Roma, 1913. Alfred Bösgel, studente tedesco, arriva nella Città Eterna per studiare arte e fuggire dalla monotonia di Mainz. L’incontro con Cesare, giovane pianista che lo seduce, lo spaventa al punto da negare la propria omosessualità: cosa che lo fa vergognare di sé stesso. Intanto, Alfred rischia di essere incastrato in un matrimonio tradizionale con Flaminia, sorella di Cesare, ma verso di lui inizia a provare un sentimento che non può più nascondere. Perché, per quanto diversi, entrambi sono anime pure e come la neve a maggio, che si scioglie nel momento in cui tocca terra.
Non aspettarti
Una storia d’amore e di guerra. Ci sono entrambe le componenti, ma quella di Alfred sarà soprattutto una storia di formazione e crescita personale.
Ideale se ami
Storie introspettive, che mettano al centro i pensieri, le emozioni e i sentimenti. Storie che ti trasportino nel passato, in una dimensione quotidiana ormai perduta.
Fai attenzione
I dialoghi di Alfred sono volutamente sgrammaticati per riprodurre le sue difficoltà con la lingua italiana, e nei pensieri compaiono talvolta parole tedesche.
Questa non sarà una recensione, ma un ringraziamento a tutti i soggetti coinvolti nella storia di questo libro, che non ho finito, ma lui ha finito me:
Grazie Alfred e Cesare, perché la vostra storia di scoperta dell'altro, di accettazione, di amore, fatta di tanti ostacoli, mi ha colpito davvero molto, ha scavato dentro di me, toccato corde sensibili, perché quello che avete vissuto voi, purtroppo lo stanno vivendo tantissime altre persone, che non sono libere di essere se stesse e di amare alla luce del sole, perché vengono tacciate per diverse, perché nascono in contesti sociali difficili, perché non sono tutelate, vengono discriminate, e a volte a loro toccano la sorte peggiore. Io spero che la vostra storia arrivi ai sensi di più persone e toccano i loro animi, che la vostra storia sia da esempio;
Grazie Lorenzo, perché con la tua eccezionale prosa mi hai fatto vivere la Roma del 1913-14, la storia di quegli anni così pieni di tensione, mi hai fatto percepire le emozioni di Alfred, di Cesare e degli altri personaggi. Con la tua scrittura si respira quell'aria di libro classico, che è raro trovare nei libri contemporanei. Grazie anche per le lacrime versate;
E grazie De Tomi Editore, che hai creduto in Lorenzo e nella sua storia, anche stavolta non avete sbagliato il colpo. Continuate su questa strada, perché è quella vincente: solo rimanendo fedeli a se stessi si rimane vincitori e questo è l'insegnamento fondamentale di "come la neve a maggio".
[Impressioni a caldo post-lettura, recensione da approfondire]
Una storia delicata come un dipinto ad acquerelli e malinconica come un notturno di Chopin, in grado di restituire impressioni e sensazioni di una Roma decadente, ma a suo modo ancora attaccata al passato.
Al netto di qualche passaggio che ho percepito un po' affrettato a causa di salti temporali anche bruschi, il punto forte di questa storia sono le atmosfere e il modo in cui è resa l'interiorità dei personaggi. Mi ha dato l'idea di una storia "senza tempo", che ricorda un classico di fine Ottocento/inizio Novecento ma con una sua freschezza e una sua modernità.
La conclusione è giusta, è realistica. Coerente con lo sviluppo dei personaggi, anche se fa male.
Ne avrei letto volentieri altre 100 pagine, e non mi sarebbero pesate.
“I sentimenti che provava nei suoi confronti erano come brace rimasta accesa. Il fuoco era scomparso, ma se avesse soffiato nei punti giusti, sarebbe potuto tornare a divampare.”
