«Se proprio vuoi saperlo, lì dentro il mondo si arresta. Tutto si annulla dove gli alberi si torcono. Non esiste più niente. Niente, tranne il bosco».
Un romanzo gotico dove il mistero e le atmosfere vittoriane si respirano a pieni polmoni. Il nostro protagonista, Alexander Esbury, lavora presso il Museo di Scienze di Londra, si occupa di una branchia poco conosciuta: la disteleologia, ovvero lo studio della deformazione degli alberi.
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Una missiva urgente lo invita a raggiungere la tenuta di famiglia in Scozia, ed è questo che dà il via alla trama. Alexander parte con l'amico, ma insidie e sinistri eventi iniziano ad accadere, contornato da m0rti grottesche e inspiegabili...
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La narrazione è corposa e lineare. Tuttavia, c'è qualche attrito nella storia e sbavatura di prosa, un po' di confusione che fa perdere incisività.
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L'autrice è eccellente, invece, con l'ampiezza delle descrizioni. L'inquietudine qui sono come pennellate d'inchiostro, all'inizio si avvertono solo ai bordi ma man mano ne verremo inghiottiti. La nebbia che aleggia e la vegetazione che sembra prendere vita.
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Le mirate descrizioni ci fanno immergere con facilità nelle scene. Possiamo avvertire l'odore dell'inverno nella bruma, il pizzico di paura che ci fa rabbrividire. Il contatto con il bosco risveglia emozioni crude e ataviche nel nostro protagonista. Un istinto feroce, un desiderio mordace, una voglia di brutalità che affonda in radici profonde e nascoste.
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Alberi ritorti minacciosi e magici, che insieme all'ambientazione cupa riesce a farci respirare la densa oscurità e qualcosa di sfuggente che si muove verso di noi.
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Non sono riuscita, però, ad empatizzare con il protagonista o con qualcun'altro dei personaggi.
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L'occulto, tipico della società vittoriana, fa il suo vero ingresso: lento e volubile. Verità svelate, maledizioni, orrori tutto che si intreccia alla terra e al protagonista. Un romanzo, senza dubbio, assai suggestivo.