Marco è un noto attore milanese sul viale del tramonto. I film in cui recitava vincevano Oscar, adesso interpreta “prestigiosi” ruoli da defunto in pellicole di serie B. E quando non è sdraiato in una bara ad aspettare il ciak, gli restano lunghe e solitarie passeggiate infarcite di ricordi. L’unico tocco di brio alla sua esistenza arriva da Luciana, la “sadomasomasterchef” a cui piacciono i giochi sessuali a base di senape in grani. Mirko è un ragazzo stralunato della provincia di Lecce. Approdato a Roma in cerca di fortuna, gli è bastato mettere il suo nome su un cartellone pubblicitario per diventare una star. Ora però nemmeno lui si capacita delle ragioni di un simile gli sembra che la realtà in cui è immerso sia un copione dell’assurdo scritto da una mano invisibile. Marco vorrebbe scomparire, Mirko vuole apparire. Il primo viene dal Nord, il secondo è un figlio del Sud. Uno ha una certa età e una buona dose di rimpianti, l’altro ha il futuro davanti e una celebrità che è incapace di gestire. I loro destini si sfiorano più volte fino a incrociarsi in un crescendo di situazioni spassose e dagli sproloqui dello sgangherato agente Nando, che li rappresenta entrambi, al flirt in comune con la misteriosa Lara, passando per una banda di fratelli gelosi con licenza di uccidere. Infine, un bizzarro testamento spariglierà le carte e porterà a galla alcuni segreti del passato. Comico e dissacrante. Ma anche introspettivo e visionario. Spaziando con felice leggerezza da un registro all’altro, Claudio Bisio ci regala un romanzo ricco di lucidissima follia, con un finale a sorpresa che farà venir voglia di rileggerlo tutto da capo.
Ti chiami Mirko e sei un deficiente. Però empatico. Vuoi diventare famoso, a prescindere. A prescindere da capacità e talento.
Marco pensa ai vecchi amici chiusi in casa, in viaggio solo attraverso simulatori di volo. “Ma gli hikikomori non erano adolescenti?”
Forse ascoltarlo in versione audiolibro letto dallo stesso Bisio è stato “troppo”: inevitabilmente la sua voce piega il racconto verso il monologo teatrale o la gag. D’altra parte, il contenuto gioca con questa componente e prova a mescolare comicità e riflessioni esistenziali in un mix non sempre riuscito. E anche se a volte la trama prende pieghe interessanti, il tutto scivola a volte nel grottesco e a volte nel già detto. La componente nostalgica, per il bel mondo che fu (?), con le sue piccole cose anni ‘70 o ‘80 o ancora prima, occupa troppo spazio e finisce per essere un libro che pare scritto per chi quelle cose le ha viste o vissute: d’altra parte non è Bisio, ma la sua generazione che passa troppo spesso il tempo a parlarsi addosso e a pensare che ai bei tempi andati che non torneranno più. Nonostante tutto questo, la trama a volte ci chiede di andare avanti e a volte risulta divertente. Il capitolo finale, in compenso, è più che superfluo; anzi: posto così in coda rischia di invalidare tutte le pagine precedenti.
Libro simpatico, a tratti divertente e spassoso, ma non indimenticabile. Trama giocata sugli intrecci, ma la narrazione a volte l'ho percepita forzata.
“Il talento degli scomparsi” di Claudio Bisio pag. 288
Protagonisti di questo libro sono Marco Moschini e Mirko Mazzotta; Marco un famoso attore, nella fase discendente della carriera, frustrato perché vorrebbe che gli venissero assegnati ruoli impegnativi come un tempo e giovanili, anche se lui giovane ormai non lo è più mentre Mirko, un ragazzo della provincia di Lecce senza nessun talento evidente, cerca il successo con tutti i mezzi. Grazie ai fratelli “finto russi” di Lara, Mirko riesce a partecipare ad un quiz a premi e con i soldi guadagnati, dopo essere stato spedito da Lara stessa a Milano alla ricerca di Marco di cui finge di essere incinta, decide di mettere un enorme cartellone pubblicitario a Milano con la scritta Mirko Max. La cosa innesca una reazione a catena con conseguente intervista da parte di una giornalista di Vanity Fair, poi la pubblicità ed infine il cinema…proprio nelle parti che erano state proposte a Marco. Nel frattempo Marco passa il suo tempo a sfuggire dai fratelli di Lara, anche grazie ad una misteriosa signora che li mette ko, ed a scoprire dei curiosi retroscena sul padre alla morte della madre. Nelle vicende di Marco e nei suoi pensieri Bisio riflette, con molta autoironia, gran parte del suo percorso anche se l’autore ha spesso dichiarato di sentirsi più Mirko. Marco è più riflessivo e introspettivo, si confronta con le sue insicurezze e cerca un significato nella propria vita, mentre Mirko vive in modo spensierato e senza farsi molte domande. Le loro differenze e le loro analogie contribuiscono a creare una dinamica interessante all’interno della narrazione. Il romanzo offre anche un’osservazione acuta della società contemporanea, con una critica sottile alle dinamiche relazionali e ai valori che spesso vengono trascurati.
