Quando le (o i) giovani influencer negano di star commercializzando il loro corpo, hanno quello non è il loro corpo, ma il risultato di una complessa trattativa fra cultura, biologia e innovazione tecnologica. Un corpo che si annulla per eccesso di visibilità. Questo libro è un’indagine sulle peripezie del corpo tra tatuaggi, rimozione della vecchiaia e della morte, abiti genderless, crisi della natalità, differenze di classe e body shaming. Senza nostalgie conservatrici e senza pretese di oggettività.Walter Siti si addentra con rara intelligenza nella storia dell’umanità e dei suoi corpi, dandoci la vertigine della comprensione di quello che in fondo non sapremo non più se siamo o non siamo, ma cosa siamo quando siamo. Il corpo diventato estensione controllata e ipertecnologica, il corpo frutto di intelligenze artificiali, il corpo che si sottrae all’esistenza. Al suo esordio per Feltrinelli, Siti scrive un essay lucidissimo, spiazzante e cyberpunk, confermandosi come uno dei massimi autori italiani.
Travolti dagli scrupoli, dagli aiutini e dalle paure virtuali, è sempre più difficile ricordarci che abbiamo ancora un corpo.
Walter siti tratteggia lo Stato dell’arte intorno al corpo, ai corpi reali ed a quelli possibili ed anche a quelli impossibili. Un lungo e denso viaggio che ci porta dai graffiti delle caverne francesi e spagnole agli algoritmi ed ai robot umanoidi, dai corpi tatuati a quelli in transizione tutto tenuti insieme grazie ad un occhio attento, curioso moderno e non giudicante e se la previsione è quella di vivere fino a 150 anni, fare solo sesso virtuale ed abbattere il confine tra maschile e femminile allora vale la pena seguire questo nostro tempo post corporeo.
“Senza nostalgie conservatrici” è la descrizione più ingannevole che si potrebbe dare a questo libro, che dall’inizio alla fine è la solita lagna da boomer che non ha pensato fosse auspicabile approfondire, neanche per un secondo, battaglie che non siano le sue, come quella dell’autodeterminazione dei corpi trans o del rispetto per i corpi grassi. Con un punto di vista superficiale e divagante l’autore si arroga di sentenziare tramite (non così tanto) sottili scelte di linguaggio su argomenti per cui la base di pensiero è evidentemente il disgusto istintivo verso corpi non conformi, come d’altronde mezzo ammette anche lui. Risparmiate 17€ e lasciate perdere. La cosa triste è stato vederlo consigliato anche da librerie fidate e piazzato in una collana in teoria interessante: sorge spontanea la domanda, ovvero quanto viene concesso a queste voci privilegiate e messe su un piedistallo di pubblicare saggi sconclusionati su argomenti che si rifiutano di comprendere a priori, e che servono solo a uccidere alberi innocenti?
Una favola sui generis. Una favola con protagonista un eroe che resiste a tutti i costi in un'era di evanescenza social, il corpo. Walter Siti in un saggio che sfuma verso il pamphlet per il tono velatamente provocatorio racconta il corpo umano nelle sue varie accezioni dai più lontani graffiti rupestri ai più contemporanei ologrammi del mondo virtuale.
La prima parte è piuttosto sbrigativa mentre nella seconda, vicina ai giorni nostri, le riflessioni si fanno più accurate e interessanti.
Se la libertà sessuale predicata dalle attuali generazioni è una lotta alle convenzioni quanto manca perché si traduca in indistinzione mascherata dal "politicamente corretto"? Fare del proprio corpo ciò che si vuole è una bandiera portata alta soprattutto dalle donne ma non rischia di intrappolare in nuove gabbie? Nell'era della fluidità assistiamo a un ribaltamento dei generi ma siamo proprio sicuri che le donne possano socialmente sperimentare il loro lato alfa tanto quanto gli uomini si riappropriano della parte femminile? Non incombe forse il dovere alla riproducibilità? I figli educati alla gentilezza sono gli stessi che portano a scuola fendenti, forse nascondere la violenza crea fascinazione e rabbia?
Sicuramente la tecnologia crea una distanza che ci illude di avere tutto sotto controllo ma come già predicava Pasolini la ribellione porta a nuovi schemi, non necessariamente migliori.
Confesso che questo libro ha deluso le mie attese, l'ho trovato approssimativo e in più punti abbastanza superficiale. Detto ciò, molti spunti che mi sarebbe piaciuto vedere più approfonditi sono comunque interessanti, originali, accendono la curiosità. É una grande mappa concettuale che si snoda attorno al corpo, rendendolo un prisma capace di farci vedere tutti i temi che affollano il nostro presente. Certo, delle volte mi sono chiesto quanto il divario generazionale stesse impattando sul pensiero critico dell'autore però al contempo ho pensato che questa é l'esperienza che ne fa', che non devo necessariamente identificarmi o trovare piena approvazione di pratiche che scardinano certezze. Lo premio nell'aver stimolato in me il dubbio, lo troverei un testo ottimo per fornire elementi intorno a cui costruire un dibattito. E poi in fondo la chiusa finale scagiona Siti anche dai cedimenti più arditi: "Non credetemi quando parlo di corpi".
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