Pensare come Medea significa abbracciare la nostra forza interiore, anche quando il mondo sembra voltarci le spalle. Significa rifiutare di essere vittime, rivendicare la nostra libertà e lottare per ciò in cui si crede, proprio come Medea, la maga che osa sfidare il potere maschile e ribellarsi all'ingiustizia. Ma non significa anche amare con la passione di Calipso, ammaliare con la saggezza di Circe, resistere con la tenacia di Penelope, combattere per la legge del cuore come Antigone, scegliere la mitezza come Ismene, ispirare un amore eterno come Euridice. Significa cantare la bellezza e il dolore come Saffo, piangere con dignità come Ecuba, portare il peso della verità come Cassandra, proteggere i propri figli con coraggio come Andromaca, lottare per la libertà come le Amazzoni. Bianca Sorrentino ci invita a guardare oltre gli stereotipi, a riconoscere la complessità del femminile e a trovare la nostra voce ispirandoci alle storie immortali di donne che hanno affrontato il loro destino. Un viaggio alla scoperta di sé, un inno alla libertà e alla forza interiore che risiede in ognuno di noi.
"Ogni donna del mito, ogni scheggia di quelle favole antiche rappresenta una stagione dell'esistenza, un luogo a cui tornare per sentirci completi nelle nostre inguaribili imperfezioni. Noi siamo i petali rossi dei fiori che Euridice impara a riconoscere dentro se stessa mentre è all'inferno, quei pensieri che neanche un dio potrà portarle via; siamo le parole che avremmo voluto pronunciare; siamo un gesto che, una volta compiuto, è compiuto per sempre."
Pensare come Medea è un saggio che volevo leggere da tantissimo. Amo la mitologia e i saggi sui miti, in particolare sulle donne della mitologia, mi interessano sempre moltissimo. Bianca Sorrentino parte da un punto ben preciso:
"Pensare come Medea significa allora sviluppare un altro tipo di sguardo sul mito, che ci consenta di inquadrare non solo gli inciampi, ma anche i voli di quante, come lei, hanno osato oltrepassare i limiti in cui la condizione di donna le confinava."
I miti possono insegnarci ancora molto, in particolare quelli in cui compaiono le donne. Dee, regine, principesse, maghe, mortali e immortali. Spesso sullo sfondo, protagoniste del mito ma mai al centro del racconto. Suddiviso per sezioni che analizzano diverse figure del mito in base al ruolo che gli è stato assegnato, questo saggio si ripropone però di ribaltare quello che il mito ci ha raccontato, rendendo protagoniste le donne e facendo sentire forte la voce che finora era spesso rimasta in ombra. Mi è piaciuto tutto di questo saggio, lo stile, l'impronta, il punto di partenza e lo sviluppo, anche i miti scelti, alcuni non particolarmente famosi. Quello che ho amato di più è però proprio la riflessione su queste figure di donne che finalmente sono le vere protagoniste.
"...protagoniste eccezionali che divengono, nel gioco di specchi dell'arte, un doppio di quel che siamo o potremmo essere, sorelle premurose che ci mettono in guardia sul fatto che ribellarsi è un azzardo, ma non avere il coraggio di farlo può essere talvolta ancora più rischioso."
Le storie raccontate nel saggio sono ancora oggi di grande ispirazione e ci ricordano quanto sia importante riflettere sulla questione femminile. Attraverso gli occhi di Cassandra, Medea, Circe, Andromaca, Saffo, Euridice, Calipso e tutte le altre donne del mito, vediamo noi stesse. Ci riflettiamo nelle loro storie e scopriamo qualcosa di noi stesse che ancora non conoscevamo. E non è questa la grande bellezza dei miti che ancora sono in grado di parlarci, ispirarci e commuoverci nel profondo?
"Ogni donna del mito, ogni scheggia di quelle favole antiche rappresenta una stagione dell'esistenza, un luogo a cui tornare per sentirci completi nelle nostre inguaribili perfezioni. Noi siamo i petali rossi dei fiori che Euridice impara a riconoscere dentro se stessa mentre è all'inferno, quei pensieri che neanche un dio potrà portarle via; [...] siamo un gesto che, una volta compiuto, è compiuto per sempre".