L'idea alla base di tutto di certo non è qualcosa di inedito e innovativo (tutt'altro, è piuttosto banale e già letto), tuttavia è un tipo di storia che riesce sempre a intrigarmi.
Purtroppo ho trovato l'esecuzione un po' frettolosa e abbozzata: in questo libro seguiamo le peripezie dell'ennesima protagonista insopportabile, che per suonare sincera e cinica e consapevole della realtà in cui si muove parla (nei dialoghi ma anche nella narrazione, dato che l'unica voce è solo la sua) in maniera del tutto improbabile, cercando di suonare sempre brillante e sopra le righe (il risultato è solo quello di una posa macchiettistica, perché qui a scrivere non è Sally Rooney né Ottessa Moshfegh). Ogni sua affermazione potrebbe essere la storia instagram di una qualsiasi pseudo-influencer che prova a parlare d'attualità ponendosi in contrasto con una visione patinata, ma non c'è mai niente di sincero nelle parole di Azzurra. È tutta costruita, è tutta una posa, e anche i riferimenti culturali "per millennial" sono così insistiti da risultare fastidiosamente falsi, una cornice di apparenze su cui proiettare la visione di sé che si vuole dare ai follower, non qualcosa di reale.
E poi c'è la trama. O meglio, non c'è la trama. C'è un inizio che va in una direzione (spoiler: non quella indicata in quarta di copertina, perché ho la sensazione che il podcast di Azzurra serva solo ad attirare chi segue l'autrice in quanto conduttrice di un podcast, ma Azzurra avrebbe potuto vendere banane al mercato e non sarebbe cambiato nulla per la storia), poi c'è una cesura, un salto nel passato che va a raccontare una storia del tutto diversa e separata dalla prima, e poi c'è un finale che è un'accozzaglia di eventi che non chiudono né risolvono niente.
Insomma, è una lettura che mi ha irritata moltissimo lasciandomi ben poche soddisfazioni.
Salvo la copertina, quella sì, la copertina è davvero bella e accattivante (e fa il suo dovere, dato che ho letto il libro solo grazie alla copertina).