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Il tempo delle chiavi: L'omicidio Ramelli e la stagione dell'intolleranza

In Italia l'intolleranza, la violenza politica e il terrorismo hanno caratterizzato tutti gli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Dalla strage di piazza Fontana allo smantellamento delle organizzazioni armate di sinistra e di destra sono trascorsi ben 13 anni. 13 anni di stragi, omicidi, ferimenti, mutilazioni, attentati dinamitardi, scontri, devastazioni. 13 anni di violenze fisiche e psicologiche, pubbliche e private.
A Milano, nel 1975, in una città plumbea avvolta in una morsa di estremismo, Sergio Ramelli - uno studente di destra di diciotto anni - viene aggredito a colpi di chiavi inglesi da un gruppo di militanti della sinistra extraparlamentare, morendo dopo 47 giorni di agonia. Un agguato in piena regola finito in tragedia. Con uno stile cinematografico che ricorda i film di Elio Petri, Nicola Rao ricostruisce i giorni, le settimane, i mesi, gli anni degli scontri, delle manifestazioni, della guerra di strada, delle spedizioni punitive nella città meneghina; delle centinaia di aggressioni con chiavi inglesi, organizzate da gruppi dell'ultrasinistra; dei feriti, dei morti e dei processi a seguito dei fatti di sangue; moltissimi documenti archiviati e rinvenuti per la prima volta, testimonianze inedite, di ieri e di oggi, di protagonisti più o meno conosciuti, di chi c'era e ricorda. Il tempo delle chiavi è un libro coraggioso che, a distanza di ormai cinquant'anni, indaga e denuncia non solo i colpevoli e i conniventi, ma il grande processo di rimozione che buona parte della società italiana attuò consapevolmente o inconsapevolmente.

299 pages, Kindle Edition

Published October 22, 2024

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Nicola Rao

9 books

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September 2, 2026
Il punto di rottura

Odore di umido, polvere di piombo e sputi sul cemento delle fermate dell'ATM. Milano anni Settanta non è una teoria politica: è il rumore dei vespini che rallentano prima di una chiave inglese Hazet 36 sferrata sul cranio, è il sapore di metallo in bocca dopo una corsa a perdifiato, il sudore dentro i giacconi di pelle o le coperte di lana grezza.

La storia di Sergio Ramelli – militante del Fronte della Gioventù senza trascorsi violenti, segnato a morte a diciotto anni dopo che un suo tema scolastico contro le BR finì in una bacheca di scuola – finisce in una pozza sul marciapiede e in un'agonia di quarantasette giorni in ospedale scandita dai cori di scherno sotto le finestre della corsia, prima di morire nell'aprile del '75.
Il testo funziona perché sbatte in faccia il clima da cani rabbiosi che c'era attorno e la scia di sangue che ne è seguita. Non si salvano i "buoni" e non ci sono martiri da cartolina: solo ragazzini impregnati di ideologia barbara, aule scolastiche che puzzano di fumo e cortei dove la violenza era l'unica moneta di scambio spendibile per sentirsi vivi.

L'agguato non è un evento isolato, è il punto di rottura definitivo: la dimostrazione fisica che la politica era diventata una faccenda da macello urbano, priva di qualsiasi dignità. Un corto circuito che dura ancora oggi, dove persino la memoria e il ricordo di quel passato continuano a dividere le piazze.

Rao non cerca la bella pagina, restituisce la misura di una stagione. Un resoconto su come un'intera generazione si sia divisa tra carnefici e vittime, lasciando sul campo solo macerie. L'opera punta dritta al suo obiettivo dichiarato: ricostruire la matrice dell'agguato a Ramelli e sviscerare la macchina d'odio della sinistra extraparlamentare di quegli anni. Resta la consapevolezza di trovarsi davanti a un pezzo di storia isolato dal resto: uno squarcio necessario sull'orrore subito da un ragazzo, che però lascia sullo sfondo la ferocia speculare che insanguinava le stesse strade.
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