Jump to ratings and reviews
Rate this book

Dickens

Rate this book
È difficile comprendere pienamente cosa Charles Dickens abbia rappresentato per i suoi contemporanei. Forse solo un autentico "old Dickensian" poteva sapere con quale trepidazione gli inglesi aspettassero i fascicoli azzurri con le nuove puntate del "Circolo Picwick". Basti pensare che la prima uscita fu stampata in quattrocento esemplari, la quindicesima in quarantamila. Quando Dickens lo lesse in pubblico, l'Inghilterra andò in delirio e le sale furono prese d'assalto. "L'effetto di un fenomeno letterario di tali proporzioni, sia dal punto di vista della diffusione che del coinvolgimento emotivo esercitato sul pubblico" scrive Zweig "può realizzarsi solo in concomitanza della presenza di due elementi perlopiù divergenti: la presenza di uno spirito geniale che riesca a inserirsi nella tradizione di un'epoca". Pur annoverandolo, insieme a Balzac e Dostoevskij, tra i tre maggiori narratori ottocenteschi, lo scrittore austriaco non gli risparmia qualche bordata: "Soddisfatto nei confini della propria cultura nazionale, mai ha sentito l'esigenza di trasgredire la misura artistica, morale o estetica dell'Inghilterra. Non si pose come un rivoluzionario." Eppure, alla fine, all'"inesauribile poeta" che fu Dickens, Zweig perdona anche questo, perché; "solo quando si detesta la stupida ipocrisia della cultura vittoriana si può valutare giustamente il genio di un artista che ha trasformato la più insignificante delle vite in poesia".

54 pages, Paperback

First published January 1, 2013

1 person is currently reading
57 people want to read

About the author

Stefan Zweig

2,218 books10.7k followers
Stefan Zweig was one of the world's most famous writers during the 1920s and 1930s, especially in the U.S., South America, and Europe. He produced novels, plays, biographies, and journalist pieces. Among his most famous works are Beware of Pity, Letter from an Unknown Woman, and Mary, Queen of Scotland and the Isles. He and his second wife committed suicide in 1942.
Zweig studied in Austria, France, and Germany before settling in Salzburg in 1913. In 1934, driven into exile by the Nazis, he emigrated to England and then, in 1940, to Brazil by way of New York. Finding only growing loneliness and disillusionment in their new surroundings, he and his second wife committed suicide.
Zweig's interest in psychology and the teachings of Sigmund Freud led to his most characteristic work, the subtle portrayal of character. Zweig's essays include studies of Honoré de Balzac, Charles Dickens, and Fyodor Dostoevsky (Drei Meister, 1920; Three Masters) and of Friedrich Hölderlin, Heinrich von Kleist, and Friedrich Nietzsche (Der Kampf mit dem Dämon, 1925; Master Builders). He achieved popularity with Sternstunden der Menschheit (1928; The Tide of Fortune), five historical portraits in miniature. He wrote full-scale, intuitive rather than objective, biographies of the French statesman Joseph Fouché (1929), Mary Stuart (1935), and others. His stories include those in Verwirrung der Gefühle (1925; Conflicts). He also wrote a psychological novel, Ungeduld des Herzens (1938; Beware of Pity), and translated works of Charles Baudelaire, Paul Verlaine, and Emile Verhaeren.
Most recently, his works provided the inspiration for 2014 film The Grand Budapest Hotel.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
14 (32%)
4 stars
20 (46%)
3 stars
8 (18%)
2 stars
1 (2%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for Celeste   Corrêa .
381 reviews330 followers
July 27, 2021
Não é uma biografia no sentido tradicional do termo pois não é uma narração da vida de Dickens - poucos são os eventos referidos. Trata-se de uma apreciação crítica da obra literária, sua importância e legado.

Nasceu em 1812. Encontra-se sepultado na abadia de Westminster, o panteão de Inglaterra, entre Shakespeare e Fielding. Depois de uma infância triste, foi estenógrafo no parlamento e, para aumentar o seu rendimento, começou a colaborar com um jornal publicando os primeiros cadernos de «Pickwick-Club», um êxito sem precedentes.

«Pickwick» semearam o riso e a alegria, o pequeno Nicolau Nikleby, o pobre Oliver Twist e outras personagens passaram fronteiras e, como escreve Zweig, em todos os seus livros «vive sempre um riso feliz.»

