“Un sentimento di pura felicità – felicità assoluta! – come se uno, di colpo, avesse inghiottito un frammento di quel sole.”
“Ci sono scritture che corrono al margine dell’esistenza, e ne costituiscono l’essenza. Scritture cosparse di scorie di vita che brucia. Scritture che del dolore del vivere colgono la fiamma abbagliante. E bruciano chi legge.” A questo genere di scritture, spiega Nadia Fusini, appartiene quella di Katherine Mansfield, magnifica narratrice, di cui solo in tempi recenti è iniziata una vera riscoperta in Italia. In questa raccolta, curata da Sara De Simone e da lei tradotta insieme con Nadia Fusini, viene offerta ai lettori un’inedita selezione dei suoi racconti, aggregati intorno a quattro Il romanzo familiare; Amanti, amiche, sorelle; Donne sole; La vita, la morte. Mettendo in luce alcune delle immagini ricorrenti e dei temi più significativi, questi racconti offrono un distillato dell’universo narrativo di Katherine Mansfield, restituendo tutta l’intensità di una voce che ha saputo portare sulla pagina, come suggerisce Sara De Simone, “la vita della vita”, “quel sussulto, quella scossa, il fremito della cosa che esiste”.
Kathleen Mansfield Murry (née Beauchamp) was a prominent New Zealand modernist writer of short fiction who wrote under the pen name of Katherine Mansfield.
Katherine Mansfield is widely considered one of the best short story writers of her period. A number of her works, including "Miss Brill", "Prelude", "The Garden Party", "The Doll's House", and later works such as "The Fly", are frequently collected in short story anthologies. Mansfield also proved ahead of her time in her adoration of Russian playwright and short story writer Anton Chekhov, and incorporated some of his themes and techniques into her writing.
Katherine Mansfield was part of a "new dawn" in English literature with T.S. Eliot, James Joyce and Virginia Woolf. She was associated with the brilliant group of writers who made the London of the period the centre of the literary world.
Nevertheless, Mansfield was a New Zealand writer - she could not have written as she did had she not gone to live in England and France, but she could not have done her best work if she had not had firm roots in her native land. She used her memories in her writing from the beginning, people, the places, even the colloquial speech of the country form the fabric of much of her best work.
Mansfield's stories were the first of significance in English to be written without a conventional plot. Supplanting the strictly structured plots of her predecessors in the genre (Edgar Allan Poe, Rudyard Kipling, H. G. Wells), Mansfield concentrated on one moment, a crisis or a turning point, rather than on a sequence of events. The plot is secondary to mood and characters. The stories are innovative in many other ways. They feature simple things - a doll's house or a charwoman. Her imagery, frequently from nature, flowers, wind and colours, set the scene with which readers can identify easily.
Themes too are universal: human isolation, the questioning of traditional roles of men and women in society, the conflict between love and disillusionment, idealism and reality, beauty and ugliness, joy and suffering, and the inevitability of these paradoxes. Oblique narration (influenced by Chekhov but certainly developed by Mansfield) includes the use of symbolism - the doll's house lamp, the fly, the pear tree - hinting at the hidden layers of meaning. Suggestion and implication replace direct detail.
Sono pochissimi gli scrittori che riescono a fermare sulla pagina il fremito delle cose che esistono. Tra questi c'è Katherine Mansfield che, nei suoi libri, pone al centro quella che Sara De Simone, curatrice di una nuova edizione di racconti per Feltrinelli, chiama "vita della vita".
In questa raccolta, curata da Sara De Simone e da lei tradotta insieme con Nadia Fusini, viene offerta ai lettori un’inedita selezione dei suoi racconti, aggregati intorno a quattro nuclei: Il romanzo familiare; Amanti, amiche, sorelle; Donne sole; La vita, la morte.
“Per Mansfield, nata nel 1888 a Wellington ed emigrata a Londra appena ventenne, scrivere significa diventare la cosa di cui si scrive. E diventarlo a tal punto da essere più cosa della cosa stessa, così ricreandola. È la lezione che ha appreso dai pittori post-impressionisti esposti nella celebre e scandalosa mostra del 1910 alle Grafton Galleries di Londra: Cézanne, Gauguin, Van Gogh, Matisse, presentati per la prima volta nella capitale inglese, avevano attirato le folle e scioccato il pubblico. C’era chi gridava all’oltraggio, chi sputava sulle tele, chi rideva, e chi invece come Katherine Mansfield e Virginia Woolf prendeva appunti, imparando qualcosa che avrebbe trasformato per sempre la propria idea di scrittura. I quadri dei post-impressionisti non si limitavano a rappresentare la realtà, la creavano”.