Mi spiace dover attribuire un voto così basso ad un romanzo scritto da un personaggio che a me piace molto e che durante la presentazione proprio di questo libro è stato, come sempre coinvolgente e convincente. In realtà è stato complicato poter definire questo libro divertente per diverse ragioni. La prima, che ho notato anche in alcune interviste, è un po' l'atteggiamento dell'autore di voler far capire al lettore medio che lui le cose le sa e per questo si perde in una serie di digressioni che a mio avviso risultano abbastanza inutili e spezzano il ritmo della narrazione. La seconda è lo stile che, si vede, non è quello di uno scrittore navigato: troppo caotico, poco incalzante, in alcuni tratti ridondante e noioso. La terza: nella figura di Marco, attore di grande fama sul viale del tramonto si vede che Bisio inserisce molto di sé ma anche elementi che non fanno parte del personaggio letterario (già il fatto che suo padre chiami un piccolo Marco Dadone, che potrebbe essere solo un vezzeggiativo di Claudio e non di Marco danno l'idea dell'inserimento di aneddoti forzati e poco convincenti). Insomma non credo che sia un esperimento riuscitissimo questo suo debutto letterario.
All' inizio l' ho trovato simpatico, il linguaggio, le battute tipiche di Bisio che tanto mi piacevano a Zelig mi hanno fatto leggere un bel pezzo di libro, finché però avrei voluto ci fosse una vera storia a sostegno delle battute, e questa storia...beh, non c' era.La trama è esile a volerle fare un complimento, e anche la curiosità di capire se veramente, come si comincia a sospettare ben presto, Marco e Mirko fossero la stessa persona, viene delusa in un finale che diventa tutto un pistolotto egoriferito narcisistico che svela come in realtà i due personaggi síano i due aspetti della carriera di Bisio, prima giovane entusiasta magari poco capace ma con tanta voglia di apparire, e poi attore di successo ma che non ne può più della notorietà. Questo accentua la sensazione che il romanzo in questione sia come una di quelle facciate da scenografia, dove guardando dietro vedi che non c' è una casa, ma solo un lato di essa ricostruito in legno, e dietro, il nulla....leggere questo libro mi ha lasciato la triste sensazione di avere perso tempo a fare qualcosa di inutile.
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Libro abbastanza deludente e inutile. Opera prima di un attore che forse in Zelig fa ridere, non sempre, ma su carta non fa ridere per niente. Capitoli che iniziano bene ma non si capisce mai dove vanno a parare. Due personaggi contrapposti, Marco e Mirko, uno attore, l'altro che vorrebbe diventarlo, che non si incontrano mai. Scrittura a volte noiosa ma perlopiù molto irritante, e mai nessun libro mi ha innervosita più di questo. Do due stelline solo perché in alcuni punti porta a delle riflessioni per i temi interessanti ma trattati purtroppo in modo superficiale. Non me la sento di consigliarlo.
Marco è un attore che ha avuto successo ma ormai deceduto, Mirko un nessuno senza talento che cerca la fama ad ogni costo. Le loro vicende grottesche e surreali si rincorrono e sovrappongono fino a collidere. La scrittura è buona, piena di riferimenti anche di un certo livello, peccato quindi che non si vada a parare da nessuna parte. Non solo non si ride mai (e vabbè), ma ben presto il beneficio del dubbio accordato a Bisio lascia il posto all'insofferenza. Due stelle e non una per l'evidente entusiasmo dell'autore che però non basta.
Sembra di vederlo, tra le righe, mentre fa quelle battute a Vanessa sul palco di Zelig.
Il problema è che non graffia e che non racconta molto. Ma sia chiaro, non mi aspettavo un libro da premio Strega.
Da ascoltare la versione Audible se si ha l’abbonamento, ma non mi strapperei le vesti per trovare il tempo per leggerlo / ascoltarlo, diciamo (detto sempre da uno che in vita sua il massimo che ha scritto sono i post it da mettere sul frigo per ricordare le commissioni).
Terribile! Perché Bisio investire tempo ed energie per scrivere questo libro di cui il popolo dei lettori non sentiva certo la mancanza?! Battuta a parte, pentito anch’io della scelta del testo anche se ogni tanto, bisogna pure dare fiducia a titoli ed autori e/o sperimentare qualche uscita dal solito seminato e conosciuto. Perso nella trama, nelle descrizioni surreali di personaggi e situazioni, non sono davvero riuscito ad apprezzare questo libro. Mea culpa sicuramente, in ogni caso, non tenterò la rilettura per approfondire temi e contenuti!
