Il cromosoma Y impone regole precise alle quali si deve obbedire. Ma perché agli uomini non è permesso piangere, anche quando sono sopraffatti dal dolore? Perché non possono mostrarsi sensibili ed emotivi? Perché ai ragazzi viene insegnato che non devono chiedere aiuto? In un dialogo appassionato, Alberto Pellai parla agli adolescenti dei temi a loro più vicini come l’amicizia, il sesso, i videogiochi, i social e le dipendenze, e propone un nuovo pensiero “declinato al maschile” ma lontano dagli stereotipi che impongono ai giovani maschi di conquistare la propria identità di genere ispirandosi al mito dell’uomo che non deve chiedere mai né far trapelare le proprie emozioni. Un libro che è anche uno strumento prezioso di educazione emotiva e rispetto, dedicato ai ragazzi di oggi perché non crescano solo come maschi, ma anche come uomini. Uomini veri.
“Questo libro è un invito a riscoprire la bellezza delle emozioni e la forza dei legami autentici. Non vedo l’ora di leggerlo con mio figlio e di discuterne con lui.” Gino Cecchettin
Pellai lo dichiara fin da subito: a scrivere è un maschio, un uomo, un padre e un professionista. Tutte queste identità emergono nel testo, che lascia trasparire soprattutto umanità più che pura scienza. Non c’è presunzione: ci sono invece preoccupazioni sincere e consigli sentiti su un tema che si vede stargli particolarmente a cuore. Per un padre, questo libro può diventare una voce amica, un confronto tra pari; per un ragazzo, non pretende di sostituirsi a una figura paterna, ma si pone come presenza affiancata a essa, almeno nelle intenzioni. Lettura scorrevole, senza approfondimenti/tecnicismi superflui per chi non è del settore.
Da leggere fino a metà. La prima parte è molto calda accogliente e racconta dell’amore. La seconda si perde come al suo solito in beceri moralismi da chi non vuole capire dei fenomeni ma giudicarli con la spocchia tipica della sua generazione. Saltare capitoli su: sigarette, droghe, videogiochi. Pelai poche idee
Un saggio che tratta tematiche importanti in modo interessante e coinvolgente, seppur certi discorsi mi sono tanto suonati come "chiacchiere da bar" (quello riguardo i videogiochi su tutti), alcuni sono stati ben strutturati e mi hanno fatto ragionare su alcune ovvietà che spesso diamo per scontate.
Dei libri di Pellai il più franco, a mio avviso. Il più sincero, forse. Si percepisce qualcosa di più personale e meno professionale, nella scelta delle parole, nella sincerità nell’ esporsi. Molto interessante