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Seguono alcuni estratti rilevanti:
"I grandi creatori di pubblicità sono dunque i veri e a loro modo geniali «intellettuali organici» della vincente dittatura della ricchezza. Non ha molta importanza la patetica battaglie per pareggiare più o meno equamente gli spot elettorali: tutto il resto sono i veri spot elettorali. Essi indirizzano milioni di utenti a simpatizzare per quelle forze che gridano con santo sdegno: «lasciateci godere della nostra ricchezza!», e come unica «ideologia» trasmettono il più sollecitante dei messaggi: ��cercate di diventare come noi!»." [Capitolo 15]
"[...] la sempre più sofisticata ricerca di leggi elettorali di tipo maggioritario non è che un aspetto dello sforzo militante ad impedire la validità erga omnes della democrazia rappresentativa o, per dirla altrimenti, un modo di porre riparo agli effetti tuttora sgraditi del suffragio universale. Secondo i loro promotori, queste alchimie Mirano a «razionalizzare» l'espressione della volontà popolare, evitando che essa si esplichi allo stato puro: limitando, appunto, l'arco delle opzioni.
Si costringe – il verbo coprire ruvido ma il risultato è quello – l'elettore a scegliere, se vuole esprimere un voto «utile», non indiscriminatamente, ma tra quelle determinate opzioni. E poiché le opzioni «utili» convergono verso il centro – la cui conquista è, nei paesi ricchi, la vera posta in gioco elettorale –, è tendenziale che gli eletti siano, in larga misura, espressione degli orientamenti moderati; e che, dato il costo della elezione, appartengono, per lo più, ai ceti medio-alti, tradizionalmente moderati. Così si determina daccapo, per altra via, il fenomeno caratteristico dell'epoca in cui vigeva il suffragio ristretto: il drastico ridimensionamento della rappresentanza dei ceti meno «competitivi».
Il sistema del suffragio ristretto, con la variante del voto «plurale», è di per sé lo strumento canonico per realizzare il «sistema misto»: un po' di democrazia e molto di oligarchia. Esso combina il principio elettorale (istanza democratica) con la realtà, opportunamente garantita, della prevalenza dei ceti medio-alti. I sistemi maggioritari pervengono, in modo più tortuoso, allo stesso risultato. La rappresentanza delle minoranze socialmente più inquiete è considerata un fattore di instabilità, e perciò si è proceduto a porre riparo, ormai senza timore di contraccolpi propagandistici, a tale «difetto». Pur essendo numericamente maggioritari, i ceti moderati, anche perché suddivisi in partiti e schieramenti variamente gareggianti, hanno bisogno di completa sicurezza sul terreno parlamentare. Perciò si sono rimessi in moto i meccanismi limitativi del suffragio universale." [Capitolo 15]
"Il culto della ricchezza ha creato – ed è questo forse il maggior suo successo – la società demagogica perfetta. La manipolazione involgarente delle masse è la nuova forma della «parola demagogica». Proprio mentre sembra favorire, attraverso lo strumento mediatico, l'alfabetizzazione di massa, essa produce – e il paradosso è solo apparente – un basso livello culturale oltre che un generale ottundimento della capacità critica: l'allarme lanciato da Giacomo Leopardi, «dove tutti sanno poco e' si sa poco», poteva sembrare, al tempo in cui fu formulato, affetto da aristocraticismo; è oggi che trova il suo pieno inveramento.
Sembrava il fascismo aver dato il massimo contributo in questa direzione: era invece pur sempre un movimento che affondava le sue remote radici nel secolo precedente e nel sempre ritornante modello bonapartista. Il fascismo prendeva di petto e manipolava «la folla» [...]. Al contrario l'attuale «democrazia oligarchica», o sistema misto, o come altro si preferisca chiamarlo, orienta, ispira e perciò dirige una folla molecolare molecolarizzata e, insieme, omogeneizzata dalla capillare onnipresenza del «piccolo schermo»; nutre, illude e proietta verso una felicità merceologica a portata di mano una miriade di singoli, inconsapevoli della parificazione mentale e sentimentale di cui sono oggetto, paghi della apparente verità e universalità che quella fonte, in permanenza attiva, fornisce quotidianamente loro, soffusa di sogni." [Capitolo 15]
"La democrazia è infatti un prodotto instabile: è il prevalere (temporaneo) dei non possidenti nel corso di un inesauribile conflitto per l'eguaglianza, nozione che a sua volta si dilata storicamente ed include sempre nuovi, e sempre più contrastanti, «diritti»." [Capitolo 15]
"[...] un grande interprete delle dinamiche sociali, Gaetano Mosca. Egli fece ricorso, a sostegno della sua tesi, certo pessimistica, dell'inesistenza della democrazia, «all'apologo – come scrive – di quel padre che morendo confidava ai figli che nel campo avìto era sepolto un tesoro, ciò che fece sì che quelli ne sollevassero tutte le zolle, non trovando il tesoro ma aumentando notevolmente la fertilità del terreno»." [Capitolo 15]
"[...] la libertà ha questo di inquietante, che o è totale – in tutti i campi, ivi compreso quello della condotta individuale – o non è; ed ogni vincolo in favore dei meno «forti» sarebbe appunto limitazione della libertà degli altri. È dunque in questo senso rispondente al vero la diagnosi leopardiana sul nesso indissolubile, ineludibile, tra la libertà e la schiavitù." [Epilogo]