Una spirale di inganni e bugie sconvolge gli equilibri in superficie, mentre le ombre del passato diventano sempre più cupe. Due fratelli, determinati a scoprire la verità sulla morte del padre, si scontrano con una rivelazione che fa crollare le loro fragili ipotesi. Una chiamata inaspettata li conduce attraverso un viaggio in terre impervie, lontano da casa, per un'avventura senza vocazione.
Sfide impreviste mettono alla prova anche i legami più forti. Quando l’onore esige il suo prezzo, è necessario sacrificare una parte di sé per far trionfare la giustizia. Passare attraverso la foresta è l’unico modo per ritrovare la propria via.
Riaffiorano vecchie faide, vecchi segreti consegnati all'oblio. Mentre il confine tra giustizia e vendetta corre sul filo di una lama a doppio taglio, le vittime diventano a loro volta carnefici, i ruoli s'invertono e si sovrappongono.
La verità è sotto gli occhi di tutti, ma niente è come sembra.
Il Canto degli Eroi Dimenticati: La giustizia dei lupi è il secondo volume di una trilogia di ambientazione storica, ispirata alla letteratura cavalleresca.
Alice von Tannenberg, classe 1(?)94, vive ai piedi dei monti di una città toscana che un tempo fu fieramente ghibellina.
Gestisce su Instagram una pagina in cui parla di libri, scrittura e cultura tedesca, sotto il nome di Schwertmaid (IG: @schwertmaid).
È autrice della saga medievale/cavalleresca "Il Canto degli Eroi Dimenticati", di cui al momento sono usciti i primi due volumi, "La legge del ferro e del sangue" (2023) e "La giustizia dei lupi" (2024).
“La Giustizia dei Lupi” è il secondo volume perfetto per “La Legge del Ferro e del Sangue”, alcune questioni trovano risposta, altre si ingarbugliano e i personaggi si trovano ancora una volta a dover affrontare intrighi e battaglie. La giustizia è il tema centrale, ma dov'è il confine tra di essa e la sua gemella cattiva, la vendetta? Per alcuni dei personaggi, il mondo crolla e si trovano costretti a compiere scelte difficili che potrebbero cambiare per sempre le loro vite.
I legami tra i Lupi, i Leoni e i Draghi si intensificano, mentre tutti sono alla ricerca della verità. Le Cappe Verdi, i ribelli del bosco, acquisiscono sempre più importanza e Arnulf (uno dei miei personaggi preferiti) si troverà invischiato in situazioni dalle quali avrebbe preferito stare ben lontano. I Lupi sono i protagonisti indiscussi, con i loro caratteri forti e la loro testardaggine che adoro. Richard sarà attaccato su tutti i fronti e, per la gioia di noi lettori, avrà diverse crisi da affrontare.
Come nel primo volume, le ambientazioni sono descritte alla perfezione, ogni scena è vivida a tal punto da farti sentire parte integrante della storia. I personaggi crescono e si evolvono, così come cambiano gli equilibri intorno a loro e alle loro nobili famiglie.
Menzione d'onore a Otto von Finsterwald e a Theudelind, personaggi che ho amato, e a Alberich che con la sua rabbia e la sua follia mi ha fatta impazzire.
Dunque, se amate il medioevo e le storie dalle vibes cavalleresche in cui i confini tra giusto e sbagliato sono sfumati e i cavalieri non sono senza macchia e senza paura, la saga di Alice von Tannenberg vi farà sicuramente sognare.
Il secondo volume del Canto degli Eroi Dimenticati è stata una piacevole conferma.
Una lettura soddisfacente in cui mi sono immersa pian piano, dandomi il giusto tempo - anche se spesso il conte Richard von Thann e il suo compagno di merende leonino, Siegfried von Lebenau, mi hanno costretta, con la cappa e con la spada, a brusche accelerazioni, tanta era la smania di proseguire e sapere come si mettevano le cose. La parte centrale del libro è stata la mia preferita, gli intrighi e le controversie hanno preso il sopravvento, antichi rancori sono tornati a far capolino dalle pieghe del passato, dove pure alleanze strategiche e amari tradimenti non sono mancati. Bellissima l'evoluzione di un personaggio da me già molto amato come Arnulf. Le cappe verdi hanno avuto un ruolo decisivo in più frangenti e ho finito per amare in modo particolare tutti gli alterchi e gli scambi di vedute fra quest'ultimo e un personaggio molto importante. ( Evito di menzionarlo per evitare qualsiasi tipo di spoiler )
Altra cosa davvero molto apprezzata è stata la caratterizzazione di Siegfried von Lebenau: il suo arco temporale si sta rivelando davvero ben costruito e mi è piaciuta la sua determinazione e la sua arguzia di fronte alle avversità, come anche le sue dimostrazioni di orgoglio e fierezza. Sa quello che vuole e sa come difenderlo e proteggerlo, a tutti i costi.
