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Connessi: Beati quelli che sapranno pensare con le macchine

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Si pensi al tostapane, alla lavatrice, al pollice opponibile e... alla scrittura! Nel corso della storia sono sempre emersi oggetti, macchine e innovazioni, destinati a divenire protagonisti di un certo modo di rimodellare gli spazi e i tempi. Strumenti su cui si sono proiettati i giudizi relativi a ciò che li ha resi utili ma che, nel bene e nel male, hanno continuato a esercitare la loro funzione sociale e culturale plasmando il nostro modo di pensare.Di fronte all’emergere di altri mezzi "rivoluzionari", quali per esempio Internet, l’invito è ad avere fiducia nel cambiamento, tenendo presente che ogni nuova macchina è un coacervo di opportunità e rischi: non è possibile usufruire delle une senza affrontare gli altri.

64 pages, Kindle Edition

First published March 20, 2014

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Paolo D'Amelio.
55 reviews
September 23, 2015
La casa editrice San Paolo in collaborazione con la fondazione culturale San fedele ha da poco lanciato un’interessante collana, Le nuove beatitudini, molto accattivante sia nel formato, tra l’altro economicissimo, che nel contenuto. L’intento è presto detto: aggiornare i valori delle beatitudini cristiane e guardare al futuro, ai cambiamenti sempre più veloci cui le nostre vite sono sottoposte. All’interno di questo quadro più ampio, il pamphlet del filosofo Stefano Moriggi (Connessi. Beati quelli che sapranno pensare con le macchine, San Paolo edizioni, 64 pgg., Euro 4,50) è dedicato al tema della tecnologia. La tecnica applicata ormai è parte integrante, inscindibile delle nostre vite e non possiamo neanche più parlare di cambiamento: la pervasività delle tecnologie è così alta al punto che ci è difficile anche solo immaginare una vita senza di esse. Ha senso, si chiede e ci chiede Moriggi, continuare ad opporsi con i toni dell’allarmismo all’uso sempre più sistematico degli apparecchi tecnologici? Domanda certamente giusta; periodicamente si levano voci che, in nome di una perduta autenticità da riconquistare, chiedono di rallentare se non porre fine all’invasione delle “macchine”. Spesso non si tratta delle solite cariatidi, in preda alla nostalgia, ma di persone convinte che stia venendo meno l’autenticità dell’essere umano, che tutto questo vada a discapito di ciò che ci distingue, il pensiero. Sulla scia di Turing, Moriggi afferra la questione con il giusto disincanto: non c’è un’autenticità, non c’è mistero nell’uomo e se il pensiero e la logica possono essere aiutate dalle macchine in questo non si nasconde un atto di hubris ma un semplice atto di comprensione: «le macchine non sono solo strumenti per fare, ma anche per indagare. Sognare di costruire un cervello […] incarna l’umile sforzo di chi, per tentativi ed errori, cerca di sviluppare e perfezionare concreti modelli di comprensione» (p. 16). Anche perché la cultura va avanti, verso nuovi lidi di complessità, in un movimento incessante; non si può tornare indietro, tanto più in preda a nostalgia di un tempo andato, idealizzato e distante. Dobbiamo quindi “riconfigurarci” e in questo non c’è nulla di male. Bisogna semmai ribaltare la questione; gli oggetti non schiavizzano semmai educano, fanno la cultura di un popolo: «contribuiscono a plasmare il nostro modo di guardare al mondo molto più di quanto a prima vista si potrebbe sospettare» (p. 29); siamo in continuo dialogo con i nostri oggetti, siamo continuamente da loro ridefiniti. È un movimento incessante, stimolante perché ci affaccia a nuove sfide; perché fermarlo? Perché rinunciare alle macchine se esse ci presentano la sfida del futuro? Moriggi saggiamente propende per il compromesso e rispolvera il famoso passo del Fedro platonico in cui Theuth, dio egizio civilizzatore e inventore della scrittura, espone la sua invenzione al re Thamus. Passo studiato e ristudiato ma spesso dimenticato; la scrittura secondo Platone va a minare la memoria e la conoscenza, ne porta solo le illusorie vesti… È una critica forte, senza appello al medium della parola scritta, che allora si stava affermando. Eppure Platone scrive; attraverso la forma del dialogo, compromessa comunque con la vecchia oralità, ma scrive. Accoglie la novità, la usa ma ne indaga i limiti e i pericoli. È questa la nostra strada ed è stata sempre lì, sembra dirci Moriggi, senza che ce ne accorgessimo! Poco a fuoco il capitoletto dedicato alla scuola, alla sfida che è il confronto con le nuove tecnologie; come competere con l’accesso instant dei ragazzi hanno a miriadi di informazioni? Sicuramente il tema meritava più spazio; in questo caso l’esigenza del formato di essere ultra-sintetici non ha giovato. (per http://sharadaweb.wordpress.com)
Profile Image for Emanuela.
Author 4 books82 followers
August 14, 2016
Ciò che afferma Moriggi è tutto vero.
Certo, parlo con la convinzione di essere un'entusiasta della tecnologia ma, come sempre più spesso mi succede, è proprio con i ragionamenti lucidi e pragmatici che anche questo autore propone, che l'entusiasmo si trasforma in consapevolezza dell'inevitabile, non solo nelle previsioni di prospettive future, ma nella certezza che cambiamenti culturali, determinati da rivoluzioni tecnologico-cognitive, sono già avvenuti nella storia dell'umanità e niente e nessuno li ha fermati.
Si parla ampiamente anche di scuola con un invito ad abbandonare scetticismi e catastrofismi educativi causati dalle nuove tecnologie e di approcciare alla scienza dalla quale si possono declinare ottime metodologie per una nuova didattica, con fiducia, maggior rispetto ed attenzione.
Profile Image for Ro.
49 reviews23 followers
June 29, 2015
Disamina molto interessante sul nostro rapporto con la tecnologia e sul rapporto educazione/scuola-realtà/contesto attuale. Must read per gli insegnanti, specie quelli 'vecchio stile', arroccati su posizioni da inizio Novecento.
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