Ora sai che questa è la tua storia. Non puoi cambiarla, non puoi indugiare nel desiderio che sia diversa. Hai un ruolo in questo tu sei una chiave e, senza di me, non avresti potuto esserlo. Non lo desideri? Non ha importanza, non è più solo la tua storia. Per onorare i morti, devi salvare i vivi.
*4,25/5* Questo è un libro che stavo attendendo moltissimo. Il primo è stato una scoperta piacevole e apprezzatissima, quindi ero particolarmente in hype per il secondo. Non sono rimasta delusa. La forza più grande della storia sono ə personaggə e i rapporti che nascono e si instaurano tra di loro. Riprendendo degli archetipi ben precisi, con le loro azioni e la loro personalità vanno a dare nuova vita e spessore a modelli già visti. Non c'è scontatezza. Qui si sente il peso di quanto visssuto in precedenza e tuttə - Deva, Bram, la mia amata Évanette - proseguono su un cammino che cementa certi loro tratti ma che, allo stesso tempo, lascia spazio per un'ulteriore crescita. Sono innamorata di ognuno di loro (dell'Astromante un po' di più♡). Anche i nuovi arrivi riescono a far affezionare chi legge, tuttavia qui entra in gioco il difetto maggiore del libro: la rapidità. De "Le cinque rive", uno degli aspetti che avevo preferito era il fatto che la narrazione si prendesse tutto il tempo necessario per raccontare vicende e vissuti; si avvertiva il tempo del viaggio. In questo secondo volume, invece, si percepisce la fretta (anche proprio per quanto riguarda gli spostamenti fisici in sé, ma da apprezzare le soluzioni ben congegnate trovate per ogni personaggio). La sensazione è quella di aver ricevuto condensati il secondo e il terzo capitolo di una saga. Forse perché amo così tanto questo mondo avrei voluto che "La terza gemma" fosse davvero il secondo di tre; in questo modo si avrebbe avuto più tempo per conoscere Ryu, Rahie (aiutatemi sulla pronuncia, please), la stessa Sarshan, e si sarebbe arrivati al finale con ancora più tensione per le sorti dei protagonistə. La conclusione, comunque, rende giustizia a tutto ciò che vi conduce - impresa non semplice - e ripaga della velocità con cui ci si arriva. Mi mancherà un sacco. Lo stile è sempre evocativo e ammiro la capacità di rendere palpabili le sensazioni, nonché l'affrontare temi sensibili della nostra contemporaneità in modo delicato ma estremamente impattante. Ci sono parecchi passaggi da sottolineare e rileggere. Io ribadisco quanto questa storia mi abbia catturata ed esprimo la mia gratitudine per aver visto pubblicare in Italia da un'autrice italiana un fantasy degno di questo nome.
Dopo Le cinque rive avevo aspettative molto alte sul suo seguito. Sono state amaramente deluse. Il primo atto di questa dilogia è il miglior fantasy italiano che ho letto finora, di qualità nettamente superiore ad altri che invece sono ben più celebrati per ragioni che francamente trovo misteriose, come Per aspera ad astra. Le cinque rive è un libro ben scritto, ben pensato, ben strutturato. La terza gemma è tutto il contrario: sciatto, improvvisato, privo di profondità, privo di eventi. Non esiste una trama, in questo libro, non succede assolutamente nulla e quel poco che succede sembra buttato lì a caso tanto per chiudere la dilogia. A cominciare da Rahie, che dovrebbe essere un personaggio fondamentale, sebbene sia un deus ex machina creato appositamente per risolvere "il problema" del quale avrei fatto a meno. Non ha un minimo di caratterizzazione, di personalità, di background. Non sappiamo nulla di lei, se non il dato essenziale che ci fa capire che sarà la chiave di volta della faccenda. Le sue uniche caratteristiche sono essere antipatica e sarcastica. Quando appare tira fuori due battute acide e poi scompare di nuovo. Non potevo crederci mentre leggevo, non mi sembrava possibile che l'autrice del primo libro avesse scritto un sequel così insoddisfacente. Ho avuto la brutta sensazione che non sapesse cosa scrivere, come riempire il secondo e ultimo volume, che volesse togliersi di torno questa storia senza metterci impegno, tanto per chiuderla. Magari non è così, ma purtroppo la sensazione che trasmette La terza gemma è questa. Ed è un peccato enorme, perché chi ha scritto Le cinque rive ha talento e siccome non mi pare possibile che la capacità di scrittura si volatilizzi nel giro di un anno e mezzo, deduco che dietro questo fallimento ci sia soprattutto una mancanza di impegno. Che peccato, che enorme spreco per una dilogia che poteva essere meravigliosa. Rahie! Ma come si può scrivere un personaggio così, santo cielo? E l'editor dov'era, non ha detto nulla? Gli andava bene? Com’è possibile?
Mi trovo in difficoltà a giudicare questo libro. Non appena ho visto che era uscito non volevo l'ora di leggerlo, memore della simpatica lettura che era stata il primo (nonostante i problemi sul finale), e difatti durante la lettura sono stata contenta di re-immergermi nelle atmosfere delle cinque rive e ritrovare personaggi familiari. Ho anche molto apprezzato alcune scelte narrative iniziali, come il fatto che la barriera (che avevo trovato un espediente cheap nel primo) stia causando una serie notevole di problemi, i dubbi di Deva sulla sua storia d'amore, i problemi di Bram a riadattarsi alla vita.