Grande plauso voglio fare ad Alice e alla sua scrittura che mi sembra ancora migliorata, rispetto al primo volume, e si partiva già da un livello molto molto alto, quindi che dire? Sei stata eccezionale. Le ambientazioni e le loro atmosfere sono di certo il suo marchio di fabbrica inconfondibile. La lettura è stata estremamente immersiva e soddisfacente; mi sono ritrovata catapultata tra boschi e castelli medievali, tra grotte e percorsi paludosi, avvolta dalla nebbia o dal gelo più incalzante, nel clangore delle battaglie o nel bel mezzo di un banchetto medievale, tra coppe di vino e leccornie tipiche del periodo.
In questo volume non sono mancati poi i colpi di scena e le rivelazioni importanti e proprio queste faranno da base di partenza per il prossimo, e sono certa che allora la posta in gioco sarà ancora più alta. Sono inoltre molto curiosa di scoprire cosa intendano fare Siegfried e Richard. Io, in ogni caso, faccio sempre il tifo per loro.
In questo secondo capitolo della saga, abbiamo un sacco di scenari interessanti. Ho amato la parte dedicata alla guerra contro i pagani, getta luce su un evento cardine della storia medievale europea. Alcuni segreti vengono non portati alla luce ma quanto meno rischiarati, e portano a una guerra che riunirà le famiglie protagoniste della storia. Ammetto che il personaggio di Luitgard ha stuzzicato la mia curiosità e mi viene da chiedermi se avrà un ruolo anche nel terzo capitolo? Staremo a vedere! Ho apprezzato le note dell'autrice, che in un romanzo storico/epico come questo sono preziose. Non voglio dire di più per non spoilerare ma confermo che è una bella saga.
dopo mesi di tira e molla... adesso urlo però ---- Seguito de La Legge del Ferro e del Sangue e parte comunque in bomba, un po’ com’era finito il primo volume. Mentre il primo volume sembrava più un volume introduttivo, dove venivano spiegate le famiglie e la storia e tutto ciò che riguardava i personaggi, sia principali che secondari, dalle cose più piccole alle cose più grandi. In questo secondo volume, il tema principale è la giustizia e il labile confine con la vendetta. Alcuni personaggi sono più preponderanti rispetto ad altri, perché la storia è più incentrata su di loro. Le dinamiche migliorano, a seconda dei punti di vista, e tutta la storia ha quello sviluppo da secondo volume. Ma ciò non significa che questo secondo volume soffra della sindrome da secondo volume. Affatto. La trama c’è ed è sviluppata (o ingarbugliata?) quanto basta per farti dire a quasi ogni capitolo ma che cazzo oh. Ma la cosa è comunque in maniera positiva, perché ti fa andare avanti nella lettura perché devi sapere. Un po’ per curiosità di trama, un po’ per vedere se le scelte di tali personaggi possano portare alla rovina degli stessi come tu lettore hai pensato quando tali personaggi hanno avuto brillanti idee. Insomma, questo volume è dinamite pura. Le ambientazioni medievali, tutto ciò che riguarda la storia, sono scritte egregiamente, come lo erano nel primo volume. Alcuni personaggi (Sì, Arnulf, parlo di te) si troveranno in quelle situazioni dalle quali avrebbero voluto stare ben lontani eppure… eccoli lì in mezzo al macello. Immaginate la gioia di tali personaggi. Ecco no, nel medioevo pare non esista. La crescita, nel bene e nel male, dei personaggi è palpabile. Ritengo opportuno aggiungere che se le Cappe Verdi aprissero le iscrizioni, io potrei essere in prima linea per entrarvi. Forse avrei più fortuna nel sopravvivere al medioevo e tutto ciò che succede rispetto se fossi cavaliere. (LMAO, no, schiatterei nel prologo per una stupidaggine, tipo inciampare su un sasso, già lo so. Mi conosco.)
