Sono passati due anni dall'ultima volta in cui Dodo ha visto i suoi cugini e lei, la nonna, nella sua casa in Puglia. Due anni dall'incidente in cui metà della villa è stata divorata dal fuoco. Dodo non ha mai voluto ripensare a quel giorno, alle fiamme, a lei, che ancora abita quella casa, ma che già sembra lontana. Adesso che la famiglia si è riunita, però, non può fare a meno di tornare in quel luogo ancora una volta. E ancora una volta nessuno le crede. Ma quando strani avvenimenti cominciano a funestare la villa e gli adulti sono troppo presi dai loro litigi per accorgersene, toccherà ai ragazzi affrontare la minaccia. E per farlo Dodo, suo fratello Giulio e i cugini Cesare, Camillo e Cecilia dovranno entrare nel ventre scuro dell'edificio, nella parte bruciata, proibita e nascosta, in cui tutto si confonde e si distorce, come animato dalla casa stessa. O da lei. Perché in fondo le case somigliano sempre a chi ci abita dentro. E se non capiranno in fretta che cosa vuole, la casa finirà per divorarli tutti, dal primo all'ultimo.
Che libro strano...un po' paranormale, un po' lievemente horror; un po' storia di crescita, un po' storia d'amore...un libro che parla di vita e di morte, ma lo fa in modo così particolare che non posso dire che mi è o meno piaciuto, alla fine non mi ha lasciato grandi sensazioni. *** What a strange book...a little paranormal, a little horror; a little coming-of-age story, a little love story...a book about life and death, but it does so in such a peculiar way that I can't say whether I liked it or not; ultimately, it didn't leave me with any great feelings.
Addentrarmi in questa storia, in questa casa infestata insieme a Dodo, Giulio, Camillo, Cecilia e Cesare (e Sebastian dove lo mettiamo?) è stata un’avventura spaventosa e dolcissima insieme che mi ha lasciato con la sensazione di essere cresciuta un po’ al fianco de3 protagonist3 del romanzo, che è una sensazione preziosa quando sei un’adulta che legge un libro per ragazz3, quando credi di essere già cresciuta abbastanza e invece scopri altri modi di essere grande, coraggiosa e impaurita al tempo stesso. La letteratura per ragazz3 non ha età: romanzi come questo parlano a tutt3 e hanno la capacità di espandersi all’infinito, come i corridoi e le stanze di una casa che è un po’ qui e un po’ altrove, e 3 loro personagg3 siamo noi, che creiamo mondi con il potere dell’immaginazione e troviamo la forza di superare le nostre paure anche quando tutto intorno a noi sembra difficile e terrificante.
Nelle case dei morti non ci sono scale mi ha ricordato alcuni dei miei libri preferiti, come Coraline e L’incubo di Hill House, e Dodo, sognatrice e coraggiosa, è stata una guida insuperabile nell’esplorare i meandri più bui della villa e della sua famiglia, fino ad arrivare al cuore, della casa e della storia, il nucleo doloroso che si è radicato a causa dei litigi, della distanza e dell’indifferenza, diventando qualcosa di enorme e terribile e distorcendo tutto intorno a sé. Tolta la paura, resta la tristezza.
Attraversare queste stanze, seguire le ombre, le parole bisbigliate e magari un gatto rosso, indovinare il ricordo di un passato semplice e luminoso e cercare nel presente tracce di quella luce, dimenticare e ricordare, crescere, Lucia Perrucci è in grado di raccontare tutto questo in modo delicato ed essenziale attraverso una scrittura piena di suoni, immagini e sensazioni. Leggetelo e non solo ad Halloween, ci troverete dentro un pizzico di paura, tanto coraggio e tutto ciò che c’è nel mezzo.
Ho letto questo libro perché consigliato da Davide Morosinotto, quindi sapevo già che fosse una garanzia. Purtroppo, un commento proprio qui su Goodreads mi ha "spoilerato" la metafora sottostante, cosa che comunque non mi ha impedito di godermi la storia. Il testo mi ha colpito molto: è una sorta di Hill House per ragazzi, in cui l'incubo che alberga nella casa si sovrappone a quello generato dalla mente umana. La componente horror è davvero ben fatta e si amalgama molto bene, attraverso un'allegoria che si disvela gradualmente, agli aspetti più intimi della vicenda della protagonista. A mettere i brividi, in particolare, è l'evanescenza dei personaggi, dei quali fino alla fine è impossibile dire con certezza se se siano reali o meno. Per dirla con le parole di Morosinotto: "È un testo tecnicamente molto complesso, ma voi non ve ne accorgerete". Mi sento di concordare: è un libro in cui l'autobiografia, fortunatamente, è sorretta da un artificio letterario che funziona perché collocato in uno specifico genere, quello dell'orrore, con i suoi simboli e la sua iconografia. Questo fa sì che la storia non scada mai nella banalità dell'autofiction (peraltro su un tema, la malattia, su cui è piuttosto facile essere retorici), ma che al contrario trovi sempre modalità visivamente e narrativamente interessanti per dire ciò che ha da dire. Una bella lettura, da provare a diverse età.
