“L’odio, la divisione e la vendetta non fanno che avvelenare la speranza, e ci portano via tutto ciò che invece magari vorremmo difendere, che amiamo.”
Nel giorno della notizia della sua morte, prendo in mano questo suo testamento spirituale, prima autobiografia pubblicata da un pontefice, mentre era ancora in vita.
Di origini piemontesi, nato a Buenos Aires, dal temperamento forte, Francesco era prima di tutto un uomo dalla grande fede.
Tanti gli aneddoti narrati, dai racconti scritti in gioventù e inviati a Borges che li apprezzò molto, agli studi nella scuola tecnica come chimico, al suo essere radicato alle sue origini piemontesi, al suo essere cittadino nell’animo. Un uomo dalle idee rivoluzionarie
“Confondere unità con uniformità è una diabolica tentazione. L’unità non è un simulacro di integrazione forzata né di emarginazione armonizzatrice. Piuttosto, è una diversità riconciliata. L’unità di chi si ascolta e si rispetta è l’unica arma che abbiamo contro la “deforestazione”, e in primo luogo la deforestazione della speranza e della coscienza. La verità, una verità drammatica e urgente, è che oggi abbiamo enormemente bisogno di quella saggezza, di quelle conoscenze, e persino del tesoro doloroso di quelle ferite. Per questo ho detto sommessamente ai giovani dei popoli originari: non rassegnatevi a ciò che sta succedendo. Non rinunciate alla vostra vita e ai vostri sogni. Preparatevi, formatevi, ma per favore, non rinunciate all’eredità dei vostri nonni, dei vostri antenati. Perché il mondo ha terribilmente bisogno di voi, e abbiamo bisogno di voi così come siete. Diventate nostri maestri: la crisi ambientale che viviamo, una delle più grandi della storia, e le sue radici umane e sociali, ci toccano tutti e ci interpellano. Non possiamo più far finta di niente.”
Un racconto che ripercorre tutta la sua vita, un sacerdote, un credente, che ha bisogno della comunità, dell’essere missionario, come dell’aria per respirare.
Sono passati dodici anni dal giorno della sua proclamazione
“C’è una bella espressione nei Fioretti di San Francesco: «Sappi che la cortesia è una delle proprietà di Dio […] e la cortesia è sorella della carità, la quale spegne l’odio e conserva l’amore». Se la realtà che viviamo sa essere violenta e arrogante, vuol dire che c’è bisogno di molta più cortesia: partendo dalle famiglie, partendo da noi.
Era anche questo, semplicemente, il significato del mio «Buonasera» detto a ciascuno dei fratelli e delle sorelle quando, il 13 marzo 2013, mi sono affacciato per la prima volta al balcone di San Pietro come Vescovo di Roma, un vescovo che i mei fratelli cardinali erano andati a prendere quasi alla fine del mondo.”
E adesso?
Siamo un po’ tutti orfani oggi.
Il Signore ha permesso che lui lasciasse questo mondo, il giorno del lunedì dell’Angelo, il giorno in cui Gesù Risorto si manifesta alle donne.
Scrive il curatore, Carlo Musso, alla fine del libro
“Se c’è una parola che la sua figura incarna, che mi è tornata più volte alla mente nel susseguirsi degli incontri e nel procedere del lavoro, insieme all’immagine di un’autentica umiltà, è: avanti! Un uomo nato nel 1936 che, se si volta indietro, è solo per lanciare ancor più avanti lo sguardo.
Allo stesso modo, queste pagine sono state scritte con lo spirito del servizio e con il desiderio appassionato di tramandare due delle cose più durature che gli esseri umani possano lasciare in eredità: radici e ali.”
Abbiamo bisogno di custodire l’insegnamento di Papa Francesco. Il mondo ha bisogno di uomini come lui.
E ora lui veglia su di noi dall’alto. La Chiesa ha bisogno di un uomo rivoluzionario come lui, una Chiesa che sappia andare fino alla fine del mondo.
Sursum corda, dunque.
“Bisogna essere umili, lasciare spazio al Signore, non alle nostre finte sicurezze.
Non è debolezza la tenerezza: è vera forza.
È la strada che hanno percorso gli uomini e le donne più forti e coraggiosi. Percorriamola, lottiamo con tenerezza e con coraggio.
Percorretela, lottate con tenerezza e con coraggio… Io sono solo un passo.”