«Dobbiamo molto al libro. La vita intellettuale degli uomini ha avuto nel libro il suo utensile più versatile e insieme il suo emblema più glorioso. La vita emotiva, interiore, degli uomini ha trovato nei libri quella comprensione, quel colloquio, quell’intima rispondenza a sé che non sempre gli altri uomini sono stati in grado di offrire. Un simile riconoscimento che confina con la riconoscenza non ci autorizza però né a perseverare nelle illusioni né ad avvolgere noi stessi e il libro in una nebbiosa retorica. Al contrario, possiamo usarlo – lui, il libro – per fare quello che gli è sempre riuscito meglio. E cioè indagare, ricercare, discernere e, alla fine, capire, conoscere. E preservare, salvare. Questo, infatti, è stato il suo ufficio, la sua fortuna e la sua gloria».
Gian Arturo Ferrari (Gallarate, 1944), dopo la laurea in Lettere classiche all’Università di Pavia (dove era alunno del Collegio Ghislieri) ha perseguito per un certo tratto una doppia vita. Da un lato l’insegnamento universitario, come professore di Storia del pensiero scientifico, sempre presso l’Università di Pavia. Dall’altro l’apprendistato editoriale, prima con Edgardo Macorini alla est Mondadori, poi per un decennio, come stretto collaboratore di Paolo Boringhieri. Editor della Saggistica Mondadori nel 1984, direttore dei Libri Rizzoli nel 1986, rientrato in Mondadori nel 1988, con il 1989 ha scelto l’editoria libraria come propria unica vita e si è dimesso dall’Università. Direttore dei Libri Mondadori nei primi anni novanta, è stato dal 1997 al 2009 direttore generale della divisione Libri Mondadori, che comprendeva, oltre a Mondadori, Einaudi, Electa, Sperling&Kupfer, Edumond e, più tardi, Piemme. Dal 2010 al 2014 ha presieduto il Centro per il libro e la lettura, presso il Ministero dei Beni e delle Attività culturali.
Una lettura molto gradevole, istruttiva. Che il libro avesse dietro di sé una storia complessa era scontato. Ma qui l'autore ci porta dagli albori della scrittura fino agli ebook, mostrandoci le alternanze di input concettuali e tecnologici che porteranno al libro così come ancora lo intendiamo noi, con le sue strutture imprenditoriali e manageriali, fatte di ruoli che nascono, brillano e decadono. Non mi addentro nei contenuti, ti lascio al piacere della scoperta.
Alcune considerazioni, in accordo e in disaccordo.
-Sugli ebook e sull'esaltazione di chi immagina la scomparsa del cartaceo come imminente. Concordo con l'autore che il processo sarà lungo, a maggior ragione nel nostro paese che non eccelle nelle statistiche di lettura. Non vedo, però, il nesso con la rivoluzione precedente, quella della stampa a caratteri mobili data molto più attiva ed incisiva, perché si parla di contesti diversi. Da noi la scelta degli ebook è opzionale rispetto alla carta, invece nel 1500, pochissimi potevano permettersi il lusso di possedere un libro. Inoltre, i ritmi che impone il contemporaneo non sono così facilmente assimilabili. La maggior parte delle persone è spesso in difficoltà a seguire la modernità e il paragone con il telefono cellulare non regge perché chiunque sa digitare su una tastiera, anche le persone meno acculturate che una volta composto il numero, possono anche parlare in dialetto stretto e farsi capire dall'interlocutore. Quello che da Gutemberg in poi è successo, ha impiegato almeno 400 anni a stabilizzarsi; oggigiorno cambiamenti tecnologici sostanziali avvengono al ritmo della radice quadrata di quel numero. Difficile tenere il passo e difficile scardinare abitudini consolidate e proporne di nuove. Inoltre è ancora diffusa l'idea che se si posseggono libri si possiede anche la conoscenza, (nelle interviste ai politici lo sfondo è sempre una libreria). Il mio parere è che i libri o ebook bisogna leggerli per riuscirne a catturare solo una piccola briciola di quella conoscenza. E' comunque rassicurante che almeno la Scienza passi ormai sul digitale. Questa è una buona notizia.