Bellissimo. Mi è davvero piaciuto leggere di questa avventura un po' onirica fatta di ricordi a cui aggrapparsi, la narrazione è coinvolgente e c'è sempre quel mistero che ti fa venire voglia di andare avanti e scoprire un tassello in più. Il fatto che il tema si capisca molto presto per me non è stato un problema, anzi mi ha fatto apprezzare di più il percorso di Dodo.
Alla fine lacrimoni, soprattutto devo dire ai Ringraziamenti. La memoria è un argomento che mi fa sempre male ma di cui amo leggere, specialmente quando trattato bene. Complimenti all'autrice.
È una storia familiare. Dodo e la famiglia tornano nella casa dei nonni per le vacanze, ma questa non sarà una vera e propria vacanza, l'ultima volta che sono stati lì c'è stato un incendio che ha distrutto, mezza casa, ora sono lì solo per vendere la casa, ma la casa ha qualcosa di strano...
Bellissimo. Ho pianto tantissimo. È stato un attimo difficile entrare all'interno del libro, ma quando ci sono entrato è stato un bel viaggio. È una specie di "Encanto"/"Coraline".
Ho preso questo libro attirata dal titolo e dalla copertina molto accattivanti, e i suoi pregi finiscono qui. Il libro appare un guazzabuglio di situazioni completamente slegate, incomprensibili e inconcludenti. Personaggi appena accennati e i fatti successi si capiscono fin dalle prime pagine. Se l’intento dell’autrice è quello di sdoganare, portare l’attenzione su quella malattia tremenda che è l’Alzheimer a mio avviso non c’è riuscita.
Recensione per insegnanti: Questo libro dovrebbe essere horror, ma è molto di più. Dodo e i suoi parenti si ritrovano nella casa della loro infanzia perché i deve essere ristrutturata dopo un incendio e venduta. La nonna viene descritta come una sorta di mostro dalla protagonista, che la teme. La parte della casa bruciata è off limits finché non iniziano strane sparizioni. I ragazzi entreranno e si perderanno nella casa. La realtà però è che questo non è un horror. È la metafora della malattia, della vecchiaia, della solitudine. Un libro non facile da capire ma che merita 5 stelle.
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Titolo e copertina hanno subito catturato la mia curiosità: Nelle case dei morti non ci sono scale di Lucia Perrucci. Una lettura destinata a giovani lettori, ma che può essere apprezzata anche da un pubblico adulto. Una storia fatta di ricordi, paure e forza. Ma veniamo al mio pensiero.
La trama ruota intorno a Dodo, la giovane protagonista che, due anni dopo l’incendio che ha devastato la villa di famiglia in Puglia, si ritrova a fare i conti con il passato e con il mistero che ancora avvolge quella casa. Una dimora che sembra avere vita propria, dove nulla è più come prima. Dodo, insieme a suo fratello Giulio e ai cugini Cesare, Camillo e Cecilia, dovrà confrontarsi con le forze oscure che abitano la villa. La casa non perdona: se i ragazzi non capiranno cosa vuole, rischiano di essere inghiottiti tutti.
La penna dell'autrice è delicata, pura e semplice, capace di evocare immagini, sensazioni e suoni che accompagnano il lettore fino ai ringraziamenti finali senza troppa fatica. Nonostante la complessità narrativa, con i diversi piani temporali che, a mio avviso, sono collegati in maniera impeccabile, la storia si ricostruisce con la giusta tempistica, perché nulla è come sembra.
I protagonisti sono tutti ben delineati e caratterizzati. Ottima la scelta dei capitoli brevi, così come le diverse chiavi di lettura e i vari spunti di riflessione. È un romanzo che, pur nello stile fantasy, mette a nudo la realtà di come una malattia possa cambiare profondamente la vita delle persone.