Era da tempo che non gioivo per la fine di un libro. La stella la conquista solo per la comicità delle due barzellette di Pierino. Forse per quello viene definito “libro comico”. Su 270 pagine sembra però un po’ pochino…. Per definirlo tale. Storia senza senso, accozzaglia di eventi scollegati e citazioni prive di senso logico. Mi spiace molto, perché adoro Bisio come attore e presentatore. Come scrittore, non ci siamo proprio.
Marco e Mirko sono i due protagonisti di una stralunata vicenda. Il primo è un famoso quasi all’inizio del suo personale viale del tramonto, l’altro uno sconosciuto che famoso vorrebbe esserlo da sempre.
Tenero, stralunato, dalla comicità intelligente e l’impegno etico mai banale, un po’ cartone animato, è una lettura piacevole, dotata di leggerezza e di cambi di prospettiva visionari. La lettura di Claudio Bisio è un plus.
Bello! No, davvero, un libro divertente e scritto bene, anche un po’ meta. A volte si intravede la personalità (pazzia?) di Bisio che ho imparato a conoscere nelle interviste e apparizioni televisive, altre volte sembra di leggere un romanzo vero! Scherzi a parte questa è una storia che scorre veloce dove ti ci immergi e fa anche scappare qualche risata in pubblico.
Come attore e comico Claudio Bisio mi piace molto, leggendo questo libro non potevo fare a meno di immaginare la sua faccia mentre raccontava la storia ingarbugliata di Marco e Mirko. Nel testo ho trovato anche diversi riferimenti alla nostra attualità. Nel complesso il libro non mi é dispiaciuto, ma credo che ci siano molti margini di miglioramento di Claudio Bisio scrittore.
Raramente lo scrivo di un libro, ma francamente questo è tempo perso. Non metto una stella perché almeno è scritto in italiano corretto e ogni tanto fa sorridere. Ma tutto qui. Forse Bisio faceva meglio a continuare a fare il suo.
La storia è carina e scorre, almeno fino agli ultimi due capitoli dove il supposto colpo di scena in realtà rende tutto mega confuso e non si sappia dove voglia andare a parare. Due stelle e mezzo.
Un bel libro. Lo consiglio per chi vuole qualcosa di piacevole e spensierata. A tratta intrigante. Una piacevole scoperta quella di Claudio Bisio come scrittore.
Il primo - e, spero, non sia l'ultimo! - romanzo di Claudio Bisio dove si raccontano le storie di Marco e Mirko. Il primo, un attore abbastanza (forse sarebbe meglio dire: molto) famoso, tanto da aver partecipato ad un film che ha vinto un Oscar, ma che manifesta inquietudine nei confronti di un "mestiere" che oramai gli va stretto, tanto da voler sparire letteralmente dalle scene, nel tentativo di vivere una seconda vita, completamente differente dalla precedente. Il secondo, un ragazzo del Sud - proprietario di un Labrador maschio,(ma che lui ha battezzato Jessica!) - che, al contrario di Marco, muore dalla voglia di diventare "qualcuno, a prescindere", senza sapere esattamente cosa voler essere (e senza poter contare su troppe qualità). Bisio - dimostrando "sospettate" qualità di narratore, oltre a quelle di affabulatore e di bravissimo attore - cadenza con sagacia i tentativi dei due protagonisti di dare una svolta alle loro esistenze lungo i 24 capitoli del suo libro, destinando a Marco quelli numerati con i numeri naturali cardinali (1, 2...) e a Mirko i 12 contraddistinti da numeri a lettere (uno, due...). I due racconti - perché due effettivamente possono considerarsi le storie, anche se qualche occasione di "contatto", di un incontro, di uno sfioramento tra Marco e Mirko sembra ad un certo punto potersi realizzare - avvincono il lettore fino alle pagine finali, dove tutto, come nei migliori gialli, trova spiegazione. Praticamente in ogni pagina del libro si affaccia qualcuno dei tanti amici famosi dell'autore a cui, però, sono stati cambiati tutti i nomi. In alcune pagine, forse anche per questo il romanzo di Bisio mi è piaciuto tanto, si possono trovare debolezze, paure, paranoie... - chiamiamole pure con i nomi che vogliamo - che quasi tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita. Una per tutte, per quanto mi riguarda, la si può leggere alle pagg. 167 e 168, quando Marco, ossessionato dalla brevità della vita, si china a leggere le targhette poste a fianco dei quadri esposti nei musei, nelle quali vengono riportati l'anno di nascita e quello di morte dei pittori (ad esempio: "Vincent Van Gogh: 30 marzo 1853 - 29 luglio 1890", ma vedi pure Caravaggio, Basquiat...). Insomma, un Bisio ironico e divertente, come si sapeva, ma che si dimostra pure capace di fotografare benissimo le ambizioni, le insicurezze e la voglia dei due protagonisti di cambiare le loro vite.