A fama de Dickens eclipsou a de Walter Scott e é o contista mais amado e festejado do mundo inglês coincidindo com as necessidades da sua época e a tradição inglesa, a mais forte, a mais vitoriosa do mundo – mas também a mais perigosa do mundo pois limita a arte.
Dickens estava à vontade na tradição inglesa mas o seu génio foi condicionado por uma Inglaterra pouco favorável: quer dizer, a era da rainha Vitória.
Se Shakespeare encarna a Inglaterra heroica da rainha Isabel, forte, ávida e de força transbordante, Dickens é o símbolo da Inglaterra vitoriana: burguesa, branda, maternal.

«Tal como Shakespeare é o orgulho da Inglaterra, ávida de ambição, Dickens é a prudência da Inglaterra saciada.»

Dickens não pedia muito à vida e os seus heróis são como ele. Não queria perturbar, nem reconstruir, mas simplesmente mostrar, melhorar a ordem social contemporânea.
A justiça presente nos seus livros exerce uma função social útil: a piedade e a bondade em Inglaterra tornam-se maiores; graças a Dickens, a sorte de muitos pobres e infelizes foi melhorada.

«Eu sei que estes efeitos extraliterários nada têm a ver com a apreciação estética de uma obra de arte, mas são importantes porque mostram que toda a obra verdadeiramente grande produz também mudanças no mundo real, fora do mundo da ficção onde cada vontade criadora pode desenvolver-se com uma liberdade mágica.»

Uns criam o poder, os outros a paz. Dickens marcou poeticamente um momento de paz no mundo. Dickens é a alegria de viver e voltará sempre do seu esquecimento quando os homens tiverem necessidade de alegria e quando fatigados das tragédias da paixão, quiserem ouvir, mesmo nas coisas mais ténues, a música misteriosa da poesia.
Profile Image for Dagio_maya .
1,124 reviews354 followers
September 30, 2021
In questo breve saggio del 1920, Stefan Zweig non analizza l'opera in sé di Charles Dickens quanto
il suo collocarsi come perfetto tassello nel contesto vittoriano.

Solitamente – sostiene Zweig- un grande autore e la sua epoca vivono di incomprensioni stando a livelli differenti e non riuscendo, così, realmente a comunicare.
Basti pensare a quanti grandi scrittori abbiano trascorso una vita da geni incompresi per poi essere riabilitati in altre epoche.
Dickens, invece, rappresenta l'eccezione:

“(…) è l'unico grande autore del suo tempo il cui messaggio più autentico coincide perfettamente con la domanda intellettuale in cui è collocato” .

L’epoca vittoriana è definita da Zweig come, metaforicamente, “sazia” dopo i voraci appetiti delle epoche precedenti:

” Nacque nel 1812: proprio quando spalanca i suoi occhi sul mondo, il mondo si rabbuia, si spegne la fiamma ardente che minacciava di infiammare l’ormai fatiscente dimora europea. Napoleone viene sconfitto dalla fanteria inglese a Waterloo, e l’Inghilterra assiste alla definitiva resa del suo nemico dichiarato, privato del potere e relegato su un’isola remota. Dickens non vide tutto questo, non vide come la fiamma del mondo, quel vivo bagliore della storia, viaggiò da un’estremità all’altra dell’Europa: i suoi occhi hanno di fronte la sola nebbia inglese. La sua giovinezza non ha eroi, perché essi vivono ormai nel passato.”

Un’epoca, dunque, senza slanci che seppur velleitari avevano animato i popoli europei con uno spirito di grandi cambiamenti.
La società in cui Dickens nasce e cresce, aspira, semplicemente, a mantenere in equilibrio una quotidianità borghese e senza pretese.
Questa è uno degli elementi attraverso cui Zweig spiega il grande successo che lo scrittore inglese ebbe già in vita.
Le sue storie, difatti, si armonizzano con il tempo del lettore suo contemporaneo che, così si riconosce negli stessi principi che mirano all'unico obiettivo: raggiungere la stabilità.
Un'altra caratteristica di Dickens, è quella di aver scritto romanzi dove la trama è in continuo movimento sia per le azioni incessanti sia per la schiera di personaggi che li abita.

