Emma ha trentasei anni e vive a Londra da dodici, una mattina si sorprende adulta: ha un gatto stabile, un compagno stabile, un lavoro stabile in un’università prestigiosa. Sta addirittura per comprare casa e smetterla con la sequela degli amati appartamenti in affitto. Si ritrova involontariamente ossessionata dagli sportelli della cucina, controlla le linee che le stanno comparendo sul viso, mentre si interroga sulla differenza che c’è tra lei e le sue alunne, tra la sua relazione duratura e monogama e il loro modo di destreggiarsi tra varie situationship sentimentali. Quello che per anni ha chiamato ‘futuro’ adesso è presente e irrevocabile. Cos’è che l’ha portata in quel preciso punto della vita? Da cos’è composta la sua identità? Intorno a questo interrogativo, si raccolgono le esperienze che hanno segnato la sua storia: dalla famiglia ormai distante al rapporto con gli uomini e il sesso, dalla relazione con le amiche alla questione, irrisolvibile, della maternità. Emma sa di essere evoluta eppure rimangono molte domande su questa crescita, questi traguardi raggiunti. E mentre le ore scorrono, emergono dal passato dubbi, disfatte, e le tracce di cose accadute e cadute nel silenzio, cose che suo malgrado l’hanno cambiata per sempre…
Carolina Bandinelli is Associate Professor in Media and Creative Industries. She joined the Centre for Cultural and Media Policy Studies in 2019 and directs the MA in Global Media and Communication. In 2017, she completed a PhD in Media Communications and Cultural Studies at Goldsmiths College. Her research is concerned with emerging forms of subjectivity and sociality in the digital culture industries, which she investigates combining ethnographic methods with the analysis of discourses.
A me la scrittura di Carolina Bandinelli piace, ma proprio tanto. Ero già rimasta folgorata da Le Postromantiche e adesso con La più brava ritrovo ancora una volta l’espressione di tanti miei pensieri e sento questa scrittrice estremamente vicina. Siamo anche coetanee, a tratti mi sembra sul serio di specchiarmi in quel vivere l’età adulta un po’ a braccio, irrisolte per forza di causa maggiore. Mi piace questo suo interrogarsi molto sull’amore e scriverne come se non si potesse mai arrivare a sbrogliarne del tutto la questione. La scrittura della Bandinelli mi solleva continui interrogativi e mi spalleggia quando mi allontana da tutto ciò che è convenzione, esortandomi alla rottura del pensiero comune. E libri del genere non si possono che amare
Una riscrittura meravigliosa de La signora Dalloway della Woolf in chiave moderna, attuale, ma soprattutto necessaria. La protagonista, expat italiana a Londra, ci racconta la scoperta di sè, del rapporto con la società, con il corpo femminile, con gli stereotipi del ruolo della donna nella famiglia, nel lavoro, nei rapporti con la sessualità e il piacere. Ci racconta di una vita che sembra tanto la nostra, di tutti, invitando a riflettere sul mondo che ci circonda e sulla vita che ci caratterizza in ogni sua più piccola sfumatura.
Che grande, grandissima gioia - arrabbiata, furiosa, battagliera gioia - leggere questo romanzo di Bandinelli.
"La più brava" di Carolina Bandinelli è un romanzo e un intervento teorico: si posiziona all'interno di un panorama della scrittura femminista e autoteorica di matrice anglosassone che richiama al lavoro di Maggie Nelson, Annie Ernaux, Rachel Cusk e Deborah Levy. Anziché chiedersi quale sia l'esatto genere letterario a cui "La più brava risponde", sarebbe opportuno invece osservare l'uso che l'autrice da dell'ironia come strumento critico capace di disarticolare dispositivi normativi e retoriche dell’identità.