Come per il suo predecessore, betare il secondo volume della saga “Il Canto degli Eroi Dimenticati” è stato un onore e un piacere: in primis, perché ho potuto vedere in anteprima l’evoluzione nello stile e nella storia di Alice; in secundis, perché ciò che ci ha riservato ne “La giustizia dei lupi” fa davvero accapponare la pelle. Dell’autrice e del suo “modus scribendi” dirò ciò che penso da ormai cinque anni: è una scrittrice di razza, che ha non solo un talento incredibile per il romanzo storico, ma che ha saputo migliorarsi e reinventarsi osando di più, amalgamando l’avventura – tema focale all’interno del primo volume – con un’atmosfera più serrata, misteriosa, travolgente. Con questo secondo volume i confini tra giusto e sbagliato si fanno sempre più labili: i personaggi che avevamo imparato ad amare – e talvolta a odiare – rivelano tracce di sé che nel primo volume sono appena accennate o ben celate, sfidando la dicotomia realtà e apparenza e rivelandosi moralmente non grigi, bensì grigissimi – e, per citare le parole di un famoso poeta, “solo chi si identifica con la neve riesce a distinguere il bianco dal nero, non sapendo che in mezzo però ci sta il grigio”. Il secondo volume della saga ha la particolarità di ampliare e di mettere in discussione tutto ciò che avevamo conosciuto con il primo volume: personaggi, storia, verità e ambientazione. Tutto sembra pervaso da un pessimismo esistenziale – io lo chiamerei “realismo” – di fondo, che ha a che fare con un altrettanto profondo relativismo: la verità assoluta non esiste in nessun modo, anche se è quella che alcuni personaggi ricercano a ogni costo. Oltre alla verità si cerca giustizia – non vendetta! –, ma realizzare che spesso le due cose coincidono non fa che inasprire i laceranti conflitti interni, vissuti in maniera diversa e incredibilmente circolare dai singoli personaggi. Protagonista assoluta è, dunque, la relatività, che abbraccia tutti e che li tiene appesi fragilmente come a dei singoli rami, da cui sembrano foglie d’autunno pronte a crollare da un momento all’altro, assecondando i voleri – e i capricci – di “Vrou Saelde”. Attorno alla relatività – cui dipendono le sopracitate verità, giustizia e vendetta, le tre moire di questo fato comune – si sviluppano vicende e personaggi. A dominare la scena, a mio avviso, sono i fratelli Friedrich e Siegfried (Sigi), dapprima catapultati in un’avventura travagliata e dura, tormentati, come sempre, dal desiderio di scoprire di più sul mistero che avvolge la persona a loro più cara e che da ormai troppi anni vessa le loro vite. Friedrich sembra quasi rassegnato, conservando una pacatezza che è solo apparente, mentre Sigi è disposto a tutto pur di sapere, spesso ficcanasando lì dove è più pericoloso osservare. Il loro rapporto fraterno è, secondo me, la storia d’amore più bella che Alice ha saputo raccontare in questo volume: sono uniti da una volontà comune sviluppata in modi diversi, e il loro legame è rafforzato dall’affrontare insieme missioni disparate nei contesti più vari. Altro punto a favore di questo volume è, senz’altro, la molteplicità delle ambientazioni: oltre i confini della Germania e dell’impero abbiamo gli inesplorati territori slavi ancora imbevuti di un autoctono paganesimo in cui Friedrich e Siegfried, assieme a tutti gli altri – tra i quali spicca Friedhelm – devono mettere in discussione le loro idee e le loro certezze. Un nuovo personaggio, Rüdiger, contribuisce alla dilatazione di questa verità: nasconde una storia che si assaggia man mano, e che l’autrice ha saputo rendere sorprendente ed estremamente toccante. Non solo: personaggi come Arnulf, che nel primo volume non hanno potuto non sollevare la curiosità dei lettori, qui vengono approfonditi nel loro contesto di appartenenza, lontano dalla nobiltà generale tedesca. Ecco un altro punto importante di questo volume: la diversità del contesto sociale in un’epoca di non facile ricostruzione come quella medievale. Alice ha saputo indagare e ricercare perfettamente in quei gruppi separati dalla società civile, desiderosi e avidi della propria libertà e della propria autosufficienza. Anche qui c’è un altro mistero, concatenato alla trama principale, che stavolta avvolge Siegfried von Lebenau, in questo volume ancora più estroso e scoppiettante, come una bomba a orologeria