Un ”genio visivo”, dice Zweig per definire l’abilità descrittiva.
Una capacità nel dipingere le immagini talmente sviluppata da togliere spazio all'immaginazione del lettore:

” La memoria visiva di Dickens non ha eguali, è una lama d’acciaio che fende la nebbia dell’infanzia; in David Copperfield, che è una sorta di autobiografia romanzata, sono presenti ricordi di un bambino di due anni, di sua madre e della cameriera, e i loro profili sono così dettagliati che sembrano emergere dal fondo dell’inconscio. Dickens non offre contorni confusi, non lascia spazio alle possibilità interpretative di uno sguardo esterno, ma costringe alla precisione. La sua forza descrittiva non permette alla fantasia del lettore di prendere il sopravvento, ma lo costringe violentemente alla sua visione (e per questo è diventato il poeta ideale di una nazione priva di fantasia).”
Profile Image for Dvd (#).
515 reviews94 followers
September 19, 2025
31/07/2018 (****)

E' un librino, lo si legge in un'oretta. Trovato a due lire in offerta su IBS.

Non c'è molto da dire: in 54 pagine Zweig fa una critica letteraria perfetta sull'opera di Charles Dickens. Lo leggi dopo aver letto uno qualunque dei romanzi dickensiani e finisci per dire: "porca puttana, non avrei saputo dirlo meglio".

Anche perché Zweig odia l'affettazione e ipocrisia di fondo dell'età vittoriana. Come me. E come penso qualunque persona normale del XXI secolo. E Dickens, pur con tutti gli innegabili meriti dovuti alle critiche qua e là lanciate a quel sistema e alla sua (sua di Dickens, intendo) concezione egualitaria di fondo della società (assolutamente commendevole), è e rimane il cantore principe di quell'epoca.
Profile Image for Riccardo Mainetti.
Author 9 books8 followers
March 24, 2020
Un viaggio nella vita e nelle opere di Charles Dickens che permette di scoprire molte curiosità e notizie interessantissime.
Profile Image for Antonio.
199 reviews
November 8, 2022
L’acutezza dello sguardo di Zweig, intellettuale mai abbastanza ricordato e celebrato (ma perché nessuna casa editrice vuol farsi carico dell’opera omnia?) punta anche su Dickens e lo ritrae con accenti rivelatori. La prosa di Zweig mi ricorda Citati: colta, avvolgente, sinuosa ma pronta a lasciarti un’immagine che fissi stile, carattere, vizi e virtù di chi vuol ritrarre. Si potrebbe diffidare di uno scrittore che ritrae un proprio collega, ed invece Zweig possiede sempre la giusta misura e quel colpo d’occhio che ti fanno sfuggire un “è proprio così!”.
Profile Image for Camelia ❀.
176 reviews4 followers
August 3, 2017
Raccontando il grande Dickens

“Dickens voleva insegnare la poesia della vita quotidiana a tutti coloro che erano legati a un’esistenza modesta. Egli ha mostrato a migliaia di uomini fino a quale profondità della loro misera vita giungeva l’eterno.”

È questo, dunque, il segreto del successo di Charles Dickens: la capacità di cogliere il bello delle cose più semplici, riportando allo splendore piccoli tesori sepolti nell'animo umano dalle brutture della vita, o dalla monotonia della quotidianità.
E probabilmente Stefan Zweig aveva proprio ragione, se si considera che, nonostante il trascorrere del tempo e il mutare di usi e costumi, le opere di Dickens non cessano mai di esercitare il medesimo fascino, nonché di commuovere, stupire, e divertire lettori di ogni epoca, provenienza ed estrazione sociale.