Il romanzo ci regala uno scorcio bellissimo della Roma del 1913-14, alle porte della prima Guerra mondiale, fra la sua gente, l’arte, e la letteratura. Sin dalle prime pagine, la scrittura è estremamente evocativa e riesce con successo a includere richiami a fatti storici e consuetudini legate alle culture italiana e tedesca dell’epoca in modo organico all’interno della narrazione.
In questo panorama variegato si muovono le figure di due gentiluomini, due mondi apparentemente diversi ma destinati a collidere: da una parte Alfred, che dalla Germania viene a studiare in Italia e si ritrova ad affrontare le proprie insicurezze; dall’altra Cesare, giovane pianista sicuro di sé e figlio della famiglia ospitante di Alfred.
Fra sguardi fugaci e sottili allusioni (bellissimo il richiamo al famoso garofano verde) ben presto è chiaro che i due sono attratti l’uno dall’altro. Una forza che li spinge verso un sentimento che fa fatica ad emergere all’inizio, perché la Storia ci ricorda bene com’erano viste (e come tuttora spesso, nonostante i progressi, lo siano ancora) le persone come loro, che non avevano alcuna speranza di poter ambire a una vita felice accanto alla persona amata.
La scrittura delicata e introspettiva non esita a risparmiare anche immagini (e parole) più dure da accettare, specchio dei costumi e della società di quel tempo.
Quando per la prima volta viene menzionato il giovane Werther sembra quasi che la trama voglia richiamarlo prendendo una certa direzione, ma riesce comunque a “sorprendere” scegliendone una leggermente diversa, rimanendo coerente con il percorso di evoluzione dei personaggi e con le loro esperienze.
La crescita di Alfred è stata quella che ho apprezzato di più: poteva essere l’ennesima storia di un personaggio succube dei propri sentimenti, vittima della propria vergogna e destinata a un finale infelice. Invece l’ho trovato un personaggio che, nonostante i suoi timori e debolezze iniziali, è riuscito a trovare il coraggio di conoscersi, accettarsi, e prendere delle decisioni per se stesso e non in funzione degli altri.
Anche i risvolti per Cesare, per quanto strazianti, li trovo realistici e in linea con il suo personaggio. Mi è piaciuto anzi vedere come anche lui abbia trovato la forza di dare un nome ai propri sentimenti, che all’inizio ben rappresentano la fin troppo comune esperienza di omofobia interiorizzata. Anche se il tutto è venuto a un caro prezzo: il dolore di perdere l’occasione di vivere una vita più libera e autentica è devastante, e penso che questa storia lo rappresenti perfettamente.
È una lettura piuttosto breve ma che rimane impressa nella mente. Mi rende felice trovare più romanzi pubblicati e ambientati in Italia che raccontano di storie di questo genere e in questo modo, spero di vederne sempre di più col passare del tempo 🤍
Grazie a De Tomi Editore per il meraviglioso lavoro svolto insieme all’autore e per avermi dato la possibilità di leggere questo romanzo in collaborazione, sono stata felicissima di poterlo recuperare!
"Come la neve a maggio" è un romanzo storico di Lorenzo A. Angelaccio, edito dalla casa editrice De Tomi nel 2024.
La vicenda è ambientata a Roma durante la Belle Époque, esattamente dal settembre 1913 al settembre dell'anno successivo, un periodo decisivo non solo per le sorti dell'Europa, ma sconvolgente anche per i due protagonisti: Alfred Bösgel e Cesare Palleschi.
Alfred arriva nella capitale per frequentare l'università, è ospite della famiglia Palleschi e deve adattarsi alla lingua e alle abitudini italiane. È un ragazzo di poche parole e ben educato, che crede di essere destinato a soffrire ed è timoroso di esporsi al giudizio altrui.
"Aveva sperato che con il passare dei giorni quelle sensazioni svanissero, ma il tempo non aveva fatto altro che incrementarle. E in fondo si meritava quella sofferenza".
Cesare è il suo opposto: ragazzo intraprendente, appassionato di musica, che sembra ben inserito nel contesto sociale in cui vive. L'incontro tra i due, come una nevicata fuori stagione, spezza gli equilibri e impone scelte di vita coraggiose.
