Chi è, veramente, Leonarda Cianciulli? Una criminale o una folle? Una mamma generosa o un'assassina sanguinaria? La vicenda della Saponificatrice di Correggio è ormai talmente celebre da essere entrata nella Leonarda Cianciulli, massaia di mezza età con un marito e quattro figli, dopo aver brutalmente ucciso tre donne, ne avrebbe fatto, a sua detta, saponi profumati e torte da offrire a vicini e familiari. Ma quanto è realtà, e quanto terribile invenzione della stessa Leonarda? I fatti sono tra il 18 dicembre 1939 e il 30 novembre 1940 le vittime spariscono dalla cittadina emiliana; i loro corpi non verranno mai ritrovati. Tutti i sospetti portano a Cianciulli, che si dichiara unica morirà in un manicomio giudiziario. E le torte? E il sapone? Quanto è verità, e quanto abile menzogna intessuta dalla protagonista di questa fiaba nera? Francesca Mogavero ripercorre la storia della Saponificatrice con un taglio inedito, inframmezzando una narrazione serrata e perturbante a stralci del Memoriale scritto da Leonarda stessa. Attenzione, perché il calderone sta bollendo. Non resta che guardarci dentro.
La storia della saponificatrice sarebbe bastata da sola a riempire il libro, considerando anche i memoriali scritti dalla Cianciulli durante il periodo trascorso in manicomio. Ma l'autrice preferisce affiancare alla trascrizione del caso giudiziario una analisi delle figure del Mostro e dell'Eroe, trasformando il tutto in una sorta di saggio sulla falsariga della Morfologia della fiaba / Le radici storiche dei racconti di magia, suddividendo le varie fasi della vita della Cianciulli in modo che rispecchino le varie funzioni della narrazione descritte da Propp. Questo ha reso poco interessante la parte di cronaca e troppo intrusiva quella saggistica, creando un connubio che ho trovato poco gradevole.
Devo dire subito che, prima ancora della difficoltà di scrivere un commento a questo libro, è stato difficile anche approcciarsi a esso e leggerlo. Conoscevo già la collana Nero 900 di Giunti, avendone letto due libri su casi di cronaca nera italiana. E mi aspettavo un resoconto simile agli altri. Ma, fin dalle prime battute, la Mogavero fa capire che ci si addentrerà in un territorio più ostico che ha a che fare più con la filologia che con la cronaca giornalistica. Si comincia subito a paragonare il fatto di cronaca a una fiaba, a come nascono le fiabe e a quali elementi linguistico-filologici inglobano. E l’autrice arriva a citare Propp: “Studiando e comparando, ci si rende conto che lo svolgimento dei fatti e i ruoli di questo caso di cronaca sono sovrapponibili alle trentuno funzioni del racconto di magia individuate dal linguista e antropologo Vladimir Propp nel 1928.” Da qualche reminiscenza degli studi universitari ho ricordato qualcosa: la funzione dei personaggi (l’eroe, l’antagonista, ecc.), le situazioni ricorrenti. E, quando ho visto che anche i capitoli del libro erano 31, ho comparato i loro titoli con i nomi delle funzioni di Propp: sono quelli. E’ importante precisarlo, perché, se non si capisce questo, non si capisce la struttura abbastanza difficile del libro. La storia è uno dei casi di cronaca più celebri del ‘900: fra il 1939 e il 1940 a Correggio, Reggio Emilia, Leonarda Cianciulli avrebbe ucciso tre donne e ne avrebbe fatto saponette e dolcetti da offrire ai familiari. Ancora negli anni ‘70, nelle riviste di cronaca si parlava di questo caso che mi lasciava orripilata e spaventata. Già, proprio come l’orco delle fiabe. Ma di ciò che è successo non si hanno prove dirette, i corpi delle vittime non sono mai stati ritrovati e la faccenda delle saponette e dei dolcetti è solo raccontata da Leonarda nel suo Memoriale, scritto quando sarà internata nel manicomio criminale di Aversa: “Basandoci soltanto sui ricordi di Leonarda, i tre delitti rappresentano altrettanti sacrifici: ci sono tre vittime, una divinità da ingraziarsi (Morte) e una richiesta da esaudire (salvare i figli).” La Mogavero, facendo peraltro un lavoro davvero interessante e peculiare, parte dalla storia di Leonarda bambina e cerca di ricostruirne la vita, sempre rifacendosi al paragone con la struttura della fiaba o del racconto magico. Così troviamo il citato antagonista Morte, quasi fosse un personaggio: infatti la Cianciulli ha avuto diciassette figli, di cui tredici morti infanti. E qui l’autrice inserisce un inciso (i capitoli intitolati FOCUS) dove la paragona alla Grande Madre. In un altro inciso ci si chiede cosa avrebbe detto Lombroso di Leonarda. Cosa emerge alla fine dall’analisi fatta dall’autrice? Che nulla è chiaro, che probabilmente Leonarda non agì da sola e che molti particolari furono trascurati nelle indagini del tempo e nel processo del 1946. Era subito dopo la guerra e si voleva chiudere un capitolo terribile della storia d’Italia: i delitti di Leonarda e la storia della saponificazione richiamavano alla mente gli orrori perpetrati dai nazisti nei campi di concentramento. Sul caso Cianciulli è stato scritto e raccontato molto negli anni successivi, anche nel cinema. Ma cosa resta alla fine? “Guarda com’è venuto bene il sapone, cara, dannata Leonarda: le bolle volano via, al di là di Correggio e del mito, e poi esplodono e puf!, di te non resta più nulla. Forse.”
Primo libro digitale…Le premesse c erano tutte.un libro che racconta dei fatti di cronaca accaduti a ridosso della guerra mondiale,un caso che in italia ha destato non poco scalpore,una serie di delitti atroci….invece la lettura del libro e’ a tratti pesante e faticosa,l’autrice sottointense che il lettore conosca molto eventi e spesso ci sintrova a leggere una storia senza capo ne’ coda. Non mi e’ piaciuto,poco coinvolgente,scritto in modo noioso l’unica fortuna che essendo meno di 200 pagine alla fine si porta a finire ma sicuramente ma senza alcun entusiasmo
Un fatto di cronaca nera italiana che con gli anni diventa sempre più famoso. I paragoni con le fiabe ci possono stare, ma sono troppo ricorrenti, lasciando da parte purtroppo i fatti delle investigazioni e del processo. Molto ben raccontato invece del memoriale scritto dalla cianciulli negli anni di reclusione