L'autrice, oggi diciassettenne, ha scritto questo libro quando aveva sedici anni. In Ore perse, testo-testimonianza allettante e contraddittorio ma anche graffiante, Caterina, figlia di un noto giornalista (Sergio Saviane), è alla ricerca della propria identità, di quella dei suoi amici, del senso della realtà che la circonda. Avere sedici anni è, per Caterina, pigrizia negli atti quotidiani, rapporto conflittuale con i grandi ("i crisantemi"), benevola ironia nei confronti dei genitori, appassionato bisogno di una vita diversa, inclinazione a vivere l'amicizia come un sostituto dell'amore (ma non basta). È vitale necessità di comunicare: male, bene, con poesia.
«Perché fumi?». Allora alzo gli occhi, sorrido e rispondo: «La prima boccata per provare, la seconda per piacere, la terza perché soffro».
Avrei potuto rispondere così anch’io a vent’anni a quella domanda. Una posa, certo, ma anche un certo carattere genuinamente votato alla teatralità un po’ patetica.
A Caterina Saviane, “viene voglia di saltar fuori dalla tomba della (sua) gioventù” in questo libro dalla lingua viva, ostile, inaspettata, tumultuosa. Una ragazza di sedici anni che cerca di dare forma ai suoi pensieri, alla noia borghese che non le appartiene, ma la infesta. La consapevolezza del tempo che scorre, la voglia di non lasciarlo andare, di vivere l’infinito dell’adolescenza e al contempo uno sguardo implacabile e adulto.
Questo è un libro prezioso, frutto di una sensibilità acuminata, così viscerale e poetica da essere universale. La poesia, quello “scrivere andando a capo” è forse la salvezza? Forse. Sicuramente lo è stata. Per Caterina. Per me.
"E sul cuscino bagnato chiudo gli occhi dimenticando ciò che ho perso e che abbiamo perso, ormai, dimenticando tutti i ricordi più belli e più brutti. Ho speranza di sognare. Adesso ho capito tutto. Quando sono sveglia, insieme con voi, russo come un ghiro."
Caterina aveva 15 anni quando iniziò a scrivere questo libro. Non è un romanzo, non è un diario: è la mente di un'adolescente messa su carta. Un'adolescente piena di rabbia, di quella malinconia che non sempre riesce a definire, un'adolescente incredibilmente matura e consapevole che cerca di dare forma ai suoi pensieri per comprenderli e comprendersi.
Il libro esce nel 1978 con una tiratura di 15000 copie, 5 ristampe e poi niente. Quegli strani fenomeni inspiegabili che non fanno che creare un culto. Nel 2023 è stato poi ristampato da Rina Edizioni con una prefazione di Luciano Funetta.
Caterina ha una voce chiara, limpida e incredibilmente personale. È poetica, irriverente, tumultuosa, arrabbiata e ostile ma piena di vita, di voglia di rivalsa. Urla e cerca di farsi spazio attraverso le parole, l'unica arma che possiede.
Questo è un libro prezioso. Certi passaggi hanno quell'ingenuità data dall'età ma raramente durante la lettura ho pensato che stessi leggendo le parole di un'adolescente. Dev'essere stata un'anima davvero difficile, Caterina. Un'amica strana, di quelle silenziose, di quelle che rimuginano in continuazione e che ti guardano storto senza farti mai capire cosa stanno pensando. Mi sono spesso ritrovata in lei. Penso saremmo state amiche. O forse due anime simili avrebbero finito per allontanarsi, chissà.
Caterina è morta nel 1991 a 31 anni, a causa di un'overdose. Che anima gigante aveva, Caterina. Probabilmente troppo grande per riuscire a contenerla tutta.
Chapeau a Caterina per aver scritto questo libro a una così giovane età. Una proprietà di linguaggio ma soprattutto una sensibilità al mondo che io mi sarei sognata a quindici anni.
Questa serie di flussi di coscienza, lunghi pensieri su esperienze quotidiane di un'estate adolescenziale – che comunque di adolescenziale ha ben poco – trasmette in una maniera incredibilmente vivida i tormenti e le sensazioni di una ragazza probabilmente fin troppo matura per la sua età. Cinismo, senso critico, uno sguardo attento su questioni come razzismo, fascismo, femminismo – ma soprattutto uno sguardo un po' giudicante rispetto i suoi coetanei e sul resto della società – sonno tutte caratteristiche di Caterina Saviane che emergono in questo suo primo libro. Eppure, ci sono anche tanto amore, paura – di essere dimenticata o esclusa dai suoi amici e di perderli – rapporti più o meno difficili con la madre e con il padre.
Inutile sottolineare che non esiste trama in questo libro, ma che lo stile di scrittura, vivido, tagliente, insieme a tutte le sensazioni che la scrittrice riesce a trasmettere, sono i veri protagonisti e sono ciò che più conta. Davvero felice di aver conosciuto quest'autrice, forse un po' condannata dall'avere una mente così brillante.
P.S. commento puramente personale: che mood, totale. Mi ha fatto anche tanto ridere. Ti capisco, sorella.
"Ho passato i miei anni ad aspettare sempre qualcosa, che rottura di palle atroce e infinita: chi ha detto che la vita è breve? Quanto deve essere lunga, per una formica, la vita di un uomo. Dove sta scritto che la vita è sacra? Sacra allora è anche la morte, sacro il tempo, l'amore, la solitudine, sacre sono anche le vacche in India."
caterina è una mina inesplosa, pericolosissima; caterina sconfina in tutti i tempi; è poetica, divertente, irriverente e dolcemente triste