In questo breve saggio, con l'occhio lucidamente critico del non inglese, unito ad una profonda conoscenza della cultura vittoriana, Zweig ci racconta il mito del grande romanziere, illustrandone innanzitutto le peculiarità che ne hanno decretato l'immortale popolarità, come la singolare bravura nel ritrarre il mondo dell'infanzia, a lui sempre così caro, e la brillante vena umoristica, che gli permise di denunciare, contestare, e far riflettere, riuscendo immancabilmente a strappare un sorriso.
Il Dickens che viene fuori da questo quadro, prima ancora che un genio della letteratura, è un uomo del popolo: inglese fino al midollo, attaccato alle tradizioni e, come sottolinea Zweig, perfettamente in grado di interpretare il gusto dei lettori e i bisogni intellettuali del suo tempo. Un gusto forse troppo spiccatamente borghese, come, a parer mio, ingiustamente, gli si rimprovera, che tuttavia lo rese un autentico fenomeno di massa, capace di monopolizzare per mesi l'interesse del pubblico più eterogeneo, e di mobilitare intere folle, nel tentativo di accapparrarsi un biglietto per assistere alle sue ambitissime letture pubbliche.
Ma Zweig, la cui ammirazione per il grande Charles è palese, non si limita a tesserne le lodi, ma ne svela anche i diversi punti deboli: dall'evidente debolezza per l'happy ending a tutti i costi, al radicato senso di appartenenza comune a tutto il popolo inglese, che ne limitava il genio creativo, costringendolo entro i rigidi canoni della morale vittoriana che lo stesso Dickens, pur critico verso l'ipocrisia dell'epoca, non intese mai sconfessare.
Neppure i tanto blasonati Blake House e A Tale of Two Cities, generalmente annoverati tra i capolavori della sua produzione, convincono del tutto l'autore (e, specialmente su quest'ultimo, mi trovo pienamente d'accordo), penalizzati da un eccesso di melodrammaticità che non riesce mai a sfociare nell'autentica tragedia - a suo dire uno dei principali difetti del romanziere.
Il saggio, esaustivo ed accurato ma scritto con sobria semplicità, pur peccando per la ripetitività di alcuni concetti, costituisce una lettura gradevole e di grande interesse sia per i fedelissimi estimatori del romanziere inglese, sia per chi ancora non abbia avuto il piacere di conoscerlo, e desideri accostarsi alla sua arte per la prima volta.

In mezzo alle tante osservazioni oggettivamente condivisibili, tuttavia, c'è una critica che non posso proprio perdonare a Zweig: quella relativa alla presunta abitudine di Dickens di relegare i suoi personaggi in due opposte fazioni: "gli eroi o le infami canaglie"; una considerazione certamente valida per ciò che attiene ai primi lavori, o per alcune delle opere meno brillanti (come il già citato A Tale of Two Cities, o il poco convincente Our Mutual Friend), ma che di sicuro non può essere attribuita a scritti del calibro di David Copperfield o Great Expectations, giusto per citarne due, in cui a farla da padrona sono proprio le tante sfumature psicologiche che contraddistinguono protagonisti e comprimari.
E' vero: Dickens, come afferma Zweig, è uno scrittore rassicurante, uno da cui non ci si devono aspettare passioni rovinose o sconvolgimenti d'animo; uno che privilegia sempre il lieto fine, talvolta anche a scapito della rappresentazione della vita vera. Ma siamo certi che debba essere considerato come un limite? Perché, checché ne dicano gli intellettuali, non è solo del realismo che abbiamo bisogno noi lettori, né della drammaticità dell'esistenza umana, riprodotta su carta: ogni tanto, ciò di cui si ha necessità, è proprio la possibilità di credere nel trionfo del bene e dell'amore; nel potere della brava gente; nella certezza che, malgrado tutto, alla fine ogni cosa andrà per il verso giusto... Tutte cose che, per nostra grandissima fortuna, Dickens aveva ben chiare; ed e in ciò, a mio avviso, che risiede buona parte della sua grandezza, e del suo ascendente sul pubblico.

“Le esigenze psicologiche e i gusti letterari potranno cambiare, ma finché esisterà il desiderio di spensieratezza, nei periodi di pace nei quali la forza vitale è assopita e dentro di noi palpita dolcemente solo un lieve sentimento, quando non si vuole altro che una candida emozione del cuore, si continueranno a cercare quei libri, in Inghilterra come altrove. È qui la grandezza di quest’opera fin troppo terrena: contiene un sole che splende e riscalda.”

