La parola «femminista» non conosce mezze la ami o la odi, la dici o la bruci. E ancora dopo anni da quando è stata usata per la prima volta continua a evocare una grande varietà di significati, immagini e letture. Sembra arduo pensare a una definizione che ne comprenda le diverse sfumature e ne mostri l'evolversi nel tempo e nello spazio. Eppure, in questo saggio, Vanessa Roghi riesce a farlo in modo brillante. Unendo la propria storia a quella con la S maiuscola, l'autrice ricorda il femminismo in cui era immersa da bambina, fatto di fiabe senza principesse e riunioni del collettivo di cui faceva parte la madre, e quello vissuto da giovane donna, tra manifestazioni in piazza, diari Smemoranda e musica pop inglese. Ripercorre poi i disastrosi passi indietro degli anni Novanta, complice la nuova rappresentazione della donna propinata da certe trasmissioni televisive di grande successo, e intesse così un racconto che tocca tutti i temi cardine del femminismo, dalla maternità all'aborto, dalla sessualità al genere. Intrecciando voci di donne di tutte le età, intellettuali, scrittrici, giornaliste, come Carla Lonzi, Elena Gianini Belotti e Michela Murgia, questa biografia collettiva ci invita a non dimenticare il passato e a tenere aperta la discussione sulle possibilità che l'atto di «pensarsi e dirsi» può continuare a portare in questo Millennio. Un libro rivolto a chi si è perso per strada la parola femminista e ora sente di dover riempire quel vuoto, a chi si domanda «perché questa parola è scomparsa e poi è riapparsa nelle nostre vite, e se non sarebbe meglio averla sempre accanto».
Vanessa Roghi è una storica del tempo presente e ricercatrice indipendente. Fa ricerca sulla storia della cultura: ha scritto di donne e preti, di Manzoni e Le Monnier, di diritto degli autori e della fatica di guadagnarsi da vivere con la scrittura. Ma il suo amore più grande è la storia della scuola. I suoi ultimi saggi sono "La lettera sovversiva" (Laterza 2016) e "Piccola città" (Laterza 2018). Le piace pensare che l’immaginario storico possa avere un posto nel dibattito storiografico, fa di tutto per portarcelo. Ha insegnato per anni alla Sapienza ma poi ha smesso. Fa documentari di storia per Rai Tre. Ha due figlie che si chiamano Alice e Anita. Pensava che dopo Nick Drake e Fabrizio De Andrè la musica avesse poco da dire poi meno male sono arrivati i Radiohead.
Un saggio che si fonde con un memoir in cui l’autrice racconta il suo rapporto con la parola "femminista". I temi trattati sono molti, visti sia da un punto di vista personale che da uno storico e collettivo (si parla di aborto, intersezionalità, maternità, violenza di genere,…) ma ho trovato il discorso complessivo poco armonico. In generale i singoli temi affrontati sono interessanti ma sembrano un po’ troppo separati. Un altro aspetto che ho risentito in qualche passaggio è la distanza generazionale dall’autrice, i cui riferimenti culturali (soprattutto quelli adolescenziali) mi sono lontani. Se vi va di esplorare tanti temi femministi in un testo scorrevole ve lo consiglio, altrimenti mi orienterei verso testi più articolati.
consiglio di leggerlo e poi di regalarlo alle proprie madri (zie, sorelle maggiori, ecc). una bella lettura storica di ciò che è la parola "femminista" e la storia del femminismo in Italia.
Interessante, illuminante e a tratti anche intenso e commuovente (soprattutto il capitolo sulla maternità e sull’aborto). A dare valore aggiunto a questo testo, rispetto ad altri saggi sul medesimo argomento, sono gli aneddoti di vita personale della Roghi, che rendono più tridimensionali, palpabili e reali gli argomenti trattati. Sono molto contenta anche di tutte le citazioni letterarie che vengono fatte, che mi hanno permesso di aggiungere dei titoli (anche di vario argomento) alla mia reading list.