Un lungo incubo dove nulla è ciò che sembra. Meglio tenere gli occhi ben aperti. Roma, 1924. Due ombre si allungano sulla Città da un lato, l’ondata fascista che travolge la Capitale con la vittoria alle elezioni del 6 aprile, le ultime multipartitiche prima della dittatura; dall’altro, nei quartieri popolari, nella melma sul lungotevere e nell’erba dei pratacci delle zone semi rurali, un mostro senza volto che rapisce bambine. E anche quando un colpevole verrà individuato, il caso sarà ben lontano dall’essere risolto. Tra delitti efferati, indagini pilotate, pressioni politiche e sete di vendetta, la vicenda di Gino Girolimoni non smette di far nascere interrogativi, ieri come oggi. Perché se è vero che i mostri esistono, non bisogna cercarli solamente nei nostri alcuni, i più pericolosi, camminano indisturbati per strada, e indossano le vesti distinte dei signori eleganti. Altri, gli innocenti, diventano mostri loro malgrado nei pettegolezzi della gente e nelle pagine dei giornali. Con un racconto preciso e affilato, Alessandro Gorza ci guida dai vicoli popolari alle stanze del potere, cercando di far luce su uno dei casi più rilevanti della cronaca nera italiana.
Questa è la storia non di un crimine, ma di una serie di efferati delitti e di un’indagine sbagliata, di rapporti di forza tra Paesi, tra poliziotti e burocrati, tra un regime che si svelava per quello che era e una città abituata a vedere il potere passare di mano in mano, vecchia di millenni e povera di memoria. Di pressioni politiche e sociali e della sete di vendetta che hanno stigmatizzato un innocente. È la storia incredibile di Ralph Lyonel Brydges, Giuseppe Dosi e tanti altri. È soprattutto la storia di Gino Girolimoni. L’innocente mostro di Roma. Già queste righe iniziali dicono quasi tutto della storia di questo caso di cronaca nera che funestò l’Italia agli inizi dell’era fascista. È importante collocarlo storicamente nell’epoca, perché il fascismo ebbe la sua influenza sul caso e su come venne condotto. Ma la prima cosa che mi preme dire è l’orrore, l’orrore e la pietà per le povere piccole vittime del mostro: Emma, Bianca, Rosina, Elsa, Celeste, Elvira, Armanda, un paio salvatesi dalla morte solo per caso ma anch’esse ferite profondamente nel corpo e nell’anima. L’autore è bravo nel non indugiare inutilmente nei particolari cruenti, riferendo solo ciò che è essenziale alla ricostruzione della storia, instillando nel lettore una profonda pena per queste piccole, vittime di un mostro senza nome. Sì, perché nonostante tutte le indagini e gli approfondimenti successivi, il nome del mostro rimane ancora un mistero. Gino Girolimoni, il cui nome divenne sinonimo di pervertito, di mostro, uscì distrutto da questa storia: dopo essere stato sbattuto in prima pagina dai giornali fascisti come il mostro di Roma, quando uscì dal carcere assolto per non aver commesso il fatto non venne riabilitato e rimase per tutti il mostro. Giuseppe Dosi è il superpoliziotto che si battè contro le incongruenze delle accuse a Girolimoni e che fece di tutto per far accusare il pastore anglicano Brydges. Ma la storia non sarà così semplice, come vedremo. E alla fine l’autore tira le somme e propone la sua soluzione, basata sulle ricerche storiche testimoniate dalla bibliografia finale. Il mostro di Roma è un’ombra, è l’uomo nero che i bambini hanno paura di vedere sotto il letto. È l’innominabile che perseguita le notti, che fa avere gli incubi. Ancora, a volte, nella notte più buia padri e madri si svegliano col cuore in gola, perché quell’ombra che può assumere mille facce e mille volti e ha riempito pagine terribili non se n’è mai andata, né mai se ne andrà. Una nota sulla collana della Giunti: ho cercato e “Nero 900” è una nuova collana, di cui questo è il primo volume. Il prossimo uscirà a gennaio e riguarda gli omicidi di Alleghe, avvenuti nel 1933. Essendo bellunese e avendo letto altri libri sul caso, mi sento di consigliare anche questo.
Conoscevo la storia di Girolimoni solo a grandi linee, complice anche il film di Damiano Damiani che ne ripercorre i fatti. Il libro racconta non solo gli eventi legati al mostro, ma anche i fatti storici accaduti nel periodo, necessari per descrivere l'atmosfera di quegli anni. Senza scendere nel sensazionalismo, descrivendo i personaggi coinvolti e le (poche) teorie legate al mostro, ci viene restituito uno scorcio dettagliato dei primi anni del Regime e di uno dei casi giudiziari più brutti del paese.
Un fatto di cronaca nera italiana che con il tempo è andato mel dimenticatoio, quando invece deve essere ricordato non solo per i fatti, ma per come la legge ha agito su un uomo che era il presunto colpevole, quando di indizi non erano tanti e nemmeno concreti. Raccontato molto bene, andando a raccontare i fatti in modo semplice ma diretto
Un breve saggio interessante, che si legge come un romanzo giallo. Mi sorprende tra l’altro che, da amante dei casi neri della cronaca italiana quale sono, non conoscessi questa storia, una storia vera. Questa storia, brutta e paurosa, prende l’avvio fra i vicoli della Roma popolana, nell’anno 1924. E’ qui che si aggira un uomo alto e muscoloso, dal cappello e coi baffi, che si adesca delle bambine con delle caramelle per poi seviziarle e ucciderle. L’uomo nero. Maniaco, malato, perverso, assassino. Gli anni sono quelli dell’ascesa del Fascismo e quando viene fermato Gino Girolimoni, un giovane e strambo fotografo, tutti capiscono che è la vittima perfetta: è un uomo solo, scapolo (a quell’epoca, a quasi 40 anni!), nasconde nei suoi armadi tanti abiti (per travestirsi, è un pederasta!), fotografa paesaggi e bambine (per forza, è un maniaco!)…insomma, il colpevole che calza a pennello per stampa e polizia, asservite al Regime. Ma qualcosa non torna. Ed è soprattutto il poliziotto Giuseppe Dosi, scomodo a tutti i piani alti in quanto osa osare, a metterselo in testa. Si apre il processo ma i conti non quadrano, i testimoni, prima sicuri, ora vacillano, le prove appaiono labili indizi che potrebbero essere qualsiasi cosa. E Dosi, temporaneamente a Capri, si mette sulle tracce di un anziano pastore anglicano, Ralph Lyonel Brydges, più volte denunciato di pedofilia anche nella madrepatria e poi spedito a Roma, dove risulta presente nei luoghi e nei giorni degli omicidi. Ma non solo. Sono tanti e solidi gli indizi che vanno nella sua direzione. Ma Ralph Lyonel Brydges, a differenza di Gino Girolimoni, non è il colpevole perfetto: è un uomo di chiesa, è maritato, è protetto da sfere influenti. Il caso del mostro di Roma appare come uno dei più complessi e controversi casi di cronaca nera nonché uno dei (primi?) e più vergognosi errori giudiziari che hanno rovinato la vita di un uomo, l’uomo sbagliato per il momento sbagliato, assolvendo, per paura, compiacenza e vigliaccheria, il vero colpevole. A testimoniare quanto i tempi, purtroppo, non cambino mai. Alessandro Gorza ha scritto un libro molto interessante su una vicenda che vorrei ora approfondire. Mi permetto di aggiungere i miei complimenti per l’azzeccata copertina liscia dell’edizione Giunti, una collana curata dal noto giallista Biondillo che va sicuramente attenzionata.