La voce che attraversa il libro è quella di Emma, che potrebbe essere Emma Bovary e Clarissa Dalloway, ma anche Woolf o l'autrice stessa, al contempo epitome e soggettività situata: non l’universale astratto della “donna” intesa in termini essenzialisti, ma un punto di vista incarnato, che prende forma attraverso l’esperienza vissuta, il corpo, le contraddizioni interiorizzate e le posture sociali richieste. In questa prospettiva, Bandinelli riesce a rendere esplicita la politicità del personale, non solo tematizzandolo, ma performandolo attraverso una scrittura che alterna introspezione, critica culturale e genealogia intellettuale. La dimensione autoteorica del testo si configura come spazio in cui la narrazione di sé non si esaurisce in un esercizio individuale, ma si apre a un orizzonte collettivo e relazionale. Attraverso riferimenti impliciti e espliciti a una tradizione di pensiero femminista e post-strutturalista, Bandinelli costruisce una trama discorsiva in cui il soggetto scrivente è sempre anche soggetto politico, situato in un tessuto sociale e affettivo che lo precede, lo condiziona e lo eccede.
Il romanzo, con la sua complessa rete di rimandi al passato, la transizione geografica, linguistica, culturale e sentimentale, si offre così come un contributo originale alla riflessione su genere, performatività e auto-rappresentazione, articolando con rigore e finezza una forma di pensiero che non rinuncia alla complessità, né alla potenza trasformativa del racconto di sé, che lungi dall'essere mera autocannibalizzazione del trauma, adotta una radicale prospettiva sociopolitica sul presente.
Questo libro aveva tutte le premesse per piacermi perché nel momento in cui ho letto la trama ho subito pensato che sarebbe stata una bella lettura ma in realtà non è stato così. Devo dire che ci sono stati pagine che ho letto con più piacere, ad esempio quelle sul tema della maternità per me sono molto interessanti, ma ci sono state altre pagine che non hanno fatto per me, forse perché raccontavano di esperienze che non ho vissuto. Poi il confronto con le sue alunne che è citato nella trama dura letteralmente tre pagine mentre tutto il racconto è più incentrato su una giornata della nostra protagonista e i suoi pensieri che effettivamente sono cambiati rispetto a quando era più giovane e quindi è maggiore il confronto con il suo passato. C’è infatti un alternarsi di due linee temporali: il presente e il passato. La scrittura è scorrevole e sicuramente si sono scritte cose reali, difficili da comunicare ma al tempo stesso sento che i personaggi erano vuoti. Emma alla fine si conosce principalmente sulla base della sua ossessione per una nuova casa e per la domanda che come una spada di damocle le pesa sulla testa: vuole dei figli? Li avrà? Anche le amiche mi sono sembrate completamente vuote, lì presenti solo per dare un punto di vista alternativo al suo. Non lo so, non è stata una totale perdita di tempo ma non è stato nemmeno all’altezza delle aspettative (forse troppo alte).
Emma ha 36 anni e vive a Londra. Nella sua vita frenetica, fatta di impegni lavorativi, casa, uscite e avventure, si trova a riflettere sulla sua esistenza e sul suo essere 'adulta'. Ripercorre il suo passato, sempre in modo leggero e simpatico, accenna ad episodi drammatici e a situazioni più spensierate utilizzando gli stessi modi semplici e per nulla tragici, affronta temi delicati quali il lavoro, la quotidianità e, soprattutto, la maternità. Le sue tre amiche, infatti, hanno tutte questo desiderio di diventare madri e, talvolta, lottano contro la natura stessa pur di assecondare questo sogno. Emma si trova, dunque, a riflettere su sè stessa, a fare inevitabili paragoni con le amiche e a porsi infiniti interrogativi. In questo marasma di pensieri e riflessioni, il libro si sviluppa in modo lineare e semplice; si tratta di un'opera leggera che mira a mettere in evidenza le domande e le riflessioni tipiche di una donna adulta, i cui desideri e sogni si discostano leggermente da quelli delle altre coetanee e da quelli che la società ritiene giusti e 'naturali'. Questo, dunque, è un libro che spinge il lettore alla riflessione e al pensiero critico. Una narrazione interessante e originale.
