Rendere una testimonianza su Carlo Carrà per chi, come me, ha avuto in sorte la possibilità di seguirne il lavoro giorno per giorno durante tanti anni con un interesse anche professionale, significa ricordare nel loro stretto intrecciarsi i due versanti della sua attività, la pittura cioè e la scrittura che ne era un complemento pressoché quotidiano. Carrà lavorava in casa, perfettamente inserito nella realtà della famiglia: non appena ne ha avuto la possibilità, difatti, dal 1929 in poi, ha sempre tenuto lo studio presso l'abitazione, in modo da vivere continuamente a contatto con noi famigliari e al tempo stesso poter riprendere in qualsiasi momento, giorno o notte che fosse, i pennelli in mano: il che accadeva con una certa frequenza. Per temperamento, d'altronde, Carrà non separava vita e lavoro, ma quando dipingeva aveva una straordinaria capacità di isolarsi, riuscendo ad abbassare come delle saracinesche fra sé e gli altri che gli stavano attorno. Dì norma, però, era un uomo metodico nel lavoro: ogni mattina fra le nove e l'una era al cavalletto o allo scrittoio, poi ancora fra le tre e le cinque del pomeriggio, quando usciva per andare a visitare gallerie o a trovare gli amici. Per indole era contrario a ogni atteggiamento da artista romantico, a ogni posa da bohémien. Preferiva considerare il pittore come un operaio che deve agire con metodo, con capacità e con pazienza. E a questa concezione del lavoro Carrà si è sempre attenuto, una concezione che bene si addiceva alle stesse caratteristiche del suo processo creativo: il dato reale era da lui concepito come semplice occasione e stimolo all'invenzione pittorica, premessa a quella operazione mentale giudicata da lui la sola capace di creare l'opera d'arte. Se prendeva appunti 'dal vero', osservando un paesaggio, un gioco di forme o di luci, un rapporto fra toni, l'atteggiamento di una figura umana, un assemblage di oggetti, non voleva mai che l'emozione immediata avesse a prendere il sopravvento: preferiva lasciarla decantare nel tempo attraverso una meditazione distaccata e più 'riposata' (così diceva) nello studio. Poi, al cavalletto, Carrà procedeva lento, studiando con grande pazienza distribuzione spaziale, composizione e disegno, stendendo velatura di colore su velatura, al fine di ottenere le trasparenze desiderate, [...] (Dal testo)