Nell’autunno del 1977, la tredicenne Clémence assiste al trasloco della nonna rimasta vedova. L’attesa presenza di Vincent, suo zio, sembra elettrizzare l’intera famiglia. Vincent ha un talento per piacere e farsi amare dalle donne; è riuscito in tutto, ed è l’oggetto della prima infatuazione adolescenziale di Clémence che, cinque anni dopo, ne diventa l’amante occasionale. Una volta venuta allo scoperto, la vicenda si trasforma in un ‘affare di famiglia’ e a farne le spese sarà solo Clémence, lasciando spazio a insospettabili indulgenze anche da parte di altre donne, come Nancy, madre di Vincent e nonna di Clémence.Kramer continua la sua analisi delle implacabili logiche intrafamiliari, toccando anche temi sensibili come la sottomissione femminile nei rapporti di coppia o l’aborto, evitando semplificazioni, così da far emergere – come sempre nella produzione krameriana – la complessità e l’assenza di giudizio. è la costruzione sessuata del desiderio ad essere al centro del libro, così come lo statuto del consenso e del desiderio femminile. Si tratta insomma di indagare, non per scusare o condannare, i rapporti uomo-donna e anche temi scottanti come le sottili molestie sessuali in ambito non solo famigliare e il fine vita come scelta di libertà faticosamente accettata.
1)troppi nomi i cui legami e status sociale all’interno della storia si delineano in corso d’opera, quindi starci dietro diventa veramente complesso (alcuni compaiono letteralmente per una vicenda poi mai più.) 2)la sintassi é qualcosa che non si affronta. Non c’è un discorso diretto, non c’è un discorso indiretto. Tante virgole, tanti punti, il soggetto viene detto sette righe prima poi cambia dal complemento oggetto o d’agente, è terrificante. È stancante leggere una storia così, soprattutto se devi fare delle pausa e leggere il libro su più giorni (come è fisiologico accada). Se perdi il filo sei letteralmente fottuto. È un flusso di coscienza in cui si cambia punto di vista, discorso, salti temporali mai delineati, è atroce. Non credo leggerò mai più questa autrice. Nessun personaggio mi è rimasto impresso. Nella mia mente è tutto un calderone di individui che si spingono per arrivare primi dentro al supermercato durante il black friday
3)unica nota positiva: si possono sollevare diversi temi affrontati durante questa storia. Ma affrontati in modo superficiale: lo stupr0, la violenza domestica, l’aborto, il matrimonio, l’eutanasia, il libero arbitrio, la famiglia, l’infelicità, la malattia. Magari con un gruppo di lettura la conversazione potrebbe affrontare questi punti che l’autrice ha toccato di striscio.
Irritante, spiazzante, a tratti malinconico. La scrittura non sempre chiara rende a volte difficoltoso seguire il filo del discorso, capire chi sta parlando, chi è l'interlocutore, se si tratta di una vicenda del presente o un ricordo acceso da qualche associazione col passato. È un romanzo che innervosisce, infastidisce, agita. Riflessioni interessanti sul fine vita, sulla maternità, sulle relazioni, soprattutto in sistemi familiari in cui si perpetuano dinamiche disfunzionali, basate sulla complicità codarda del silenzio, di chi si nasconde dietro una apparente pietà verso le debolezze dell'altro, meccanismo che si rivela poi essere una continua creazione di alibi e giustificazioni per non aprire gli occhi sulla realtà, un continuare a incolpare le vittime e non i carnefici. Dolori incomunicabili e verità che si sceglie di non comunicare; volontà di proteggere le nefandezze della propria famiglia, per proteggere, alla fine, se stessi.