Per concludere, mi sento di consigliare questo libro non solo ai giovani lettori a cui è destinato, ma anche a tutti coloro che cercano un viaggio narrativo intenso e coinvolgente. Un romanzo capace di lasciare il segno, indipendentemente dall’età del lettore.
Puglia. Giorni nostri. Giorni passati. Dodo è una ragazzina che si presenta a noi, come tormentata da una maledizione: quella di non essere creduta. Sembra infatti che, una volta scovata, tale maleficio non voglia più lasciarla andare. La sua origine risiede in un incendio che, tempo addietro, divorò metà della casa dove la famiglia di Dodo, assieme a quelle dei suoi cugini, era solita trascorrere le estati; un incendio che, oltre ad aver rubato l'anima a quella parte della dimora, ha anche fatto sì che solo Dodo fosse testimone di una verità che, da quel momento in poi, l'avrebbe condannata ad essere la pecora nera della famiglia. Fino ad ora nessuno le ha mai creduto, ma noi? Noi siamo disposti a crederle?
Dodo, è sicuramente che più ho trovato interessante all'interno della storia. Fin dall'inizio, infatti, ho avuto la sensazione di non star assistendo alle vicissitudini di una semplice ragazzina: il suo modo di raccontare sia ciò che è stato sia ciò che ancora doveva accadere, infatti, mi ha sorpresa a tal punto da desiderare di voler andare avanti, anche solo per scoprire quali altri segreti avesse in serbo per me. Inoltre, la caratterizzazione dei restanti personaggi, cugini soprattutto, l'ho trovata particolarmente solida; tanto che, fino alla fine, ognuno di loro è rimasto fedele alle proprie peculiarità, ed è riuscito ad evolversi grazie ai pregi e difetti di ciascuno. Per quanto riguarda, invece, ciò che ho apprezzato meno: qui vi è il finale, a mio parere, svoltosi e risoltosi troppo rapidamente. Credo infatti, che se dopo quanto accaduto, ci si fosse soffermati anche solo un po' di più sulle conseguenze, forse lo avrei apprezzato maggiormente. Tuttavia, non posso negare si sia trattata di una storia comunque originale, così come non posso negare, quanto quest'aspetto sia stato gradito.
La votazione tiene conto del fatto che si tratta di un libro per bambini/ragazzi, quindi l’ho votato con gli occhi di una bambina cresciuta, che avrebbe amato leggerlo in passato, quando appartenevo alla fascia d’età di riferimento. Ma questo non significa che io non lo abbia amato comunque. Questo libro tratta tematiche spigolose con una dolcezza tenue come una carezza sul volto, ma allo stesso tempo è profondo, senza diventare mai troppo “cupo”. Introduce alle tematiche della perdita, del lutto, della famiglia che si sgretola e che combatte per restare unita. Soprattutto, credo che il tema più importante, oltre quello del “lasciare andare”, sia il prendere consapevolezza di sé stessi e fiducia nei nostri sensi e sentimenti. Spesso Dodo si sente chiedere “Chi sei?”, ma non riesce a rispondere, così come si sente chiamare “bugiarda” perché vede cose che gli altri non vedono. Anche il tema della memoria è centrale: per prendere coscienza dei fatti accaduti bisogna ricordarli, ma i traumi a volte distorcono le cose, un po’ come la “casa dei morti”, in cui tutto si confonde. Credo che, sottesa all’incendio, alle mura che crollano e all’atmosfera confusa, ci sia una “malattia” che deve essere elaborata. Il rifiuto di tornare nella casa per due anni, la paura e poi il quasi delirio della protagonista, la pongono di fronte alla verità, che ha a che fare con una storia d’amore che si ripete e si riproduce all’infinito nella sua testa.
le pagine scorrevano, non mi accorgevo neanche che mi stavo avvicinando alla fine ho fatto un po’ confusione con i nomi e tuttora mi ricordo solo il nome del fratello della protagonista, non so se il nome di quest’ultima sia stato rivelato perché onestamente non me lo ricordo leggere libri per ragazzi è un po’ una lettura coccola, mi sarebbe piaciuto leggere questo tipo di genere quando ero una ragazzina onestamente non mi è piaciuto tantissimo anche perché io non c’ho capito una mezza sega alla fine né della nonna e né della casa ha vita propria? la nonna è pazza? perché continuava a chiamarla “lei” ? non so, mi sono rimasti molti punti interrogativi e per quanto mi possa piacere quando un libro non rivela tutti i suoi segreti ma c’è sempre qualcosa di misterioso, questo libro non mi è piaciuto ma devo dire che mi ha un po’ scocciato alla metà, non so all’inizio era bello il mistero e tutta quella suspense per la casa, per capire chi fosse “lei” etc però dopo non ci ho capito più niente sarò io che sono scema? probabile
Forse non ha giovato la recente lettura di Castagna (Nessuno verrà a prenderti); soprattutto all’inizio, non mi sono sentita a mio agio con la scrittura, lontana dalle immaginazioni che produceva. Non sono riuscita a stare dietro ai salti temporali ed emozionali della trama. Non sono entrata nelle fantasticherie, nel delirio che distrugge e ricostruisce; non ho saputo condividere la paura e neppure lo stupore di Dodo. Ma ho sentito autentici i disagi, i dolori, le perdite, i vuoti nella rete delle relazioni familiari. Romanzo cervellotico ma sincero.
