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I cani sciolti. Comunità di solitari

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L'espressione colloquiale «cani sciolti» restituisce al meglio una condizione oggi piuttosto diffusa, anche se poco o punto riconosciuta nel nostro dibattito quella di chi si chiama fuori. Di chi, volontariamente, si scioglie da inutili servitú e soggezioni. Non sta al gioco. Abbandona. Cambia scena. Prende un'altra strada. Si ritira nel bosco. Se ne va. In cerca di altri tragitti - piú segreti, autentici, personali - vòlti a celebrare l'esistenza e a lodare il mondo.


Senza fanfare né proclami, in questa sorta di autobiografia in movimento Franco Marcoaldi invita a addentrarsi in strade di pensiero e di esperienza assieme disciplinate e irregolari. Slanci, esitazioni, insofferenze. Camminate solitarie nel bosco, che si svolgono sempre nei pressi di casa, ma in cui si ha la sensazione di essere andati molto lontano. Da bravo «cane sciolto», l'autore ci avvicina a un'umanità curiosa e intransigente, fiduciosa e aperta, libera. Non che siano gente facile o felice a tutti i costi, i cani sciolti, per carità. Le persone che si incontrano in questo libro - compreso l'autore, che del resto le ha prescelte una per una, da Ernest Hemingway a Virginia Woolf, da Emerson a Thoreau, da Herzen al proprio padre - dànno semmai l'impressione di essere guarite da affezioni comuni quanto gravemente dannose alla personalità individuale. Non ritenendo di dover dimostrare niente a nessuno, non soffrono di ansie da prestazione. Scegliendo in letizia di non avere un'opinione su tutto, meno che mai binaria, concedendosi l'autoironica libertà di cambiare idea e la somma licenza di non condividere quelle altrui, specie se a diffusione virale, eccoli immuni dalle "verità di gregge", dagli slogan, dall'indistinto ammasso. Sono soli come può esserlo soltanto chi sta tutto sommato bene con se stesso. Eppure non sono da sanno con certezza che ci sono stati, ci sono e ci saranno altri come loro a respirare, pensare, camminare nei paraggi. Sono uniti da una rete di consapevolezza invisibile, mai trattenuti da un guinzaglio in mano a chissà chi. Perché innumerevoli sono i sentieri offerti all'esserci umano.

113 pages, Kindle Edition

Published October 8, 2024

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Franco Marcoaldi

36 books2 followers

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Profile Image for EMILIO SCUTTI.
241 reviews22 followers
October 28, 2024
Un piccolo libro tanto conciso quanto illuminante e necessario in tempi di conformismo letterario e sociale. L’autore ci accompagna in un viaggio partendo dall’esempio più vicino di outsider, il padre per poi presentarci grandi autori della letteratura del 900 da Virginia Wolof a Simone Weil, hannah Arendt, Albert camus, thoreau ed infine Gianni celati. La necessità nella cultura e nella società è quella di avere dei cani sciolti che battono piste inconsuete ma lo fanno perché prima di tutto hanno trovato se stessi usando una terminologia forse oramai desueta. Emerson parlava della necessità della self-confidence della fiducia in se stessi della coscienza di sé dato essenziale del cane sciolto e chi più di thoreau ha incarnato tale figura con la sua disobbedienza civile e anche letteraria e di vita. Il libro si conclude proponendo un nostro cane sciolto, Gianni celati scomparso qualche anno fa esempio di scrittore e di vita e di libertà intellettuale.
Profile Image for G.
30 reviews
September 28, 2025
"L'espressione colloquiale 'cani sciolti' restituisce al meglio una condizione oggi piuttosto diffusa, anche se poco o punto riconosciuta nel nostro dibattito pubblico: quella di chi si chiama fuori. Di chi, volontariamente, si scioglie dai inutili servitù e soggezioni. Non sta al gioco. Abbandona. Cambia scena. Prende un’altra strada. Si ritira nel bosco. Se ne va. In cerca di altri tragitti - più segreti, autentici, personali - volti a celebrare l'esistenza e a lodare il mondo.
Che poi, a voler spaziare per un momento con lo sguardo, è esattamente quanto accade a Hirayama, il protagonista dell'ultimo, magnifico film di Wenders, Perfect Days.
[...]
Non c'è nulla di cui vantarsi infatti, se ci si trova nei panni del renitente, dell'apostata, del disertore. Di chi non riconosce più un legame forte con i valori predominanti della società in cui vive; con quella spettacolarizzazione del nulla, quella smaniosa inerzia, quella sfibrata fatuità da danza macabra che la contraddistinguono. C'è, più semplicemente, da prendere atto di una data situazione. Riconoscendo che, col passare del tempo, giorno dopo giorno, si è progressivamente consumata - magari inconsapevolmente, magari involontariamente - una defezione dalle originarie comunità a cui si era legati: politiche, religiose, sociali, culturali."
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