Arnolph Archilochos, sottocontabile in un’azienda che produce mitragliatrici e cannoni atomici, è pingue, occhialuto, inibito. Nulla che lasci intuire le sue remote origini greche. La sua mesta esistenza è puntellata da valori inscalfibili, incarnati da un pantheon personale che include il presidente della Repubblica, il capo spirituale della setta cui è affiliato e l’industriale Petit-Paysan per cui lavora. Un uomo ligio e insignificante, insomma. Una mezza calzetta, secondo alcuni. Almeno fino a quando Archilochos non decide di pubblicare un laconico annuncio, «Greco cerca greca», che – si augura – gli consentirà di trovare moglie e insieme di riannodare i rapporti con la radiosa patria che non ha mai conosciuto. E l’impensabile accade. La giovane donna che si presenta a lui, Chloé Saloniki, non solo è abbagliante di bellezza ed eleganza, ma trasforma di colpo il timido contabile in un uomo facoltoso, potente, ossequiato – fulcro di un consesso sociale che lo aveva sino allora ignorato e calpestato. Quando finalmente Archilochos scoprirà le ragioni di questa miracolosa metamorfosi, il sistema «consolidato, puntuale, etico, gerarchico» che lo sorreggeva andrà in pezzi. E non meno sbalorditivi saranno i successivi sviluppi. Il mondo che questa favola incantevole e feroce raffigura – il nostro mondo – è del resto non meno assurdo che allarmante, e il sarcasmo incendiario di Dürrenmatt incenerisce tutto nel falso decoro borghese e conformismo religioso, impostura politica e aneliti rivoluzionari, rigorismo morale e paternalismo imprenditoriale. Tutto tranne forse l’amore – l’amore che non teme la verità.
Friedrich Dürrenmatt (1921 – 1990) was a Swiss author and dramatist.
Dürrenmatt was born in the Emmental (canton of Bern), the son of a Protestant pastor. His grandfather Ulrich Dürrenmatt was a conservative politician. The family moved to Bern in 1935. Dürrenmatt began to study philosophy and German language and literature at the University of Zurich in 1941, but moved to the University of Bern after one semester. In 1943 he decided to become an author and dramatist and dropped his academic career. In 1945-46, he wrote his first play, "It is written". On October 11 1946 he married actress Lotti Geissler. She died in 1983 and Dürrenmatt was married again to another actress, Charlotte Kerr, the following year.
He was a proponent of epic theater whose plays reflected the recent experiences of World War II. The politically active author gained fame largely due to his avant-garde dramas, philosophically deep crime novels, and often macabre satire. One of his leading sentences was: "A story is not finished, until it has taken the worst turn". Dürrenmatt was a member of the Gruppe Olten.
“È molto più difficile sopportare la fortuna che la sfortuna...”
Avendo letto e molto apprezzato i più famosi romanzi di Durrenmatt di impronta poliziesca (“La promessa, Il giudice e il suo boia, Il sospetto, Giustizia”), particolarmente avvincenti e originali nel trasgredire i canoni tradizionali del genere, sono rimasto sorpreso dall’apparente anomalia di quest’opera, un apologo umoristico che evolve in una favola dai risvolti quasi farseschi.
Ragionando a posteriori è pur vero che alcuni tratti dello stile e dell’ispirazione del grande autore svizzero sono comunque ben presenti, primo fra tutti il dominio del Caso nelle vicende umane o il rovesciamento delle situazioni che travolge il protagonista e con lui anche il lettore costantemente sbalordito dalla direzione che il racconto assume in un crescendo da commedia degli equivoci.
Ma poiché i romanzi citati in premessa sono circonfusi dall’atmosfera claustrofobica degli ambienti (“Il sospetto”) o dal carattere ossessivo del protagonista (“La promessa”, che ritengo il culmine della creatività di Durrenmatt), mai mi sarei aspettato di sorridere a più riprese durante la lettura.
