tra le stanze buie. Di tutti i condomini solo Lucia si interessa alla ragazza e, come una madre, si prende cura di lei e la invita a dare sfogo ai suoi pensieri su un quaderno condiviso, in cui Andrea riversa la propria rabbia. Ma non basterà.
Misteriose forze si stanno insinuando nell’edificio, e nei racconti che intervallano le vicende del condominio scopriamo quali altri strati di realtà e quali mondi vorticano come polvere intorno alla storia di Andrea, tra boschi, chiese e feste di paese.
scorrevole, appassionante, tutto si incastra, la struttura dei racconti a cornice funziona benissimo, gli animali e gli incubi li attraversano come una soglia. tutto è permeato da una sensazione di inquietudine. l'autrice ha detto di ispirarsi a mariana enriquez, e posso dire che sento fortissima la somiglianza nel modo in cui il mistero avvolge il mondo, ma anche nell'aspetto sociale, politico, umano. claudia dimostra come sempre altissime capacità di scrittura: il testo non si sfilaccia mai, rimane corposo, nitido e affilato. personalmente adoro la sua mimesi della sintassi del parlato: quando i personaggi aprono bocca, li sento parlare dietro il mio orecchio. bellissimo esordio che mi fa venire voglia di leggere ancora e ancora e ancora. io grandissimo fan
Avete presente quei libri che si sviluppano in modi imprevedibili rispetto alla quarta di copertina che li dovrebbe descrivere? Ma non è neanche colpa di chi ha scritto quella sinossi, è che sono proprio dei libri assurdi, inspiegabili e che vi faranno sembrare dei pazzi nel descriverli.
Oggi è uno di quei libri.
Andrea torna al suo appartamento dopo un incidente non meglio specificato che l’ha lasciata sfigurata. Si copre totalmente, rifugge qualsiasi contatto con il mondo esterno, e soprattutto il contatto con una sua vicina che si è messa in testa di doverla riabilitare. Di dover stabilire un contatto ad ogni costo. Non tutto va come questa vicina, Lucia, pensa sarebbe dovuto andare e Andrea si esprime principalmente con rumori: piatti sbattuti, ante chiuse di scatto. Lucia ha quindi un’idea – un quaderno condiviso in cui Andrea sfoga la propria rabbia.
Sembra tutto molto lineare, giusto? Sbagliato.
Perchè tra un capitolo e l’altro riservati alla narrazione delle vite di Andrea e Lucia, c’è dell’altro che si insinua. Strani racconti, un po’ weird e un po’ folk horror, che inizialmente sembrano non avere senso ma che sempre di più si avvicinano alle vite del condominio e dei suoi abitanti, suggerendo qualcosa, sottintendendo altro.
Il risultato è un romanzo conturbante, un qualcosa di molto vicino a quel sottile confine tra sonno e veglia. È strano. Strano forte. Ma strano in senso buono, anche perché è scritto molto bene, Claudia D’Angelo ha una penna molto coinvolgente che ti tiene incollato alle pagine anche durante quegli stacchi repentini tra scenari (o tra dimensioni, va a sapere).
dove il terribile incontra il prodigioso. un romanzo dalle atmosfere stranianti, gotiche, viscose e avvolgenti come una membrana, un incubo sognato a occhi aperti, una serie di racconti a cornice generati come infestazioni a partire dallo stesso nucleo, un nucleo sepolto nella terra, nelle radici, nel cuore delle persone che voltano lo sguardo altrove di fronte alla violenza, nell’indifferenza e nella paura, nella rabbia che si trasforma in una forza esterna ed estranea in grado di scuotere il mondo come un terremoto. una perfetta storia dell’orrore che ci mette di fronte a noi stess3 e alle conseguenze di ciò che siamo e ciò che facciamo, un orrore sottile e contaminante e per questo paralizzante.
Sono molto contenta di aver letto questo libro, scelto perché in qualche modo mi ispirava ma iniziato abbastanza alla cieca senza aver letto altri pareri. Me lo sono goduto di più per questo motivo secondo me. Ci sono molte storie che ruotano intorno a quella della figura centrale di Andrea, alcune di personaggi che hanno un chiaro legame con la donna e altri meno. Ogni storia tratta in un certo modo la violenza sulle donne, non necessariamente fisica ma anche nelle forme che passano inosservate ma che feriscono ugualmente portando alla "perdita della voce" in senso letterale e metaforico e dell'identità. L'ultimo capitolo mi è piaciuto veramente moltissimo sia per struttura che per la chiusura che dà al romanzo. Mi sento di non aver compreso a pieno ogni dettaglio del libro o di non aver colto completamente tutte le metafore e i vari simbolismi ma quello che sono riuscita a cogliere l'ho veramente apprezzato.
