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Fuochi

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Nulla quanto la letteratura sembra in grado di aiutarci a dare forma al presente. Nulla quanto un racconto è capace di restituire un po’ d’ordine al caos apparente. Nasce da qui l’idea di raccogliere in un unico volume, a cura di Marino Sinibaldi e Federico Bona, i testi narrativi che alcune delle migliori voci del nostro paese hanno scritto per la rivista “Sotto il Vulcano” nei suoi quasi tre anni di vita.

Sono storie che annodano fili di cui spesso abbiamo perso i capi, racconti che a volte nascono da una lunga riflessione, a volte dall’intuizione di un attimo, perché “viene un momento,” scrive Marino Sinibaldi nella sua prefazione, “in cui alla letteratura si prova a chiedere qualcosa di diverso dal solito”. Ed essa stessa chiede al lettore una diversa attitudine, come fanno questi racconti, che – incrociando finzione, narrazione, riflessione, informazione – invitano “a guardare e ascoltare, perfino oltre quello che viene detto e scritto, dove sta il mondo nuovo cui questi testi alludono. Un mondo nuovo del quale tutti insieme non tacciono i pericoli, indicando le fratture epocali, le faglie apocalittiche che si aprono, i destini che sono (tornati a essere) privi di ogni sicurezza. Ma nello stesso tempo, già nella fiducia che tutto questo può ancora essere comunicato, narrato e condiviso, questi racconti manifestano l’ambizione di accendere piccole luci nel buio e nell’incertezza, che ci consentano di guardare e guardarci meglio”.

Viene un momento in cui alla letteratura si prova a chiedere qualcosa di diverso.

242 pages, Kindle Edition

Published October 15, 2024

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About the author

Various

455k books1,334 followers
Various is the correct author for any book with multiple unknown authors, and is acceptable for books with multiple known authors, especially if not all are known or the list is very long (over 50).

If an editor is known, however, Various is not necessary. List the name of the editor as the primary author (with role "editor"). Contributing authors' names follow it.

Note: WorldCat is an excellent resource for finding author information and contents of anthologies.

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Profile Image for Gianni Ascione.
197 reviews2 followers
August 26, 2025
Per i nativi digitali la corporeità si è come lateralizzata ed è una delle espressioni possibili del vivere: si è attratti dal mondo, ma anche dalla sua antitesi virtuale; l’interscambiabilità tra le due dimensioni è tale da creare confusione (l’equivoco di Narciso – lo scambio tra inconsistenza e realtà – si ripete). A volte penso che abbiamo popolato la nostra vita di infiniti Tamagotchi, fino a snaturarla e poi l’abbiamo consegnata ai nostri ragazzi. A quel punto loro, senza troppo pensarci, hanno finito per amare l’animaletto alieno come fosse reale, a volte lo hanno amato persino di più, perché più igienico e meno compromettente. Soprattutto perché, dopo l’errore, concedeva una nuova possibilità di cui la realtà è piuttosto avara. Se il Tamagotchi muore, se uccidi il popolo di nemici che ti hanno dichiarato guerra o se lo fai pur senza essere in pericolo, ma per il puro piacere di farlo, non ci saranno comunque punizioni da scontare o giudizi morali da sostenere. Senza corpo non esiste delitto, tantomeno responsabilità. Allora è bene che questa consistenza dolosa e dolente, mai colposa, scompaia nella modalità più indolore: è bene dimenticarsene. Il virtuale muove in questa direzione: mentre familiarizza con l’impossibile spesso corteggiato, mentre impedisce l’esposizione dell’umano all’umano, allena alla deresponsabilizzazione, oltre che alla solitudine.
Quanto più si è acconsentito a questa rapina, tanto più si è neutralizzata la visuale che plasma, e quella sensorialità che fin da bambini spinge a toccare il mondo, ad annusarlo, ad assaporarlo per testarne efficacia e manipolabilità. Privati del bisogno di agire verso il tangibile e di farne esperienza, come molti di noi prima di loro, i giovani sono rimasti soli, al pari di Narciso; chiusi in una giovinezza faticosa, perché costretta a una difficile mediazione tra la presunta onnipotenza del
virtuale e la concreta precarietà del reale.
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