Come aveva fatto con La società signorile di massa, anche in questo libro Luca Ricolfi inventa una categoria sociologica nuova – il follemente corretto – per descrivere un fenomeno prepotentemente esploso negli ultimi dieci anni. Il politicamente corretto era nato, negli anni ’70, con lo scopo di promuovere coesione sociale e rispetto dei soggetti più deboli. Ma la sua metamorfosi in follemente corretto, resa possibile dalla straordinaria espansione delle reti di comunicazione e dei social, ha finito per ottenere l’effetto il nuovo credo non solo restringe drammaticamente la nostra libertà di espressione, ma genera profonde fratture sociali che favoriscono l’ascesa di una nuova élite, autoreferenziale e lontanissima dal vivo sentire dei ceti popolari. L’autore conduce questa riflessione sia in termini fenomenologici – raccogliendo e raccontando decine di casi emblematici che mostrano il follemente corretto in azione – sia in termini analitici, mettendo a nudo il meccanismo che lo genera e ne assicura la propagazione. Luca Ricolfi affonda la critica in modo inesorabile, coraggioso, contro-intuivo, non risparmiando la politica, la scuola, l’economia, i social network, i nuovi poteri forti che, in nome dell’inclusione, stanno alimentando forme inedite di esclusione ed emarginazione dei più deboli.
Luca Ostilio Ricolfi (Torino, 1950) è un sociologo italiano.
Al 2011, è professore ordinario di Psicometria presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Torino, responsabile scientifico dell'"Osservatorio del Nord Ovest", direttore della rivista di analisi elettorale Polena e membro dell’EAS (European Academy of Sociology). È inoltre editorialista di La Stampa e tiene una rubrica su Panorama.
Ha scritto testi universitari di statistica e numerose opere di saggistica riguardanti l'analisi della scena politica italiana (tratto da wikipedia)
È il terzo libro di Ricolfi che leggo. Ed è il secondo che mi delude. O meglio, il libro è anche carino, si nota il rigore scientifico del docente universitario e del sociologo, ciononostante ci sono passaggi che reputo imperdonabili. Intendo l'appoggio incondizionato alla parte dell'aggressore nel conflitto israelo-palestinese, il sostegno al catcalling, l'appoggio a Carini nel caso controverso delle Olimpiadi, o la negazione di un'esistenza "trans". Spesso sembra di leggere più il pamphlet di un uomo di una certa età che non si sa adeguare al tempo che evolve più che a un sacrosanto scritto solo il follemente corretto. Non mi sento di dargli meno di 3 stelle perché mi ha comunque offerto spunti interessanti anche se gira intorno sempre agli stessi 3/4 esempi e casi studio.
4 stelle perché apprezzo il tentativo dell'autore di mettere ordine in un tema complesso e variabile come il "politicamente corretto" ed è sicuramente una impresa che va premiata. Tuttavia l'ho trovato molto aneddotico, per lo meno nella prima parte. O meglio pur intraprendendo una analisi antropologia e sociologica di certi argomenti in modo coerente ed interessante supporta le proprie affermazioni troppo spesso basandosi su degli episodi molto esemplificativi ma che in grande numero rischiano di dare quell'effetto di "libro che raccoglie le notizie degli ultimi 10 anni nel quale si può notare la contraddittorietà del linguaggio inclusivo". Ma come dicevo all'inizio tra una notizia ed un esempio ci sono delle riflessioni più che valide e coerenti che mettono un minimo di ordine e analisi su di un fenomeno così stratificato e complesso. Non entro nel merito "scientifico" e morale in quanto non sono né sociologo, né antropologo, ma nel complesso questa lettura offre interessanti spunti di lettura e analisi su fenomeni a cui assistiamo quotidianamente che sotto a buone intenzioni e a dei validi valori, nascondono spesso contraddizioni, confusioni e "logiche" piegate alla causa.
"...sempre più spesso, inclusione significa invasione degli spazi delle donne: una deriva che piace a poche, ma di cui quasi nessuna trova il coraggio di parlare in pubblico."
"...la domanda delle domande: non siamo pronti alle grandi battaglie di civiltà perché siamo ancora barbari? O è perché non tutte quelle battaglie sono di civiltà?"
Molto interessante e con molti spunti di riflessione anche se su alcune tematiche mi ha lasciato un po’ perplessa (ad esempio la riflessione sulla pugile Khelif e le donne israeliane).
Un campionario ampio del fenomeno del politicamente corretto sorretto da un'analisi critica che merita di essere letta anche da chi sostiene politiche inclusive.
Un saggio sulle degenerazioni del politicamente corretto degli ultimi decenni. Un faro sulle contraddizioni interne di questo nuovo "credo", capace di plasmare economia, cultura, società e politica. Molti gli effetti negativi che il nuovo linguaggio "inclusivo" determina per chi non lo vuole o non può/sa maneggiarlo.