“Affondò il viso tra le mani e scoppiò a piangere. Di nuovo. Il panico lo invase. Non era in grado di fare niente: tutto quello che provava a realizzare gli si sbriciolava tra le dita [...] Sollevò la testa e tirò su col naso. C’era solo un modo in cui poteva sistemare la faccenda”.
Narrato in terza persona e con abbondanza di monologhi interiori, il romanzo è ben contestualizzato in un periodo storico nel quale il movimento futurista stupisce con i suoi eccessi e il benessere viene ostentato, mentre il clima politico internazionale si fa incandescente e la donna comincia a chiedere maggiore considerazione all'interno della società patriarcale. L'autore porta avanti il tema della scoperta di se stessi con estrema delicatezza e fa una scelta vincente, a parer mio, nel sottolineare il punto di vista di colui che appare più fragile e nel tracciare un ritratto un po' enigmatico dell’altro protagonista. La mia sensazione è che abbia voluto far quasi odiare al lettore questa figura, per poi regalare attimi di commozione e una riflessione sull'ingannevolezza delle apparenze e sulla complessità della personalità di un individuo. Mi è mancato un po' conoscere qualcosa in più sulle esperienze precedenti all’incontro dei due protagonisti, ma il finale, con la sua tensione psicologica, mi ha ricompensata ampiamente di tale mancanza. Lo stile accurato, le apprezzabili incursioni nel mondo dell’arte e una trama ben congegnata, rendono questo esordio parecchio interessante e godibile.
Come la neve a maggio è un romanzo storico e di formazione molto delicato, che riesce a ricreare benissimo le atmosfere di una Roma di oltre un secolo fa. Alfred è un giovane tedesco che si è trasferito in Italia per studiare arte all'università. A Roma viene accolto dalla famiglia Palleschi e fa la conoscenza dei loro figli, Cesare e Flaminia. La storia poi comincia a intrecciarsi tra Alfred, che prova subito attrazione per Cesare, Flaminia che invece pare interessarsi ad Alfred, Cesare stesso e gli amici di università di Alfred, in particolare Leonardo.
Mi sono piaciute varie cose di questo romanzo, Alfred è un protagonista molto verosimile e con un carattere ben definito fin dall’inizio, piuttosto ansioso, un po’ impacciato e che si fa molte paranoie, un personaggio con cui facciamo poca fatica a empatizzare. Cesare invece resta sempre un po’ distante, tranne nelle ultime pagine in cui viene passato a lui il punto di vista, non capiamo il suo comportamento, così come non lo capisce Alfred, e tendiamo a condannarlo, anche se poi alla fine del romanzo ci tocca guardare anche lui con un po’ di indulgenza e compassione.
Amo tantissimo Roma e leggerla tra le pagine di questo romanzo è stato davvero emozionante, mi sono quasi sentita lì, a vederla insieme ad Alfred. Mi sono piaciuti tantissimo anche i numerosi riferimenti all’arte e ai meravigliosi monumenti della città.
Secondo me, l’unica piccola pecca sono stati alcuni salti temporali nella narrazione. Per quanto riguarda la relazione tra Alfred e Cesare, ci sono stati alcuni passaggi che hanno reso alcune parti del romanzo un po’ troppo rapide, mi sarebbe piaciuto vedere invece una maggiore introspezione.
È un romanzo che mi è piaciuto molto, nonostante non fosse proprio ciò che leggo di solito, e che consiglio a tutti coloro che amano le storie di formazione, protagonisti vicini a noi, Roma e il Novecento.
