C’è Gabriel, un cineoperatore che ha percorso tutto il Novecento con l’occhio incollato dietro la sua macchina da presa: dal funerale di Sarah Bernhardt all’11 settembre 2001 passando per la Pace di Parigi, nel 1919, sarà stato il testimone muto di un mondo caotico e vertiginoso. C’è Adrien, suo nipote, un giornalista specializzato in quelle cose digitali che ormai invadono le nostre vite. E c’è il romanzo che Adrien ha deciso di scrivere attorno alla figura del nonno. In ventiquattro capitoli, raccontare una vita. Ventiquattro capitoli come le ventiquattro immagini che costituiscono ogni secondo di un film. Ventiquattro capitoli per tentare di cogliere la verità. Cosa resta di chi non è più tra noi? Cosa si può dire di conoscere di ciò che si è visto ma non vissuto? Cosa fare, al giorno d’oggi, di tutte queste immagini?
J’ai beaucoup aimé ce roman même si parfois j’ai eu l’impression qu’il était à la limite de tomber dans le décousu. On y suit deux récits alternés : celui de Gabriel, qui a vécu tout le XXe siècle à travers l’œil de sa caméra. S’oubliant parfois dans son travail. Et celui d’Adrien, son petit fils, pigiste indépendant qui écrit sur tout et rien, également écrivain en mal d’inspiration. Si l’histoire de Gabriel est classique et émouvante (une grande soeur décédée enfant qui le marquera à vie, des grands et petits moments de l’Histoire capturés par ce passionné, cet acharné de la pellicule), celle d’Adrien est beaucoup plus loufoque et drôle. Parfois les chapitres sur Adrien me donnaient l’impression de lire un flux de pensée continu et ça partait un peu dans tous les sens. C’était à la fois intéressant, pertinent et un peu chiant de suivre ce jeune homme dans sa quête d’on ne sait trop quoi : lui-même probablement, mais encore… C’est un roman qui décortique beaucoup ! On y parle d’évolution des médias, de notre monde de l’image un peu fou, de notre rapport au réel sous filtres Instagram, de nos relations aux autres sous algorithme… C’est foisonnant ! Godard, Dziga Vertov et André Malraux s’invitent dans un rapport passé / présent : Gabriel / Adrien qui se maintient jusqu’à l’épilogue. J’espérais que la fin apporte un peu de « logique » dans tout ça et ce fut le cas. C’était doux et plein de justesse, j’ai eu envie de noter certains passages.
Un livre choisi sur un coup de tête (comprendre : j’aimais la couverture) et une très bonne surprise ! Je l’ai lu juste après Une femme en contre-jour et c’était intéressant de poursuivre cette réflexion sur les preneurs d’images. 🎞
Titolo: 24 volte la verità Autore: Raphael Meltz Editore: Prehistorica editore
... il romanzo che non è un romanzo, e che cerca di rispettare la verità di quello che è successo a Gabriel P. tra la sua nascita del 1908 e la sua morte nel 2009.
Prendo in prestito una delle ultime frasi di questo libro per cercare di definirlo. Il libro racconta la storia di un uomo, Gabriel, che ha vissuto la sua vita con una cinepresa in mano. Ha attraversato il cosiddetto secolo breve riprendendolo ocn l'occhio di diversi modelli di cinecamera. Lui con loro sono cambiati e hanno osservato e supportato l'evoluzione di quel magico mondo che è il cinema, compresa la sua morte. Dall'altro lato c'è il nipote, l'io narrante di questa storia, che vorrebbe fare lo scrittore ma è molto richiesto come giornalista in un ambito particolare. Di informatica e tutto quello che riguarda il progresso tecnologico. Da un lato il nonno che ci porta per mano a scoprire l'evoluzione di un'arte che chi è nato alla fine del secolo scorso non può conoscere poi così bene, dall'altro c'è il nipote che razionalizza e ci spieg il nostro mondo, il modo in cui viviamo adesso fatto di schermi ed immagini che però non riescono a raccontare quella che è la realtà e che forse ci allontanano dalla realtà.
Un libro da leggere tutto d'un fiato perchè la storia di Gabriel è davvero interessante. Si è vero lui non è mai il protagonista, ma è stato l'occhio di tanti avvenimenti importanti. Ho potuto in questo modo approfondire la storia recente della Francia che noi conosciamo non tanto, forse per un francese è banale ma per chi non lo è tanti avvenimenti erano veramente nuovi. Ho potuto apprendere che il primo omicidio filmato della storia è stato quello del Re di Jugoslavia Alessandro, proprio in Francia. Quando un certo sciovinismo iniziava a infastidirmi si è subito ripreso citando AW che prima dei francesi, abbiate pazienza, ha registrato la vita così com'è, senza montaggi, e ne ha fatto un film con il suo sonno. Il racconto della vita di Gabriel è raccontato in 24 capitoli che rappresentano altrettanti anni importanti nella sua vita, il perchè di questo numero lo dovrete scoprire da voi leggendo il libro, ed è inframezzato dal racconto del nipote Adrian, la voce narrante che rappresenta anche una sorta di coscienza, sua non del nonno. In questo caso c'è qualche passaggio meno incalzante anche se l'investigazione sul cinema e sullo scoprire quando è morto (o sarebbe morto) è stata interessante. Lo stile di scrittura mi è molto piaciuto, l'ho trovato fresco, non banale. Un libro sicuramente consigliato. Diciamo che do 4 stelle e mezzo. felice di aver conclusa l'anno con questa lettura.
Trop déçue, j’ai pas du tout accroché. Déjà l’écriture en elle même j’étais pas fan, les phrases à rallonge avec aucune ponctuation ou parfois beaucoup trop. Et le découpage des chapitres ça me sortait du livre à chaque fois donc j’ai juste arrêter de lire les chapitres sur Adrien… La partie sur Gabriel était quand même intéressante
Gabriel, cineoperatore. Adrien, giornalista. Rispettivamente nonno e nipote. Due figure che appartengono a epoche diverse ma che sono accomunate dallo stesso destino: figli unici che guardano la vita invece di viverla. La scansione dei capitoli, ventiquattro in tutto proprio come le ventiquattro immagini che costituiscono ogni secondo di un film, segue a volte un ritmo lento, meccanico. I tecnicismi legati alla cinepresa, le citazioni cinematografiche ne sono un esempio. Più intime e profonde sono invece le riflessioni di Adrien, giornalista aspirante scrittore. Il romanzo risente dell'influenza di Perec, come dichiarato dallo stesso autore. L'uso delle lettere dell'alfabeto nei capitoli di Adrien e l'uso della lettera A come iniziale dei nomi degli amici dello stesso sono raffinatezze che si concede Meltz per omaggiare uno dei più geniali scrittori francesi della letteratura contemporanea.
je ne m’attendais pas à ce genre de lecture mais c’était plutôt intéressant malgré quelques passages plus laborieux (surtout quand on en revenait à Adrien, journaliste spécialisé dans le numérique mais qui le hait, les réflexions étant parfois un peu pompeuses) mais toute la partie sur Gabriel, opérateur caméra qui a traversé le XXème siècle en même temps que tout plein d’autres grands événements était chouette !