Un’opera storico-politica e autobiografica, in cui la storica e germanista Irina Scherbakova intreccia le vicende della Russia con quelle della propria famiglia. Partendo dai ricordi della bisnonna Etlja Jakubson, il libro ripercorre un intero secolo di storia russa, dalla rivoluzione dei bolscevichi di Lenin passando per le purghe di Stalin, fino alle guerre dell’era di Putin. Il punto di vista è quello degli Scherbakov, famiglia ebraica di origini ucraine che dal 1924 al 1945 visse in due stanze del celebre Hotel Lux, l’albergo del Comintern situato a due passi dal Cremlino. Una storia affascinante e suggestiva con cui l’autrice fa rivivere ai lettori le tumultuose vicende della propria famiglia e della politica russa lungo tutto il XX secolo.
Die Geschichte Russlands von der Oktoberrevolution bis zur Gründung vom "Memorial" 1989 und zum Zusammenbruch der Sowjetunion aus Sicht der Intelligenzija. Hier werden neben der beeindruckenden Familiengeschichte Irina Scherbakowas viele andere Dissidenten aus dem Umkreis der Familie vorgestellt. Am Ende waren es mir ein bisschen zu viele. Aus dem verständlichen Wunsch, niemanden zu vergessen, wurden dann sehr viele interessante Menschen sehr kurz abgehandelt.
Was mir im Nachhinein hier und auch beim Narrenschiff von Christoph Hein klar wird: wie identitätsstiftend das System der Unterdrückung war. Und wie seltsam still viele Dissidenten wurden, als dieses System verschwunden war. Wenn in Russland auch nur kurz.
Spero che scrivere questa recensione mi aiuti a schiarirmi le idee. Oggi, infatti, è l'ultimo giorno in cui si possono votare i libri per il premio Friuli Storia e io non sono mai stata così indecisa. Premesso che il libro sull'occupazione del Friuli e del Veneto durante la prima Guerra Mondiale non ha mai avuto alcuna possibilità, quello sul commercio del grano (argomento di cui, francamente, non mi ero mai preoccupata in vita mia) si è rivelato una sorpresa. Complesso sì, ma ricco di informazioni e di spiegazioni.
E arriviamo a questo. Me l'ero lasciata per ultimo perché, mi son detto, magari era quello più interessante da leggere. Forse più leggero. E, per certi versi è stato così.
L'autrice racconta la sua storia, a partire dalla bisnonna e dal paesino di Starodub, dagli anni Trenta fino all'avvento di Putin e alla guerra contro l'Ucraina. Si tratta di una famiglia estremamente fortunata, perché è riuscita a sopravvivere alle purghe di Stalin e tutti i membri più anziani sono morti tra le braccia dei loro cari, cosa che in Russia era piuttosto rara.
Sono ebrei sì, ma sono riusciti a studiare, hanno vissuto all'hotel Lux per qualche anno e hanno avuto contatti con tutti i migliori letterati della Russia. Quindi non proprio contadinotti della taiga. E questo porta di conseguenza a un'apertura mentale e a un modo di pensare diverso rispetto al russo medio.
Si parte con Stalin e la paura continua di essere presi e portati in un gulag. La gente che spariva per non tornare mai. Poi c'è la denuncia di Chruščëv durante il XX Congresso del PCUS e la speranza che qualcosa possa cambiare. Ma tra gelo e disgelo, siamo sempre lì. Brežnev continua su questa linea, fino all'arrivo di Gorbačëv.
E, se l'autrice tanto si dilunga nella prima parte per descrivere le condizioni di vita della sua famiglia ai tempi di Stalin, tanto scorre veloce nel periodo più vicino a noi. Ci sono pochissime pagine dedicate all'euforia portata da Gorbačëv, pochissime menzioni di El'cin e un paio di Putin. Però si sente la delusione per quello che avrebbe potuto essere e non sarà mai. Fino alla decisione definitiva di abbandonare la propria patria. L'idea di glorificare il passato russo, compresi Stalin e la Seconda Guerra Mondiale, sono cose che l'autrice - che ha intervistato tantissimi sopravvissuti ai gulag - fatica a comprendere. Per gente che è cresciuta con una censura feroce e ha poi provato un anelito di libertà, non c'è di peggio che tornare sotto censura.
Interessante ritratto di un mondo che crediamo di conoscere ma che probabilmente non comprendiamo fino in fondo.