Di Carolina Bandinelli apprezzo sempre le sue tematiche e il suo sguardo. Questo libro è un po’ la versione romanzo del suo saggio “Le postromantiche” che però ho trovato molto più riuscito. Il libro in generale non è male ma forse in questo monologo interiore che dura una giornata intera c’è un po’ troppo di tutto e le riflessioni, seppur interessanti e molto condivisibili, scivolano via troppo velocemente senza lasciare il segno. Inoltre mi è sembrato un po’ stonato e francamente poco plausibile che in tutte queste riflessioni su temi come l’amore, il sesso, il diventare adulti, comprare casa, scegliere se diventare madre ecc.. non trova nessunissimo spazio il rapporto di coppia, eppure la protagonista sappiamo avere un compagno, anche se per tutto il libro resterà un fantasma, a differenza delle amiche e di suo fratello, giusto per fare un esempio. Insomma parte bene ma poi si perde. È interessante ma manca qualcosa, non mi ha convinta del tutto.
Sono perplessa. L'ho trovato noioso, non c'è tensione narrativa, volevo chiudere il libro già dopo le prime pagine ma mi sono imposta di continuare per vedere come terminasse. È piatto dall'inizio alla fine, mi sorprende che questo libro sia stato editato e pubblicato, venendo definito una rivelazione.
Un romanzo che poteva essere un saggio, ma per fortuna non lo è stato.
Mi ha ricordato molto "Le perfezioni" di Vincenzo Latronico ma con uno sguardo femminile (e femminista) e con molti più dubbi. Uno, tra tutti: la libertà di scelta è davvero sinonimo di emancipazione o è solo una condanna a fare tutto giusto?
un'aperitivo di 150 pagine con un'amica con la quale sai che puoi aprirti al 100% e confidare sia il meglio che il peggio di te, più volte avrei voluto parlare con la protagonista per dirle " si senta capita", citando il perfetto dialogo fra la Fagnani e Valeria Bruni Tedeschi nel programma " belve". l'ho adorato!
È vero non l'ho letto. Ho aperto a caso e ho trovato una descrizione minuziosa della masturbazione della protagonista, dura quasi più dell'atto in sé. Era necessario alla narrazione? Sono convinta di no
Non è un brutto libro e, a tratti, la scrittura mi è parsa molto interessante. Il problema sono sempre i lanci, con queste nuove scrittrici. 'La Clarissa Dalloway contemporanea'.
Ora. A me già se mi tocchi la Woolf caschi male, se mi tocchi Mrs Dalloway caschi malissimo. Non è che se ambienti un romanzo a Londra e aspetti gente a cena e ti vai a comprare dei fiori e nel mentre, mentre racconti la tua giornata e la tua vita, ecco ora non è che sei automaticamente la Woolf. E, infatti, secondo me Carolina Bandinelli, che ha scritto un buon libro, dovrebbe fare causa alla sua casa editrice che crea aspettative irrealizzabili.
Detto ciò. Ci sono dei capitoli, soprattutto all'inizio, notevoli, davvero notevoli. 'Niente la terrorizza più della fine delle parole' p.52 E come racconta il terrore questa giovane donna, questa insegnante, con lo sguardo feroce sul suo passato, sul suo presente e anche, con molti dubbi, sul suo futuro, beh questo terrore si respira in queste pagine. E ci sono parole meravigliose sulle relazioni, sul sesso, su come scappare e da cosa si scappa.
Io sono molto più grande, ma ho trovato che questo sguardo ci accomuni ancora, che non è cambiato molto da quando trent'anni li avevo io.
Poi, secondo me, il libro - pur breve - un po' si sfilaccia, un po' la scrittura non tiene il ritmo. Ma le idee e la forza ci sono, le tengo gli occhi addosso.