Federico I, imperatore, re di Germania, Italia, Borgogna. Per alcuni, un monarca universale, conosciuto e amato anche nel più profondo dell'Asia, scomparso da martire alla crociate, un monarca leggendario, morto, come Artù, soltanto in apparenza, addormentato in una montagna in attesa di ridestarsi. Per altri, lo scomunicato che lacera la Chiesa con uno scisma, il tiranno che rade al suolo le città italiane. Dante lo definisce "Buono". Carducci vede in lui il nemico spietato di ogni libertà da affrontare "a lancia e spada", i romantici tedeschi ne hanno fatto un mito, un nuovo Sigfrido. Chi era il realtà Federico I, detto il Barbarossa, quali erano i tempi in cui visse e agì, quali i costumi, le tradizioni della sua corte? In questa biografia di Franco Cardini, la figura dell'imperatore, spogliata di ogni leggenda, rivive inquadrata nella realtà del suo tempo, rivive nella sua umanità, nella sua quotidianità, nella sua verità, lontana, difficile da affermare e definire come è di molte verità.
Franco Cardini (Firenze, 1940) è uno storico e saggista italiano. Laureato in storia medievale presso l’Università di Firenze attualmente è professore emerito presso l’Istituto di Scienze Umane e Sociali (Scuola Normale Superiore). Ha scritto numerosi libri e pubblicazioni.
Un bel frutto avvelenato questo saggio. La parabola terrena del grande Federico I Hohenstaufen, detto il Barbarossa, narrata con competenza assoluta e con dovizia di particolari. Non solo i fatti e le armi ma il complesso scenario del Mondo del XII secolo. La capacita' di Cardini di inquadrare gli avvenimenti nel panorama complessivo dell'epoca e' davvero notevole. Dove sta quindi la "velenosita'" del libro? Proprio in questa strabordante competenza e passione per il personaggio e per l'epoca in questione. Si fatica spesso a padroneggiare i mille fili che l'autore tesse contemporaneamente ma si avverte al contempo l'ebbrezza di un flusso clamoroso di dati che ti vengono proposti. Federico, mundi domine, appare veramente tangibile, vivo forse anche nei pensieri e dubbi, stanti le non cosi' numerose fonti. Il vero punto dolente (che non so se e' da riferire solo all'edizione in particolare) e' la scarsita' di cartografia. Cio' che c'e' e' totalmente inadeguata alla potenza di fuoco delle descrizioni cardiniane.