Si può provare a parlare di stupro a un target di adolescenti? Si può provare a raccontare quanto un rapporto sessuale consumato senza l’esplicito consenso di entrambi gli attori in scena possa segnare irreversibilmente una vita? Magali Wiéner credo si sia avvicinata molto a questo obiettivo scrivendo “Rossa è la notte”, un romanzo in cui quello che succede una notte, in un parco pubblico, durante l’euforia di una festa, tra bottiglie di vodka e qualche canna, segna uno strappo nella vita di Aurélie, che da quel momento dovrà chiamare a raccolta tutte le sue risorse vitali per risalire dall’abisso in cui lo stupro da parte di Rodrigues, un amico, l’ha gettata. Ma l’operazione che a mio parere rende efficace questo romanzo, proprio perché rivolto a un pubblico di adolescenti, è la scelta dell’autrice di iniziare a raccontare il “fatto” non dal punto di vista della ragazza, ma proprio da quello di Rodrigues che anziché riconoscere la sua colpa, incredibilmente si percepisce egli stesso come vittima di un enorme malinteso, di un amore tradito, di una spaventosa incomprensione. Incapace di stare in una relazione empatica con l’altro, non percepisce i segnali di Aurélie, non vede il suo disagio e riesce a leggere la realtà solo con il filtro della sua ristretta e immatura visuale. In mezzo, tra le due prospettive personali e contrapposte, l’autrice inserisce nella narrazione la voce fredda e oggettiva delle carte processuali che inequivocabilmente stabiliscono il peso delle responsabilità e delle conseguenti sanzioni.
In questo caleidoscopio di prospettive, la parte riservata alla voce di Aurélie è quella preponderante e più emotivamente caratterizzata: tra le pagine del suo diario leggiamo la disperazione, la sofferenza, la rabbia, la vergogna, ma fortunatamente anche la forza per andare avanti, per ricominciare e per ricostruirsi. “Rossa è la notte” è, infatti, anche un messaggio di speranza: anche dopo la ferita più profonda e l’oscurità più buia, grazie al tempo e alle persone giuste, c’è il modo per risalire e trovare un nuovo senso per la nostra vita.
Resta un romanzo per adolescenti, che io ho letto più con lo sguardo dell'insegnante che della lettrice per svago... Non so quanto possa piacere ad un adulto, che queste cose le sa già da tempo e non ha bisogno di leggere che "no significa no"