Vademecum per buzzurri
Una guida utilissima per orientarsi nella difficile arte d'arredar casa, ma solo se si è dei rozzi trogloditi totalmente privi di gusto estetico e senso pratico.
L’autrice, una profana che si spaccia per architetto d'interni anche se in realtà è laureata in Economia e non in Architettura, dice d'essersi appassionata alla materia allorquando dovette arredare casa propria, scoprendo così un mucchio di cose interessantissime che prima ignorava, informazioni che ha deciso di condividere con l'universo mondo, prima realizzando un seguitissimo blog e poi dando alle stampe una serie di libri.
Il saggio è strutturato bene, è chiaro, preciso, pieno di nozioni, schematico, di semplice comprensione e di facile applicazione, ideale per chi non sa davvero da dove partire nell'arredar casa, o per chi non ama stare nella propria dimora, la trova respingente, ma non riesce a coglierne il motivo.
Bisogna però rendersi conto che la signora Frida è scandinava e scrive avendo in mente unicamente la casa nordica, perciò alcune delle soluzioni di stile che propone come autentiche furbate sono del tutto inapplicabili da noi mediterranei, come ad esempio l'arredo delle finestre: l'autrice suggerisce infatti d'arredare le nostre finestre di casa, disponendo sul davanzale interno una composizione formata da tre vasi di altezze diverse con a fianco un paio di portacandele, una pila di libri, una scultura e una pianta rampicante che si inerpica lungo lo stipite e si attorciglia alla maniglia, per completare il tutto con un punto luce, un paralume o ancor meglio una vistosa lampada a sospensione proprio davanti alla finestra (sempre da dentro), perché quant’è bello di notte, quando si è all'aperto, vedere una casa con dentro una graziosa lanterna illuminata incorniciata dalla finestra? È bellissimo, hai ragione Frida cara, ma solo se vivi in un presepe oppure nella tundra, dove la temperatura esterna è -25° tutto l'anno e tu quella finestra con davanti tre vasi, due portacandele, sette libri, una scultura, una pianta rampicante tutta aggrovigliata e un lanternone da far invidia a un galeone spagnolo non l'aprirai mai, perché al sol tentare d'impugnare la maniglia la mano ti andrebbe in ipotermia e le falangette ti cadrebbero sparpagliandosi come biglie sul pavimento.
Parlando più seriamente, solo chi abita in una casa con finestre a ghigliottina o con vetrate a ribalta o scorrevoli può permettersi una soluzione del genere, perché riuscirebbe ad aprirle agevolmente anche col davanzale oberato d'oggetti, ma questo dettaglio l'ottima Frida non lo specifica.
A mio avviso resta l'opera di un'autodidatta che affronta con una certa dose d'ingenuità una materia che sicuramente ha imparato a conoscere, ma forse non padroneggia ancora del tutto, giacché si limita a dare una serie di regolette basilari e un po’ asfittiche da applicare pedissequamente in ogni ambiente della casa per migliorarne lo stile, tutte cose che chiunque abbia avuto in sorte le giuste dosi di buon senso e buon gusto, anche senza aver compiuto studi specifici, applica già, più o meno inconsapevolmente, con estrema naturalezza, e probabilmente con risultati pure migliori di quelli auspicabili dando retta a questo manualetto.
(Il capitolo dedicato allo styling della libreria è ridicolo, mi ha portato a dubitare che la cara Frida sia mai stata una lettrice o abbia mai posseduto una collezione di libri)
Alquanto notevole, però, come costei, senza né arte e né parte, sia riuscita a monetizzare e rendere assai fruttuosa una semplice passione nata dal nulla.
In fin dei conti, la laurea in Economia, Business e Management a qualcosa è servita.