La storia dell’ineffabile Arnolph Archilocos, sottocontabile in una grande azienda e addetto al “commercio di forcipi nel cantone Appenzell”, sconcertante a partire dal nome e dall’attività del protagonista, procede per progressivi colpi di scena scanditi con la puntualità di un orologio (svizzero, of course…). Tuttavia, dietro la parabola materiale e psicologica di Arnolph, il romanzo contiene una pungente vena satirica che ridicolizza i capisaldi dell’integrità elvetica: dal decoro borghese al conformismo religioso, dal paternalismo imprenditoriale alla falsità politica, senza risparmiare nemmeno le velleità rivoluzionarie impersonate dalla figura dell’anarchico Fahrcks.
Forse per le aspettative create dalla costruzione precedente, mi è sembrato un po’ abborracciato e sbrigativo il finale che, invece di culminare in un botto, ci lascia con un retrogusto un tantino dolciastro, ma del resto Durrenmatt non sarebbe Durrenmatt se conducesse il racconto nella direzione che ci si aspetta…
Sono stata fortemente incuriosita dal titolo, che è il pretesto da cui prende forma tutta la storia. Storia a tratti assurda surreale, la cui ambientazione ha per me qualcosa del 1984 di Orwell …il reparto forcipi della ditta Petit-Paysan e tutta la struttura organizzativa che le dà forma, il protagonista Archilochos e la sua misera mansarda, il suo mondo consolidato, puntuale, etico, gerarchico che pare in antitesi con la forza dell’amore e con il caos dei sentimenti, ha per me un vago richiamo al Winston Smith, oscuro funzionario di basso livello del Ministero della Verità…anche nel romanzo di Orwell, seppur di altra profondità, la forza dell’amore ed il caos dei sentimenti sono la forza che mina la certezza di un sistema precostituito e falso. Per Durrenmatt la storia è un pretesto per stigmatizzare perbenismo ed ipocrisia della società contemporanea, della borghesia e delle istituzioni che la governano; il richiamo alla Grecia sembra quasi solo un artifizio narrativo per porre in antitesi l’Archilochos mediocre, ingenuo e insignificante del prima, con Ares, dio greco della guerra, di cui assume l’aspetto coraggioso, dopo aver scoperto la verità ed aver deciso di farsi guidare dall’amore che vede, il solo che conta! Questa lettura mi ha fatto venir voglia di scoprire altri scritti di Durrenmatt
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Questo è stato il mio primo approccio a Dürrenmatt e devo dire che mi ha intrigato; l'ironia cinica e pungente che permea l'opera mi ha più volte fatto ridere a voce alta, ma subito dopo sono stata colpita dalla coda avvelenata della realtà, così perfettamente rappresentata nella sua ipocrisia dalle vicende del protagonista, Arnolph Archilocos. Il lettore assiste alla progressiva distruzione delle - poche, ma solo apparentemente incrollabili - credenze di Archilocos con rassegnazione (
"Lei ha ricevuto una grazia. L'origine di questa grazia può essere di due specie, e dipende da lei quale: l'amore, se lei crede a questo amore, o il male, se lei non crede a questo amore. L'amore è un miracolo che è sempre possibile, il male una realtà che è sempre presente. La giustizia condanna il male, la speranza vuole correggerlo e l'amore lo ignora. Solo l'amore è jn grafo di accettare la grazia così com'è. Non c'è niente di più difficile, lo so. Il mondo è spaventoso e privo di senso. La speranza che ci sia un senso dietro l'assurdo, dietro tutte queste cose spaventose la conservano solo quelli che, nonostante tutto, amano".
Durrenmatt non si smentisce e non perdona. In questo lungo, paradossale racconto non salva nessuno: i poteri costituiti vengono crudelmente sbeffeggiati ma, ancor di più, il sarcasmo di Durrenmatt colpisce la morale comune ed il conformismo della società borghese, il perbenismo come obiettivo di vita. Si distinguono solo le due figure femminili: ciò che viene comunemente additato come contrario alle virtù rappresenta in realtà l'unica, salvifica libertà.
3.75/5 divertentissimo e molto pungente, ha una comicità che ricorda (secondo me, ovviamente) una via di mezzo fra gogol’ e calvino, bello il messaggio finale, ho riso tantissimo lui scrive benissimo comunque 🎀