E su questo, va detto, Stefan Zweig aveva proprio visto giusto.
Profile Image for MarDe.
9 reviews4 followers
December 23, 2018
Quasi tutto quello che ho sempre pensato di Dickens. Però detto benissimo da Zweig
Profile Image for Fabio Fraccaroli.
51 reviews2 followers
January 31, 2018
Breve e non sempre etusiastico elogio di Charles Dickens "espressione poetica più alta della tradizione inglese fra il secolo eroico di Napoleone, ovvero il passato glorioso,
e l’imperialismo, ovvero il sogno futuro".
In questo ennesiomo ritratto/monumento letterario pubblicato nel 1920 -fra Balzac e Dostojevskij- Zweig, austriaco passionale, non nasconde un certo dispezzo aristicamente antiborghese per quell'inghilterra vittoriana (ipocrita [...] sazia e pigra), narrata bonariamente dal poeta del Pickwick quel Charles Dickens, che i suoi contemporanei sopranominarano più familiare “Boz”.
"Il mondo è color cenere. L’Inghilterra consuma comodamente il bottino ancora fresco; il borghese e il mercante regnano sovrani e si stiracchiano sul trono come fosse un divano. L’Inghilterra digerisce. Di conseguenza, per andare incontro al gusto dell’epoca l’arte doveva essere digestiva, non doveva urtare, esaltare, scuotere, ma solo accarezzare e sfiorare, doveva essere sentimentale, mai tragica. Non c’era spazio per il fremito che trafigge il petto come un lampo, che mozza il respiro e gela il sangue; tutto questo era fin troppo noto per via delle notizie che giungevano dalla Francia e dalla Russia, per cui ora si desiderava solo un leggero brivido, un blando intrattenimento. La gente dell’epoca voleva un’arte pacata, dei libri da sfogliare piacevolmente al calore di un caminetto, mentre fuori infuriava un temporale."
"Shakespeare esemplifica il coraggio di un’Inghilterra affamata, Dickens la cautela di un’Inghilterra già sazia."
La placida ma non sempre rinunciabile dettagliata, pittoresca poeticità del prosaico
"Il suo merito più grande, che poi è quello che gli ha donato la gloria, fu quindi, in fondo, quello di aver trovato un lato romantico della borghesia, o meglio, il lato poetico della vita prosaica."
"Alcuni dei capitoli dickensiani hanno lo stesso fascino di un paesaggio, per quanto sono puri, per quanto riescono a elevarsi al di sopra degli istinti terreni, per quanto risultano riccamente rischiarati da un senso di umanità docile e serena. Basterebbero questi a far amare Dickens, perché tale è il valore di questi piccoli tesori sparsi nella sua opera, che la loro abbondanza diviene grandezza. Sembrano infiniti i suoi personaggi curiosi, giovanili, sinceri, spesso un po’ ridicoli ma sempre divertenti."
"Se si volesse fare un monumento a Dickens, questa ghirlanda di fanciulli dovrebbe circondare, in marmo, la statua di bronzo in cui lui assolverebbe la funzione di protettore, padre e fratello. Egli considerava davvero i bambini come la forma più pura dell’esistenza umana. Se voleva rendere simpatico un personaggio, lo faceva essere infantile."
"Lo humour è come un raggio di sole nei suoi romanzi, dona un’inaspettata gioia a un paesaggio altrimenti modesto, lo fa diventare piacevole e lo riempie di mille piccoli miracoli; al dolce calore di quella fiamma tutto si ravviva e diviene più verosimile, persino le lacrime finte splendono come diamanti e le minute passioni divampano come incendi. Lo spirito e lo humour di Dickens innalzano la sua opera al di sopra della sua epoca, liberandola dalla noiosità inglese; egli riesce a vincere la menzogna attraverso il sorriso."
"Dickens non vuole risultare né morale né satirico, non cela sotto il berretto da buffone qualche austera gravità. Non pretende nulla. È solo quel che è. La sua presenza è naturale, priva di intenzioni, esiste già nel singolare e umoristico punto di vista dell’autore, che circonda i suoi protagonisti di esagerazioni e bizzarrie, deforma le proporzioni in modo buffo, genera le deviazioni comiche che portano al sorriso milioni d’uomini."
Profile Image for Veronica.
272 reviews
January 27, 2018
Very good insight into Dickens' ability as a narrator. I love how Zweig writes and analises, and I really like the analysis he conducted about Dickens' work.
Profile Image for Sabina.
22 reviews5 followers
May 10, 2014
Stefan Zweig fu uno scrittore, poeta e drammaturgo tedesco naturalizzato britannico, uno tra i più famosi del 900. Si diletto, dunque, anche di critica letteraria e infatti questo libriccino riporta un saggio su Dickens che è tratto da uno più corposo che metteva a confronto il Nostro con Balzac e Dostoevskij.