in procinto di esplodere. Profondamente empatico, sa approfittare di questa sua qualità per manipolare e ribaltare le situazioni a suo piacimento, puntando sulla persuasione. Accanto a queste qualità resta la consueta lealtà e abnegazione, oltre che la coerenza con sé stesso e il rifiuto totale della rinnegazione di chi è e ciò che è, anche se si tratta di mettere, per una volta, in discussione i valori della società che vive, comprendendo che non è l’unica. Personaggio tragico della vicenda è, invece, sicuramente Richard: vessato da una sorte contro cui va a costo di tutto, si ritrova nel limbo dell’incomunicabilità, alla ricerca di “distrazioni” che possano allontanarlo dalla sua vita e portarlo vicino alla verità del mistero comune. Mathilde, sua sorella, è qui più acuta e guardinga rispetto a quanto non fosse ne “La legge del ferro e del sangue”: matura sotto ogni punto di vista e, per difendere la sua famiglia, è disposta a celare le sue conoscenze anche di fronte a chi ama di più al mondo. Del resto, è una lupa, e come tale ha necessità di difendere il motto della sua famiglia: “Virtus et Honor”, “Virtù e Onore”, anche se è difficile continuare a pensare che sia così. Fidarsi è un lusso che nessuno si può permettere davvero, soprattutto se sei Otto e sei circondato da ombre circa le tue origini, la tua storia e il tuo futuro. Ancora una volta, è impossibile identificare un vero e proprio “villain” nella storia perché tutti sono nemici di tutti a seconda della loro prospettiva. Il nemico dei lupi di Thann (Eberhard, Richard, Mathilde, Adalbert) è la verità; il nemico di Otto è il passato che si riversa nel suo presente; il nemico dei draghi di Peilstein (zio Konrad, sempre più paranoico, Friedrich e Sigi) è la curiosità barrata dai paraocchi, costretti a stare lì per non vedere ciò che non piace e non è giusto ricordare; il nemico di Arnulf è la società; il nemico di Siegfried von Lebenau è l’ignoranza, dettata di una verità conosciuta solo in parte – e male; il nemico di Alberich, personaggio dalla fortissima carica drammatica che abbiamo già conosciuto nel primo volume e che qui ritorna rubando prepotentemente la scena, è sé stesso. Il nemico di tutti è un “eidolon”, un’immagine destinata a essere cristallizzata nella memoria dei morti – e dei morti viventi: uno stendardo dove due animali, uno simboleggiante ardimento ma anche cupidigia, l’altro astuzia ma anche codardia, si affrontano, senza che nessuno abbia realmente la meglio sull’altro. Il finale mi ha naturalmente spiazzata: anche qui c’è un cliffhanger finale, che lascia intendere che la questione non è finita dove ci aspettavamo che lo fosse. E io non vedo l’ora di tornare in Germania e negli altri posti dell’universo di Alice, a vedere come si chiude la dolorosa questione, se con giustizia, con vendetta, o con entrambe.
Il secondo volume riprende le fila delle vicende dei nostri personaggi da dove le aveva lasciate: Sigi e Friederich partono alla volta di un'avventura che ha ben poco di epico, ancora tormentati (soprattutto il primo) dai segreti irrisolti che hanno lasciato indietro; Sigfried e Richard vengono separati da intrighi politici e voci maligne; Otto rischia di scivolare nella paranoia a causa di un'eredità inaspettata, con cui deve ancora scendere a patti.
Pur nella sua brevità, ho apprezzato molto la campagna militare contro gli slavi, che ha gettato luce su un angolo della storia medievale di cui non ero assolutamente a conoscenza: quando pensiamo al Medioevo dopo l'anno 1000, difficilmente pensiamo a guerre di religione contro i pagani. E' la riprova che la Storia è più complessa e variegata di quel che comunemente si immagina e che ci sono storie meritevoli nascoste tra i suoi corsi e ricorsi. L'altra cosa che ho adorato alla follia è stato il ruolo di maggior rilievo assunto dalle Cappe Verdi: finalmente i nodi con i von Lebenau vengono al pettine e con il botto! A mani basse la linea narrativa che mi è piaciuta di più, con vibes che richiamano Robin Hood e la tavola rotonda di Artù. Il finale, poi, riannoda i destini di tutti i personaggi in maniera magistrale, chiudendo uno dei filoni del mistero - che in questo volume si arricchisce di punti oscuri e mezze verità - ma lasciando il lettore con la curiosità a mille per le battaglie che si profilano all'orizzonte.
