Su questo libro sono capace solo di scrivere pensieri sparsi, perchè è impossibile fare una recensione in stile classico e soprattutto con totale imparzialità. Del resto, non credo che sia possibile scrivere in assoluto delle recensioni imparziali e avulse dal sentimento, perchè qualsiasi cosa leggiamo DEVE per forza stimolare in noi del sentimento, qualsiasi esso sia. Se un libro non riesce a fare questo, ha già fallito in partenza.
"She and her crawlies, all of them crawlies, filthy rotten repulsive vile violent wicked depraved little crawlies, menaced upright women and harrowed polite society."
"Metal from heaven" è un sentimento su carta. È lotta, è ideale, è sogno, è delirio, è vendetta, è sangue, è sesso e coltello, è brutalità, ma soprattutto è amore e rabbia. È un inno alla rabbia e all'amore, tutte e due insieme, due sentimenti inscindibili che si uniscono dentro la protagonista/voce narrante, Marney Honeycutt: operaia minorenne, vittima del lavoro, resa orfana dal padrone e dalle forze di polizia, idealista, anarchica, ragazza, compagna, butch, bandita. Tutto si condensa dentro di lei e anche noi, mentre leggiamo, ci condensiamo dentro di lei.
È come se diventassimo noi stessi un pezzo dell'interiorità di Marney. Il racconto in seconda e prima persona è rivolto sia a una persona esterna a cui Marney fa da narratrice sia a sé stessa e a noi che facciamo parte di lei. Non è la storia di ciascuno di noi ma è una storia che abbraccia tutti noi come massa. In quanto tale, siamo invitati a ricordare. Come se questa fosse veramente la nostra storia collettiva.
"Metal from heaven" è innanzitutto un libro politico, su questo non si può nè avere dubbi nè minimizzare. È stato pensato in questa ottica, è stato scritto da una determinata prospettiva, radicale, cosciente, consapevole, che non ha paura a mostrarsi per quello che è. È sentimento e ideologia, e per quanto mi riguarda così come riguarda A. Clarke, queste due cose vanno di paripasso. L'ideologia non è una brutta parola, ma lo diventa quando non ha sentimento, quando non ha passione, perchè in quel caso diventa dogma disumano e disumanizzante.
Già con una serie come "Baru Cormorant" (guarda caso citata nei ringraziamenti), una serie fantasy basata tutta sulla politica e sul sentimento, è chiaro che un romanzo fantasy può essere veramente definito politico solo nella misura in cui presenta una vera contrapposizione politica. La politica non è un cambio di potere, è un cambio di prospettiva, di regime, un rovesciamento di ciò che c'era prima. È soprattutto la lotta tra prospettive diverse, ma VERAMENTE diverse. Ma in "Metal from heaven" si fa un salto ulteriore.
Il collettivismo di cui parlavo (il "tu" che diventa "io" che diventa "noi") non è solo una questione politica. O meglio, lo è ma se si considera il secondo elemento di rilievo del romanzo: lo sfruttamento della Terra, delle risorse, che è un tutt'uno con lo sfruttamento delle masse. Non dovrebbe sorprendere, nè dovrebbe essere una novità nel fantasy, dove questo nesso viene stabilito e descritto da moltissimo tempo, ma il problema è che questo rimane sempre relegato a un mero aspetto estetico e di trama. Se è relegato nel fantasy, allora non può essere preso sul serio, è una banalizzazione. Purtroppo sappiamo bene che questo è uno scotto che il fantasy deve pagare, quello di essere visto esclusivamente come evasione.
Quindi, il legame tra sfruttamento delle risorse e sfruttamento delle masse. Vorrei essere più precisa e dire sfruttamento dei lavoratori. Degli operai, che ultimamente sembra diventata una parola di cui vergognarsi. Non si tratta di tipologie separate. Se guardiamo all'inquinamento causato dall'ILVA o in scala terribilmente maggiore alle miniere di cobalto del Congo, ci rendiamo conto che salute, inquinamento e impoverimento sono intrecciati. Su questo non posso dire troppo per rischio spoiler, ma è una chiave di lettura che va tenuta in mente mentre si sprofonda nelle pagine di questo libro, perchè è una componente essenziale della trama.