Alfred è un giovane studente tedesco, timido e sensibile, appassionato d'arte, al quale viene offerta la possibilità di frequentare per un anno, l'Università a Roma. È felice e non solo perché potrà finalmente vedere dal vivo le opere che fino a quel momento ha ammirato solo sui libri di scuola ma anche perché è un "uranista" e spera finalmente di incontrare qualcuno con le sue stesse inclinazioni. Ospite della famiglia Palleschi che lo accoglie calorosamente, fa subito amicizia con la dolce Flaminia e con Cesare, un ragazzo carismatico e così intraprendente da indossare all'occhiello un garofano verde (fiore simbolo dell'amore omosessuale)... Ho adorato questo libro che è riuscito a farmi fare un vero e proprio viaggio nel tempo. L'autore ne ha curato ogni dettaglio, ricostruendo minuziosamente le atmosfere che hanno preceduto la prima guerra mondiale. Ho adorato la scelta stilistica di rendere sgrammaticati i dialoghi di Alfred per far apparire ancora più eloquente la sua difficoltà con la nuova lingua. La caratterizzazione dei personaggi principali è perfetta, lo stile narrativo tiene incollati alle pagine e il finale (anche se io lo avrei voluto diverso) è perfettamente in linea con il periodo storico e con i personaggi. ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ meritatissime
Roma, 1913. Alfred arriva per il suo anno all’estero e conosce Cesare. Tra loro nasce qualcosa di travolgente, che segna entrambi. Ho chiuso questo libro con il cuore in pezzi e la voglia di prenotare una seduta di tre ore di terapia: Come la neve a maggio non si supera facilmente.
È un romanzo che parla di omosessualità con dolcezza e crudezza insieme: chi la vive a testa alta, chi la nasconde, chi la condanna. E la cosa più amara è che, dopo più di un secolo, certe ferite sono ancora attuali: infermieri insultati, giovani spezzati dal peso del giudizio. Se nel 1913 la libertà non c’era, nel 2025 non dovremmo ancora combattere le stesse battaglie. E invece troppo spesso il pregiudizio vince, mentre l’empatia resta in minoranza.
Forse il senso di questo libro è proprio questo: ricordarci che servono più cuori come quelli di Alfred e Flaminia. Non cambierà il mondo dall’oggi al domani, ma cambia chi lo legge. E forse è già un inizio.
Roma, 1913. Alfred Bösgel è uno studente tedesco arrivato nella Capitale per studiare storia dell’arte circondato dalle opere dei più grandi artisti di sempre. Tuttavia, i suoi piani sono sconvolti dall’incontro con Cesare, il figlio della sua famiglia ospitante. Cesare è un giovane pianista, scapestrato ed eccentrico, e scatena in Alfred emozioni che a lungo ha cercato di celare e negare a sé stesso. Nonostante i timori, però, perde la testa per lui e i due si gettano a capofitto in una relazione clandestina. La loro è una fiamma che si accende presto, ma fragilissima. Sullo sfondo, una Roma in subbuglio, tra i movimenti futuristi e le proteste socialiste ci muoviamo inesorabilmente verso quella Storia che conosciamo fin troppo bene: l’omicidio di Francesco Ferdinando a Sarajevo e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Infatti, questo è, prima di tutto, un romanzo storico. L’autore ha fatto un lavoro di ricerca incredibile - sembrava davvero di percorrere quelle strade, viaggiare su quei tram, visitare quei musei, assistere a quegli incontri e ascoltare Marinetti recitare quelle poesie. La descrizione degli ambienti, la cura ai dettagli e l’attenzione verso l’arte e l’architettura circostante - ambito di studi del protagonista - hanno contribuito a creare un’autentica atmosfera di altri tempi. In questo senso, “Come la neve a maggio” ha l’autentico sapore di un classico. Se decidete di approcciarvi a questo libro non aspettatevi un romance e nemmeno una storia d’amore queer. La loro storia e i loro sentimenti sono ingenui, immaturi, mercuriali. E’ un’attrazione a tratti inspiegabile, tra due persone su molti versanti incompatibili. Per quanto la passione tra i due ragazzi sia il motore portante della storia, il fattore scatenante che cambia la loro vita per sempre, non è che uno strumento che permette al protagonista di conoscere meglio sé stesso, di arrivare ad accettarsi così com’è e di crescere.