Di contro, a volte alcuni elementi sembravano espedienti volti a far progredire la trama (es. l'arazzo, il messaggero beccato da Sigi e Friederich...); poi non ho apprezzato il salto temporale con cui viene spiegato retroattivamente come Sigi e Friederich vengono a conoscenza dell'attacco al castello di Otto. Lì dove è posizionato risulta un po' superfluo, ma se fosse stato svelato prima avrebbe potuto aumentare la tensione all'arrivo dei pellegrini.
Congetture di fronte a un camino acceso, paludi inospitali, gelate invernali, lande di nessuno, battaglie nella pioggia, veglie a una finestra, nomi mancanti in un albero genealogico, tonfo di zoccoli sul candore della neve, abitazioni ricavate nella natura della foresta, rapimenti, forti incendiati e tanto altro ancora: bello, bello, bello questo secondo volume di Il Canto degli Eroi Dimenticati, in cui l’autrice indaga con spiccata abilità sulla relazione tra onore e amore e sul continuo impatto del passato sul presente, distinguendosi, con la sua scrittura pulita, precisa ed evocativa, soprattutto per la cura dell’ambientazione e per il focus sugli stati d’animo dei personaggi.
Il libro è scritto così bene da essere riuscito a trasportarmi tra le atmosfere nibelungiche anche mentre leggevo in spiaggia (!), e un plauso va anche all’edizione, provvista di mappe, alberi genealogici, indice dei personaggi e glossario. Non vedo l’ora di leggere il terzo volume!
“Se alcuni dimenticano troppo in fretta, per altri il passato pesa come un macigno.”
"'Non dimenticare che i draghi sono parenti stretti dei serpenti. Sono infidi e falsi, e le loro squame sono velenose.' Come quella donna. La donna che gli aveva rovinato la vita, trasformandolo in un capro espiatorio per colpe che non aveva mai commesso."
Se il primo volume de "Il canto degli Eroi Dimenticati" aveva lasciato i lettori con innumerevoli domande aperte, "La Giustizia dei Lupi" non è da meno: gli intrighi che avvolgono gli amati protagonisti della saga si intensificano, dando vita a un vortice sempre più impetuoso e inarrestabile. Gli eventi si susseguono con una rapidità travolgente, legati da un delicato equilibrio di bugie e verità che passano di bocca in bocca, sia tra alleati che tra nemici storici. Ma di chi ci si può davvero fidare?
Questo secondo, intensissimo volume mette ogni personaggio di fronte al peso delle proprie scelte, parole e azioni. Ritornano i protagonisti del primo libro, a partire dai conti Richard e Siegfried, che vivono avventure particolarmente tormentate (non posso svelare troppo: leggete il romanzo e scopritelo voi stessi!), mentre i personaggi secondari del primo volume, come Arnulf, Otto e Theudelind (ai quali sono sempre stato affezionato) assumono un ruolo fondamentale nella trama. Da un lato abbiamo un intricato groviglio di inganni e segreti, dall'altro la ricerca della verità: anche il passaggio al bosco, tema ricorrente in questo volume, aiuterà i protagonisti a scoprire realmente la propria essenza.
Chi ha amato il primo libro non rimarrà deluso, anzi: "La Giustizia dei Lupi" tiene il lettore con il fiato sospeso capitolo dopo capitolo, tra battaglie furiose e rivelazioni inaspettate. Una delle opere più avvincenti degli ultimi anni, appetibile a tutti i palati, ma particolarmente consigliata anche agli appassionati del thriller per il suo ritmo serrato e gli intrecci imprevedibili. Personalmente, credo che alzi l'asticella a un livello ancora superiore rispetto a quello con cui l'autrice si è presentata al suo debutto (e non era cosa da poco riuscirci).