Mentre leggevo questo breve saggio, ero tutta esaltata per il contenuto. Zweig precisa pregi e difetti del romanzo di Dickens, e, per quanto generalmente dica cose giuste, pure mi sento di contraddirlo in almeno un punto, che esporrò, e di sottolineare, altresì, come alcuni di quelli che vengono percepiti come difetti siano per me invece tra i pregi che me lo fanno amare. Ovviamente, tutto va contestualizzato: Zweig scriveva in un'epoca difficile e piena di idee "eroiche".

MI sembra molto più semplice riportare qui alcuni tra i passi che mi hanno più colpito ed eventualmente discuterli. Per esempio, parlando degli orfani o dei bambini sfruttati nei romanzi di D., Zweig annota:

"Il suo unico intento morale, l'obiettivo ultimo della sua opera, era quello di aiutare questi deboli (...). Non caombatté le leggi dello Stato e non osò ribellarsi ad esse, non lanciò minacce, non alzò il pugno furente contro i suoi contemporanei, contro i legislatori, contro i borghesi (....) ma cautamente sengalò qua e là alcune delle infezioni che affliggevano la sua terra. In Eropa, l' Inghilterra fu il solo paese che nel periodo del 18448 non conobbe rivoluzioni; e così anch'egli on aveva intenzione di radere al suolo e ricostruire, ma solo di correggere e migliorare (...) I suoi personaggi non vogliono sovvertire l'ordine sociale, non vogliono essere né ricchi né poveri, ma stare nel mezzo "

Ebbene, secondo me Dickens, come prosatore letto praticamente da chiunque, di tutti i livelli sociali, con le sue denunce sarcastiche fece ben di più - molto di più - di un ardente pamphlettista troppo scopertamente accusatore, che spesso finisce per essere molesto ed esagerato; tant'è vero che lo stesso Zweig ricorda come proprio sull'onda di queste pubblicazioni, furono fatte alcune riforme sociali. Le sue segnalazioni non furono affatto caute, semmai furono signorili, ma di sicuro non caute: molte delle accuse che si ritrovano nei suoi libri sono veramente FEROCI. Dickens era, britannicamente, consapevole che alzare il pugno non serviva a niente (non, perlomeno, in Inghilterra), e questa volontà di non distruggere ma di correggere l'esistente, così tipicamente inglese, è una delle cose che amo di più della mentalità anglosassone e che mi fa piacere anche Dickens, convinto che l'azione individuale allargata al corpo sociale finisca per far meglio che, metaforicamente e non, decapitare una classe dirigente come si fa nei paesi usi alle rivoluzioni. Pensiero che io ho sempre condiviso, visti poi gli esiti sotto gli occhi di tutti.

"il suo merito più grande, che poi è quello che gli ha donato la gloria, fu quindi, in fondo, quello di aver trovato un lato romantico della borghesia, o meglio, il lato poetico della vita prosaica. Egli per primo ha donato alla vita di tutti i giorni, nella nazione meno poetica del mondo, un'aura di poesia.

Secondo me questo è un merito grandissimo, perché quasi tutti sono "condannati" ad un'esistenza non eroica, in una società di massa, e quindi all'assenza della poesia, in un certo senso. Svelare al mondo che nella vita quotidiana, piccolo borghese, fatta di piccoli gesti quotidiani, esiste la poesia, credo sia un gesto tra i più meritori.
E, a proposito di piccole cose: "E per lui, infatti, come ammise una volta, sono le pccole cose a comporre il significato della vita

Zweig nota, poi, come Dickens sia acutissimo osservatore della natura umana, capace di cogliere il significato di una stretta di mano da un impercettibile movimento del mignolo e questo è tanto più straordinario se pensiamo che i personaggi dickensiani spesso vengono accusati di essere stereotipi (io preferisco chiamarli "tipi", e c'è una grande differenza).
In conclusione accludo un altro bellissimo passo:
"Alcuni dei capitoli diclensiani hanno lo stesso fascino di un paesaggio, per quanto sono puri, per quanto riescono a elevarsi al di sopra degli istinti terreni, per quanto risultano riccamente rischiarati da un senso di umanità docile e serena."
Profile Image for Maria Velb.
35 reviews5 followers
November 24, 2014
i never really loved Charkes Dickens. i know that he creared masterpieces, his works are well known and read all over the world even today... but this s
Displaying 1 - 11 of 11 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.