L’ho terminato commuovendomi tantissimo e questa mattina ho ascoltato la canzone di Cristicchi del Festival che in effetti ha lo stesso tema. La cura intergenerazionale dell’amore. Penso che l’idea del “se mi ricordo io di te, tu esisti per sempre”, sia così potente! Lucia ha trasformato la malattia in un horror potente per ragazzi che a me ha comunque spaventato anche se non sono più una ragazza
Un romanzo affascinate che racconta un tema importantissimo in un modo innovativo e per nulla banale. Dei cugini che si vogliono bene e che sono più adulti degli adulti stessi troppo impegnati a litigare tra di loro da non rendersi conto delle cose veramente importanti nella vita. L'ho adorato dalla prima all'ultima pagina, ho avuto i brividi in alcuni momenti e pianto qualche lacrima in altri, un libro dunque che consiglierei di leggere a tutti.
Le malattie neurodegenerative come ad esempio l'Alzheimer sono ben rappresentate da quella che é una casa che cade a pezzi. Ogni suo angolo e ogni suo dettaglio sono baluardi ricordi di una vita che nella memoria del malato si sta sgretolando, lasciando dietro di sé solo sprazzi e flashback scollegati.
Questo é un libro che senza cuore fa rivivere le emozioni dal punto di vista del malato e di chi gli sta accanto, entrambi strazianti e dolorosi.
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La casa come metafora della vita. Una nonna che cambia sotto gli occhi dei nipoti a causa dell'alzheimer. La difficoltà di accettare i cambiamenti e la perdita di ciò che è stato e ora non è più. Tanti sono gli spunti di riflessione in questo romanzo che usa il fantastico per spiegare la realtà. Lettura consigliata non solo ai ragazzi, a cui è destinato, ma anche agli adulti.
“Le cose cambiano, le case cambiano, le persone cambiano. Questo romanzo è il mio personale racconto di quella malattia che cambia tutto, le persone e le famiglie, come le crepe cambiano i muri, e le ferite la pelle, gli sguardi e la voce.”
Molto, molto carino. Coinvolgente, pieno di suspence, con un’atmosfera alla Stranger Things. Cela una profondità non banale e riesce anche a commuovere.
Un meraviglioso e commovente romanzo di Lucia Perrucci. Sono passati due anni dall’ultima volta che Dodo e la sua famiglia si sono ritrovati tutti insieme nella loro casa in Puglia. Due anni dal fatidico giorno in cui un incendio ha divorato gran parte della villa. La storia segue le vicende di Dodo e i suoi cugini che, in seguito a una serie di misteriosi eventi, decidono di indagare sul mistero che si cela dietro questa residenza dall’affetto trasandato. Questo romanzo racchiude tutto ciò che solitamente amo in un middle-grade: la perfetta miscela di mistery, fantasy e una componente più intima e toccante. E’ molto di più di quello che sembra a un primo sguardo: tra le righe si riescono a percepire perfettamente quelle che sono le profonde emozioni dell’autrice. Lo stile di scrittura è scorrevole, semplice, asciutto, ma, allo stesso tempo, estremamente evocativo. La struttura narrativa è originale: la storia si snoda su quattro parti, le quali presentano il nome delle quattro zone della casa. A loro volta, ogni singola parte alterna due archi temporali diversi. Questo, oltre a rappresentare un espediente fresco e originale, fa si che l’attenzione del lettore non vada mai a scemare. Nelle case dei morti non ci sono scale è un romanzo che nasce per un pubblico di giovani lettori, ma che, in realtà, credo rappresenti il perfetto esempio di “libro senza età”; una storia che mi ha toccato il cuore, lasciando un segno indelebile.