Sono particolarmente grato all'autrice per la sua fiducia: è per me stato un onore curare gli interni di questo volume. Adesso restiamo in attesa della parte conclusiva della storia, per la quale si sono costruite, a questo punto, aspettative altissime, che sicuramente non saranno deluse ⚔️
Il secondo volume della trilogia di ambientazione medievale Il Canto degli Eroi Dimenticati si apre esattamente dove si era concluso il primo: il gruppo di Siegfried von Peilstein, Friedrich von Mörle e Friedhelm von Waldenstein è partito per un lungo viaggio in terra straniera. Il loro compito e obiettivo è quello di mettere fine alla difficile convivenza tra cristiani e pagani slavi. Violenze inaudite si consumano tra le melme della palude, mentre l’atmosfera densa e asfissiante del luogo trascina i personaggi nella paranoia. E nelle loro menti iniziano a sollevarsi le prime domande. Chi è il vero nemico? Come possiamo fidarci di qualcuno, o anche soltanto formare un’opinione su quello che stiamo vivendo, quando tutti i punti di riferimento che avevamo sono andati distrutti e ci troviamo catapultati in un mondo estraneo, incomprensibile, ostile? Come comportarsi quando il nostro stesso schieramento commette atti orribili nel nome di ciò in cui anche noi crediamo? Anche in un contesto tanto estremo, però, c’è qualcuno che cerca di mediare, di trovare un compromesso, un punto d’unione. Agendo non sempre nel modo più corretto, e ricorrendo talvolta alla menzogna, qualcuno riesce a conquistarsi la stima e la fiducia dei tedeschi, impartendo loro una lezione che non dimenticheranno facilmente. Anche chi è rimasto a casa, tra la Baviera e l’Austria, tra tornei, cantori e ricchezze, ha il suo bel daffare a sbrogliare affari spinosi. Anche chi non si è mosso dal proprio luogo di nascita in questo volume vive la distruzione delle proprie certezze e sicurezze. Un mondo conosciuto e familiare che muta e si capovolge, mostrando lati rimasti a lungo celati. Rancori e malcontenti coltivati negli anni che degenerano in conflitti sanguinosi, in un crescendo di violenza destinata ad aumentare. E con il mutare del mondo anche le coscienze subiscono un’evoluzione. La Giustizia dei Lupi alza la posta in gioco: l’atmosfera si incupisce, i sentimenti dei personaggi vengono portati fino all’estremo. I personaggi che abbiamo conosciuto nel primo volume crescono, soffrono, si disilludono, sono costretti a fronteggiare situazioni che mai avrebbero immaginato. Nuovi lati della loro personalità si svelano al lettore, mentre essi prendono consapevolezza che nulla è come sembra e che la realtà è sempre più complessa dei preconcetti e delle semplificazioni che l’essere umano utilizza per riuscire a destreggiarsi nella vita. Richard, Eberhard e Mathilde von Thann, Siegfried von Lebenau, Otto von Finsterwald, Konrad von Peilstein, Arnulf e le Cappe Verdi, tutti saranno chiamati a rispondere a quesiti di difficile risoluzione. Qual è il modo più consono per far prevalere la giustizia? Come bisogna agire quando si è stati ingannati, quando le tutte regole sono saltate? Cosa e quanto si è disposti a sacrificare, pur di (ri)conquistarsi la libertà? Ognuno di loro insegue una verità inafferrabile, che sembra quasi un miraggio: per ogni passo in avanti ne fanno due indietro. E la domanda preponderante nella prima parte del romanzo continua a risuonare fino alla fine: chi è il vero nemico? E forse la verità è che un nemico unico e incontrovertibile non esiste: ogni singolo personaggio in questa storia è il nemico di qualcun altro. E talvolta, per comprendere meglio i mostri che si combattono, la scelta migliore è guardare dentro e intorno a sé, al proprio passato, ai propri errori e scheletri nell’armadio… Se cercate una storia avvincente, popolata da una moltitudine di personaggi tutti diversi tra loro, in un’ambientazione lontana nel tempo e nello spazio che rivive con intensità tra le pagine, con un ritmo narrativo serratissimo e tematiche che vi faranno arrovellare il cervello, Il Canto degli Eroi Dimenticati fa sicuramente al caso vostro!
Questo secondo volume conferma le impressioni del primo. La scrittura di Alice è limpida e scorrevole, nonostante la complessità della trama (e degli intrighi che la compongono). Sempre ottima l'attenzione ai dettagli storici e anche alla descrizione delle situazioni e degli ambienti, che è una cosa che apprezzo molto come lettrice. La trama qui si fa ancora più ingarbugliata, ci sono nuove tessere che si aggiungono al puzzle di questa storia e che spingono a volerne sapere di più. Unico appunto, ci sono un paio di scelte sbrigative che non ho apprezzato tantissimo, ma si tratta di gusto personale e comunque non intaccano il piacere della lettura.