-Sui libri Ferrari fa la mia stessa distinzione chiamando "veri" quelli visibili che si trovano nelle librerie, quelli che raccontano l'umanità nel suo progredire culturale. In verità per me "veri" sono pure quelli scientifici, quelli in cima allo zigurat. Metto invece tra quelli sofisticati i testi scolastici, per ragioni molto semplici: la prima è che non è più proponibile fare una didattica partendo da strutture e contenuti standardizzati; secondo perché un insegnante deve essere capace di progettare il suo lavoro prendendo spunto dai primi, quelli "veri" e adattare in termini metodologici quelle conoscenze ai propri studenti. E questa non è un'idea balorda o utopica, e la dimostrazione sta nel fatto che i libri di testo usati, molto più spesso non usati, finiscono nel bidone della spazzatura, quello bianco della differenziata, perché riusciamo pure a dare un senso ecologico allo spreco.
Un libro sui libri, e questo per chi li ama già è un’ottima notizia. Il testo è diviso in tre parti. La prima parte si occupa del libro nel mondo antico, la seconda parte del libro da Gutemberg all’età moderna, la terza prende in considerazione l’ebook ed i formati digitali. Tutto parte dalla nascita della scrittura, in origine impiegata per fare di conto si è poi evoluta al sistema fonetico che noi conosciamo, il nostro bello ed elegante alfabeto. Si passa poi all’esame dei vari supporti di scrittura: la tavoletta, il papiro, la pergamena e la carta. E sono proprio gli strumenti e le tecniche utilizzate a dar forma fisica al libro: dal volumen, al codice sino ad approdare alla forma tradizionale avvenuta con l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutemberg. Il testo si conclude con un esame della fortun e del futuro dell’ebook. Tutti questi passaggi sono ampiamente accompagnati nel testo da notizie riguardanti il metodo di fruizione del libro dall’antichità ad oggi. Un piccolo esempio è che per i Greci la vera scuola era orale e tenevano i libri in secondo piano, questo perché solo il dialogo era capace di apportare conoscenza conservando l’eterno mutare della vita. Per questo nell’antichità il libro si leggeva rigorosamente ad alta voce. Nel libro troverete molte altre notizie succulente sui libri; viene preso in esame anche il ruolo dell’autore e dell’editore, del mercato e dell’industria libraria. Mi è piaciuta molto una frase dell’autore: amare i libri significa non possederli tutti. Finisco dicendo che chi non legge non sa cosa si perde!
“Il libro, lui stesso, è un gesto di ottimismo, di fiducia nella volontà degli uomini di dirsi, di raccontarsi, di raccontare quello che si è visto e scoperto. E insieme un gesto di fiducia nel desiderio di ascoltare, disposti a dimenticare se stessi per il piacere di immedesimarsi, di diventare altri. Il libro è uno scambio del meglio che abbiamo e che riceviamo. Il libro è un dono.”
Ferrari disegna e presenta, da un punto di vista editoriale, la storia del libro. Parte dalla fondamentale suddivisione in 3 libri: il primo è il manoscritto, raccontato fin dalle origini nel corso del mondo antico e dal fascino di libri copiati a mano, unici pur riportando lo stesso testo. Poi il secondo libro, il libro stampato. Qui ripercorre la storia di moltissimi secoli, dalla nascita della stampa fino alla grande editoria del secolo scorso. Per ultimo il terzo, il libro elettronico, destinato a cambiare, e non annullare, il panorama editoriale del futuro.
L'autore è chiaro, spiegando in modo accessibile il complicato campo editoriale mondiale. Privilegiando la forma cartacea con a tratti una qualche malinconia ("è vero che dalla cima del Cervino alle sei di mattina posso acquistare -con l'ebook si intende- qualsiasi libro mi venga in mente. Ma devo averlo in mente, devo saperlo prima. Non ho quel senso di scoperta della libreria. Non m'innamoro."), non si arrende però all'idea di un declino inevitabile, bensì sottolinea la necessità di nuove idee e nuova creatività che dovranno subentrare nel parlare di libri (se vogliamo in larga scala, e non qualcosa di nicchia) in futuro.
Con ironia, Ferrari riesce, in questo suo libretto, a delineare perfettamente la storia che ha portato il libro e il suo genere migliore, il romanzo, ad essere una merce più che un prodotto culturale. Per le sifde con il futuro, non perde la speranza perché sa che il libro sarà sempre un dono, in ogni sua forma.
Dotto, piacevole, illuminato, visionario. Questo "libretto", come lo definisce il geniale e colto autore, non può e non deve mancare nella biblioteca di un vero appassionato di libri.