Tuttavia, a mente fredda, è un disastro narrativo, dove la trama è "all over the place". La parte di Evanette, che è stata la mia preferita, anche qui la si può togliere dalla trama e questa va avanti per conto suo. I nuovi personaggi introdotti sono mal approfonditi, di fatto la terza gemma si riduce a un convenientissimo deus ex machina per risolvere la storia (non diversamente dal primo, solo che qui in maniera definitiva), il contrasto tra Deva e Sarshan esplode in un episodio senza senso e la storia è così rapida che se durante la lettura uno si sente coinvolto poi di fatto non rimane nulla. Soprattutto, si è persa tutta la tematica interessante nel primo libro, sostituita da... nulla? Non lo so, ho avuto l'impressione che l'autrice avesse un'idea in mente su tematica e sull'evoluzione dei personaggi, ma per qualche ragione questa non si sente assolutamente durante la trama. E così, mentre il finale del primo libro era bruttarello ma il senso la storia ce l'aveva, qui non c'è. Forse una trama di così ampio respiro avrebbe meritato più spazio. Un gran peccato.
“Ora che solo il dolore restava - tanto acuto, perfido, annichilente - lei era davanti a qualcosa di conosciuto e, conoscendolo, sapeva che sarebbe stato possibile superarlo. Detestava saperlo. Voleva davvero sprofondare nel nulla, non dover fare quell'immensa fatica di entrare nel lutto e attraversarlo, come un fiume nero che mai avrebbe cessato di scorrerle dentro, e le si sarebbe aperto comunque sotto ai piedi in momenti Imprevedibili accompagnandola sempre.”
Il mio viaggio nelle rive si è concluso ed è stato emozionante. Mi piace molto lo stile di scrittura dell'autrice, scorrevole e piacevole per la gran parte del tempo per poi intervallare riflessioni profonde che toccano le corde del cuore.
Purtroppo però devo ammettere che anche io ho preferito il primo libro al secondo. Dopo la grande battaglia nel finale del primo posso capire che vi sia un momento di "quiete" utile sia ai personaggi per assorbire la portata dell'evento, sia a stabilire le nuove tattiche di gioco. Ho trovato però questa tempistica troppo lunga rispetto al momento dell'azione e della conclusione finale. Se qui troviamo un Bram molto più consapevole, abbiamo invece Deva che diventa irriconoscibile completamente soggiogata al fascino dell'imperatrice e dei personaggi secondari poco approfonditi.
La storia vera e propria prende avvio dopo la metà del libro quando i personaggi iniziano a muoversi e abbiamo un po' di azione: la sirena, feer e la reunion. Infatti ho divorato gli ultimi capitoli ritrovando ciò che stavo aspettando di leggere fin dall'inizio.
Mi ha davvero commossa la risoluzione non scontata tra Bram e Deva, ma soprattutto ciò che Evanette riesce a fare per liberarsi dai suoi demoni.
In conclusione posso dire che è una bella dilogia che consiglierei di leggere: per il Wordbuilding costruito davvero bene, per lo stile narrativo e per l'Astromante ♥️.
Solo a fine libro mi sono accorta che la storia era davvero finita, che non ci sarebbero stati altri volumi, come invece mi ero immaginata. Ho apprezzato il ritmo dato dall'autrice e l'epilogo per i vari personaggi, alcune cose un pochino sbrigative, come i viaggi velocissimi da una parte all'altra del mondo ma ci sta, tutto sommato. Avrei voluto leggere di più, avrei voluto andare più lentamente, ma la storia è stata una calamita.
3 + ⭐️ É sempre difficile finire una saga. Fantasy poi! E devo dire che Cecilia Santamaria ha portato a termine il compito piuttosto bene. Ci si poteva prendere più tempo nella seconda parte della narrazione e nel finale, ma non mi ha disturbato troppo. Non trovo grossi difetti se non purtroppo che avendo detestato la relazione di Sarshan e Deva, non sono riuscita a godere del romanzo come avrei voluto.
Così come Le Cinque Rive anche La Terza Gemma mi ha lasciata stupita e ammaliata dalla bellezza della storia, la descrizione dei dettagli. Come primo fantasy scritto io direi che è un gran successo. Complimenti!!
Che brutta sensazione quella che si prova quando il primo libro di una serie ci è piaciuto tantissimo e, leggendo il secondo, ci rendiamo conto che quest'ultimo non è affatto all'altezza delle aspettative che avevamo. Lì dove di epicità "Le Cinque Rive" era pieno, "La Terza Gemma" è stata invece una lettura pressappoco noiosa. Ciò che avevo tanto amato nella prima parte della storia, la relazione tra Deva e Sarshan, così inaspettata ma allo steso tempo assolutamente funzionante, qui è stata completamente sprecata; il loro rapporto aveva un potenziale che poche volte ho visto nelle coppie librose, ma purtroppo in questo secondo volume le due non solo hanno pochissime scene insieme, ma quelle poche non sono nemmeno così armoniose come avrei voluto. C'è da dire però che l'autrice ha gestito molto bene le reunion tra Deva, Evanette e Bran, così uniti nel primo volume che qui si ritrovano per la maggior parte del libro separati, dei quali ci vengono raccontate comunque le gesta nel corso della storia. E proprio qui si presenta uno dei problemi fondamentali che mi hanno dato fastidio durante la lettura: dovendo seguire tre storyline parallele ma separate, i cambi di scena, come sappiamo, sono necessari, ma ne "La Terza Gemma" avvengono in modo così repentino che non si fa in tempo a spostare il cervello su una certa parte della storia che già siamo passati alla prossima; insomma, neanche un capitolo intero dedicato ad uno dei tre personaggi principali, che già si parla di qualcun altro. Questo ha fatto si che la lettura risultasse molto spezzettata e, almeno personalmente, queste cose fanno si che la mia attenzione dilaghi. Con un finale giustamente dolceamaro, questo libri purtroppo non è stato affatto all'altezza de "Le Cinque Rive".