Il terzo aspetto fondamentale è quello del lesbismo, e non come mero e generico orientamento sessuale contrapposto a un ancora più generica, occidentalista e classista eterosessualità. Mi riferisco al lesbismo come cultura. Perchè sì, è in questo modo che penso (come molte altre persone) che andrebbe visto.
Mi vergogno e al tempo stesso mi irrito al dover precisare che "Metal from heaven" NON È un romance, e non per antipatia verso il romance, ma per quello che ho appena ribadito prima: la presenza di personaggi lesbici non è per forza legata al dramma e al romanticismo. Una persona lesbica è lesbica indipendentemente dalle relazioni amorose, come se poi fosse così semplice incasellare il concetto d'amore. Del resto, l'ho detto all'inizio che "Metal from heaven" riguarda anche l'amore, ma pure la rabbia. Questo è il motivo della mia irritazione quando parlando di "Gideon la Nona" la gente si aspetta un romance o qualcosa di simile solo perchè si parla di "necromanti lesbiche" e no, io non sono affatto convinta che sia un blurb sbagliato perchè appunto il lesbismo è (almeno in parte) una cultura. L'argomento è fin troppo vasto e poi qui si andrebbe fuori tema.
"Metal from heaven" è un inno al lesbismo in tutte le sue forme. È sanguinoso, è sporco, è incredibilmente sensuale, ed è militante. I richiami a "Stone Butch Blues" di Leslie Feirnberg non si contano e li ho colti ancora prima di ritrovarlo tra i ringraziamenti (li ho colti grazie alle lacrime agli occhi, ormai ho il radar ipersensibile per questo libro). Se non sapete cos'è e quanto sia importante il libro di Feirnberg, vi consiglio di cercarlo o di leggerlo.
Non si fa l'errore in questo libro l'errore di attribuire il lesbismo solo a una parte, quella di Marney, ma A. Clarke ha dipinto molto bene la contrapposizione, che esiste realmente, con il cosidetto "imperialismo gay" (borghese, capitalista, spesso intellettualoide, moderato e funzionale al potere poichè ben inserito tra i suoi ingranaggi e da esso tollerato perchè non rappresenta un pericolo), quello che comunemente viene chiamato "rainbow washing".
E allora al potere, o meglio sottomesse al potere e ben inserite nei suoi ingranaggi di guerra, di sfruttamento e di arricchimento sfrenato, si trovano altri personaggi lesbici, tutte con una loro personalità, le loro motivazioni e i loro scopi, ma è la loro rappresentazione a colpire per l'estremo realismo: tutte in contrapposizone tra di loro per mantenere la ricchezza e il potere, alcune credono davvero nel loro paternalismo progressista, ma sono tutte pronte a costituire un blocco unico di rispettabilità e coesione per distinguersi dalle "crawleys", le sporche, radicali lesbiche di ogni genere (sì ho detto genere) della classe operaia, quelle che fanno funzionare le loro fabbriche e quelle che assaltano i treni.
Questo libro è un viaggio allucinante. La compresenza e la fusione di io/tu/noi, l'ubriacatura di voglie e di rabbia e di lotta, tutto ciò conduce a non capire a fondo quello che succede, e al tempo stesso capisci tutto perché non è con la testa che devi comprendere, ma con il cuore. La rivoluzione è prima di tutto cuore, è uno stato d'animo, ed è con il cuore che capisci quello che stai leggendo. In questo è complice anche un lessico complicato, corposo, che mette a dura prova chi non è madrelingua, ma alla fine anche se non hai capito ogni singola parola non importa perché il cuore le ha capite. Ha una sonorità perfetta, una melodia struggente e incalzante che toglie il respiro. Capitoli molto lunghi che si prendono il loro tempo e che suonano come un inno.