E aggiunge
“[…]con l’inestimabile contributo di Nadia Fusini, ha significato per chi scrive quest’articolo l’immersione in un mondo narrativo popolato da minuscole e febbrili presenze, da repentine variazioni di luce e colore, da piccole ma decisive rivelazioni che cambiano il destino. Provare a restituire la ricchezza, l’esattezza, la dirompenza della lingua di Mansfield, il suo straordinario orecchio musicale, la sua capacità di rendere alla perfezione i timbri e le cadenze dei personaggi che abitano i suoi racconti, è croce e delizia per chi traduce”.
Nadia Fusini dall’altra, in un altro articolo comparso su tuttolibri il 2 novembre 2024 e tratto dal suo saggio all’interno della medesima raccolta, così scrive
“[…]la creazione poetica assolve al suo significato profondo in quanto favorisce la realizzazione di un intento, o scopo, o fine ultimo: ci invita a condividere un’esperienza, che accomuna chi scrive e chi legge nell’universalità del riconoscimento dell’esperienza umana come fondamentalmente incentrata sul terrore e sulla pietà.”
“Che sia una tragedia, che sia un racconto, che sia un dipinto, c’è nel passaggio dalla realtà alla sua rappresentazione uno scarto, che è anche un miracolo. (…) “Catartico” è il giusto termine, quando si intenda per catarsi non solo la liberazione da un trauma, ma l’evacuazione che si attua nel momento in cui alla mente riaffiora il ricordo del trauma, e un’energia si libera che per metamorfosi ricrea l’opera stessa, il racconto, che non è più quel che è davvero successo, ma nella fantasia si è trasformato e ora nella lingua risorge”.
Chi si avvicina come lettore per la prima volta alla scrittura della Mansfield troverà nelle indicazioni delle due curatrici e traduttrici una chiave di lettura illuminante.
"Nel silenzio, e sotto il suo dito, il papavero sembrò animarsi. Poteva sentire al tatto i petali setosi, viscosi, lo stelo peloso come la buccia dell'uva spina, la foglia ruvida e il bocciolo smaltato ancora chiuso. Le cose avevano un modo tutto loro di prendere vita".
Scrittrice superba, vivace e unica: questa è Katherine Mansfield, scomparsa troppo presto ma che ha lasciato una traccia indelebile nella letteratura del Novecento, non solo in quella femminile. Personaggio inquieto, sempre alla ricerca di qualcosa, del benessere, quasi vagabondo anche per motivi di salute, per tutta la sua breve ma intensa vita, Mansfield con i suoi racconti brevi o brevissimi, riesce a pennellare personaggi e ambienti con maestria, lucidità e modernità. Le traduttrici: Sara De Simone, già autrice del bellissimo "Nessuna come lei. Katherine Mansfield e Virginia Woolf: storia di un’amicizia" all'inizio del libro consegna ai lettori delle indicazioni sull'autrice, così come una lucida e densa biografia della stessa, mentre Nadia Fusini, termina il volume con un breve saggio sul romanzo familiare, spaziando da Freud fino ai giorni nostri, riprendendo i primi tre racconti della raccolta. Il libro si divide in quattro sezioni: Il romanzo familiare; Amanti, amiche e sorelle; Donne sole; La vita, la morte. Troviamo figure di donne tutte diverse tra loro, con tante ensibilità e tanti vissuti: madri che non amano i figli, nonne che sferruzzano a maglia e che contemporaneamente spiegano alla nipotina il significato della morte e della vita, figlie impaurite anche solo dall'ombra o dal ricordo paterni, donne con una non vita che vivono solo per la passeggiata domenicale per poter sfoggiare la pelliccetta spelacchiata o che hanno come compagno perfetto solo un canarino, una donna annoiata e vuota che fugge annichilita alla notizia della morte del figlio del parrucchiere. La bravura di KM è quella di saper trasmettere al lettore una quantità di sentimenti, di ambientazioni con un breve tratto di penna, di far risaltare il carattere e le peculiarità di ogni personaggio con una scrittura veloce, bruciante, asciutta ma allo stesso tempo profonda: la scrittura per Mansfield era la vita stessa e ciò traspare in ogni riga scritta da lei. C'è tanta passione per ogni aspetto della vita e dell'ambiente che la circonda. La poetica di Mansfield vuole creare e non "rappresentare", fino al punto che per lei "scrivere la cosa" è "diventare la cosa": il lettore percepisce la sua immersione totale nelle storie che racconta. Per amore della scrittura e della libertà Mansfield abbandonerà la Nuova Zelanda, che le rimarrà sempre nel cuore e che la descriverà magistralmente e con tanta nostalgia in alcuni racconti, la famiglia benestante e con essa il suo nome e cognome rivendicando con i suoi racconti le sue scelte di vita.