"... Anche l'uomo che aveva imparato a conoscere e di cui si fidava era anni luce su di un altro letto e, sebbene gli sussurrasse nelle orecchie, sapeva che non sarebbe mai riuscita a farsi sentire"
Un romanzo breve intervallato da racconti ambientati nello stesso scenario. Una storia allegorica e sperimentale, con temi che vertono sulla violenza di genere, l’identità, l’indifferenza e altri temi contemporanei sociali, ma che non sono sviluppati in maniera esplicita, rimangono nascosti tra le pieghe della narrazione. Inizialmente la storia è realistica, ma andando avanti succedono stranezze, incursioni sovrannaturali e sensazioni oniriche. Una lettura spiazzante, esula dall’ordinario, flussi stratificati di storie convergono a tratti a quella principale, senza tuttavia mai unirsi (e senza svelare lo schema nascosto di queste connessioni). Nel suo insieme l’ho trovato un libro affascinante e perturbante, ottime le atmosfere e le suggestioni, ma temo di non aver del tutto compreso le sue innumerevoli stratificazioni. Forse necessiterebbe di una seconda lettura.
Se Twink Peaks e il Sudoku avessero un figlio, ma quel figlio venisse rimpiazzato da un changeling... ecco, quel changeling sarebbe Le forze.
Sicuramente un'ottima prosa e una narrazione avvolgente, ma mi è sembrato che il risultato complessivo mancasse di "mordente". Non credo che un romanzo/racconto che non ti si disveli pienamente davanti sia necessariamente malriuscito. È bello rimanere con dei dubbi - magari anche storditi - alla fine, e sono convinto che ci sia un valore nella sottrazione di informazioni, nel lasciare un certo appetito alla fine. In questo il romanzo di D'Angelo riesce sicuramente. Ma è anche vero che nel farlo ci si assume il rischio di risultare inconcludenti. Per buona parte della lettura si è stimolati dalla prospettiva di uno schema nascosto, come appunto nel risolvere un Sudoku, appuntandosi mentalmente tutte le possibili soluzioni; ma poi, a furia di rimandare il momento in cui scrivere il numero definitivo, o peggio tornare indietro a cancellare quel numero di cui si era quasi certi, si finisce per perdere la pazienza. A me è parso che Le forze autorizzasse questa lettura, nel senso che mi è sembrato deliberatamente costruito per indicare una struttura occulta. Avrei solo voluto un numero o due in più.
PS. Ok, non mi piace Twin Peaks, quindi il problema non sei tu, sono io (?)
Ho bisogno di lasciar sedimentare un po’, perché “Le forze” è uno di quei libri per cui hai il quadro di tutto solo al termine e comunque sembra ti stia sfuggendo qualcosa. È un libro fortemente intenso e viscerale, con racconti che si incatenano bene alla vicenda principale e che offrono chiavi di lettura. Di base è una storia di violenza di genere, e di violenza in generale, ma soprattutto di ciò che si nasconde dietro ciò, quello spazio nascosto che fingiamo non ci sia e che non vogliamo vedere.
Mi spiace, ma era partito benissimo. Una scrittura leggera, che intrattiene senza troppe pretese, e che mi faceva voglia di continuare nella lettura per sapere come sarebbe andata a finire. Sono storie sconnesse tra loro, non capisco gli intermezzi con altri personaggi che non c'entrano niente tra loro. Perché? Probabilmente il problema sono io che non capisco, ma proprio non l'ho capito.
Come fa ad avere un punteggio così alto? Qualcuno me lo spieghi, mi sembra di non aver capito niente :(
Non so cosa mi aspettassi quando l'ho preso, di preciso, ma Le forze sfida tutte le possibili aspettative. Non ci prova nemmeno, a essere chiaro su cosa sta raccontando, ma non importa. Lo fa meravigliosamente e tutto il resto è irrilevante.
Adoro imparare l'italiano per poter leggere storie come questa, che mi conferma nei miei pensieri sul fatto che ispanici e italiani siamo fratelli. In questo romanzo di fantasia e di esseri umani, il realismo magico più buio di Latinoamerica incontra l'Italia di Claudia D'Angelo. Gli incubi si intrecciano con la realtà, ma i personaggi sono perfettamente riconoscibili nella nostra vita quotidiana. Leggere questo romanzo è un'esperienza unica.
Ambiguo e controverso, una lettura davvero particolare da rifletterci sopra. Più che una storia, un emozione, una forza misteriosa, Folk-Horroristica Partenopea. L'Autrice è riuscita a descrivere bene l'atmosfera di folklore che si respira a napoli con una storia originale ed intrigante.