Ringrazio la casa editrice per avermi fornito una copia digitale del romanzo in cambio di una recensione onesta!
Questo libro racconta una storia delicatissima, di accettazione e di rispetto. Lo stile di scrittura è pulito e coinvolgente, semplice ma non semplicistico. Ciò che non mi ha convinta di questo romanzo è stata la sua brevità rispetto al tema narrato. Ho avuto la sensazione di leggere un riassunto, in un certo senso, e per questo motivo ho faticato a empatizzare davvero con i personaggi: non ho avuto il tempo di farlo. Avrei voluto più dettagli sul cambiamento interiore dei protagonisti e sugli sviluppi della storia. In ogni caso, sicuramente leggerò altro di questo autore perché promette molto bene.
Immagina: è il 1913 e l’Europa vive la sua pace, inconsapevole del futuro che l’attende. Sei un giovane con una valigia piena di libri d’arte, e la maestosa Roma ti apre le sue porte. È proprio la città eterna a fare da sfondo al tuo primo amore. Un sentimento proibito, inaccettabile per tutti... tranne che per voi due.
Alfred è un ragazzo tedesco che sceglie Roma per studiare. In un tempo sospeso tra statue del Bernini, poesie futuriste e sculture di Apollo, non solo si innamora della città, ma anche di Cesare (diciamocelo: un malessere di prima categoria).
Come la neve a maggio di Lorenzo Angelaccio, edito da De Tomi, è un romanzo di formazione che mi ha fatto riavvicinare al genere storico dopo una serie di letture deludenti. Il periodo in cui è ambientato e la trama sono stati gli elementi che mi hanno fatta dire: “Sì, leggiamo questo.”
Lo stile è scorrevole, mai banale. L’autore ha una cura maniacale per i dettagli, e in certi momenti mi sono commossa proprio per questo. Non è facile trovare tanta attenzione, soprattutto quando non si cade nell’errore del “butto lì informazioni a caso per far vedere che ho studiato.”
Forse, in alcuni passaggi, avrei voluto qualche approfondimento in più, ma resta un dettaglio. Ciò che conta davvero è la capacità dell’autore di raccontare la paura di essere scoperti, il dover fingere con il mondo anche quando si è a pezzi. Ho sentito le emozioni di Alfred, e poi anche quelle di Cesare. Ed è questo, forse, ciò che conta.
Il finale poi? Perfetto. La degna chiusura di un amore impossibile.
Alfred, un giovane tedesco che si sposta a Roma per studiare arte. Già da qui partiamo con il piede giusto: sono una storica dell'arte (laureata tale, ma poi prestata alla letteratura). Nel romanzo Lorenzo inserisce una delle mie sculture preferite di sempre (vi invito a scovarla tra le pagine) e questo rafforza, pagina dopo pagina, il legame che si crea con il protagonista. Tra gli altri personaggi che incontrerete ci sono Flaminia e Cesare, che segneranno entrambi delle tappe importanti della vita di Alfred e gli insegneranno a crescere e a conoscersi.
Questo cambiamento è il fulcro di ciò che accade durante tutto l'arco della storia. Un romanzo storico, è vero, ma che tratta temi così tanto contemporanei che mi fa pensare a quanto tutto sia solo un ciclo di eventi che continuano a ripetersi anche se con abiti diversi.
Come la neve a maggio parla di amore, di scoperta di sè e lo fa con un equilibrio e una pacatezza che chi conoscerà Lorenzo ritroverà anche nella sua persona. Le parole trasportano tra gli eventi che Alfred vive, in una Roma che lo trova a dover fare i conti con una lingua difficile da parlare, ma che non gli impedisce di fare amicizie, di frequentare luoghi sociali e di innamorarsi.
Ma questa non è solo una storia d'amore verso altre persone, bensì verso se stessi e vi consiglio di lasciarvi rallegrare, intristire e commuovere da vite che ci sembrano tanto lontane, ma che non sono poi così diverse dalle nostre.