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Cery

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Nella clinica per alcolisti nevrotici di Cery, in Svizzera, circondato da persone che ne condividono il dolore e la sorte, uno scrittore lotta per liberarsi dalla morsa della malattia e dall'invadenza dei medici. Vittima di un'ansia inguaribile e di attacchi di angoscia, ha cercato sollievo nell'alcol fino a sviluppare un'autentica dipendenza. Il suo malessere ha una fonte una totale inadeguatezza rispetto alla società in cui è vissuto che, sempre più cinica e materialista, condanna i più sensibili all'esclusione, alla sconfitta fisica e morale.

169 pages, Kindle Edition

First published January 1, 1999

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About the author

Ottiero Ottieri

38 books3 followers
Ottiero Lucioli Ottieri della Ciaja, noto comunemente come Ottiero Ottieri, è stato uno scrittore, sociologo e traduttore italiano.
Nato a Roma nel 1924, ha cominciato a scrivere a quattordici anni, sulla terrazza di un alberghetto a Villabassa, descrivendo le Dolomiti.
Per un certo periodo si dedicò alla letteratura greca traducendo (e pubblicando giovanissimo presso l’editore Capriotti), l’Agamennone di Eschilo, preceduto di un saggio introduttivo. Dopo la laurea ha seguito un corso di perfezionamento in letteratura inglese.
Nel 1948 si trasferì a Milano. Fa l’analisi con Cesare Musatti, frequenta la sede del PSI e collabora all’“Avanti”, psicoanalisi e politica sono gli strumenti per entrare nella vita. Viene assunto dalla casa editrice Mondadori. Fra le opere principali: Memorie dell'incoscienza, 1954; Tempi stretti, 1957;
Donnarumma all'assalto, 1959; L'impagliatore di sedie, 1964; I divini mondani, 1968; Il campo di concentrazione, 1972; Di chi è la colpa, 1979; Il divertimento, 1984; Improvvisa la vita, 1987; Una tragedia milanese, 1998.

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Profile Image for Fede La Lettrice.
837 reviews86 followers
November 10, 2025
• Questa è un'esperienza linguistica e psichica che mette in stretta connessione chi legge con il protagonista, il disagio è esattamente lo stesso.

• Cery è una clinica svizzera in cui viene ricoverato il protagonista e dove la cura diventa anche segregazione. L'alcolismo di cui il nostro soffre è purtroppo solo la facciata di un male molto più profondo che contempla la sensazione di inadeguatezza rispetto a una società cinica, materialista, impermeabile a chi vive di fragilità e di pensiero (il protagonista è uno scrittore).

• Ottieri è meraviglioso e sa comporre il romanzo con una voce spezzata e nervosa che rinuncia a ogni linearità. E così la prosa diventa sincopata e piena di digressioni intellettuali. C’è un continuo girare attorno al vuoto, alle pulsioni erotiche, ai dialoghi con i medici e con altri pazienti, alle confessioni a sé stesso.

• La clinica è una soglia, un luogo di sospensione e prigionia, di confronto con i limiti del sé. L’alcol è sì sostanza tossica ma pure metafora che anestetizza il vuoto e contrasta l’impossibilità di appartenere al mondo.

• L'autore rifiuta ogni rappresentazione pacificante della malattia e mostra invece la sua opacità, la sua resistenza a qualsiasi forma di riscatto; il disagio individuale è specchio del nostro tempo, testimonianza di una condizione che la società preferirebbe rimuovere.
Profile Image for La Bella Rossella.
79 reviews
December 30, 2025

Chiudo il 2025 con questo “libricino” breve ma estremamente denso. È la storia di un intellettuale, Filippo Ciai, ricoverato in una clinica svizzera (CERY) per alcolisti nevrotici, e tratta temi come l’ansia, la dipendenza, l’ossessione e l’inadeguatezza esistenziale. Il protagonista lotta contro la sua compulsione al bere e l’angoscia, trovando sollievo nell’alcol come meccanismo di fuga da una società percepita come cinica e dalla quale si sente rifiutato (in particolare quando si interfaccia con il genere femminile). Ottieri si confronta con aspetti dell’umanità delicati, profondi e complessi (forse autobiografici) e lo fa con una scrittura bellissima, alta ed elegante, espressione della grande intelligenza, cultura e amore per le parole del protagonista. Ciò che secondo me risulta non funzionare, però, è proprio l’incontro fra la dimensione psicologica e un linguaggio da essa troppo distante (seppur poetico e ricercato) che rende tutto molto spezzettato e, a tratti, un po’ pesante.
Profile Image for Giulio.
103 reviews1 follower
October 16, 2024
Non penso che Ottieri sia un cattivo scrittore, ma ritengo che a trattare il tema del rapporto tra "normalità" e "condizione psichiatrica" (solitamente del protagonista) si debba sempre considerare l'importanza di mantenere comprensibile il linguaggio utilizzato.

Negli scritti di Saba si demonizzavano le pratiche mediche avvalorandosi delle norme sociali, Bernhard invece demonizzava la società sulla base della sua psiche.
In questi casi (ed in molti altri letti e scordati, oltre che ai moltissimi non ancora letti) si osserva la psiche dell'uomo, lo studio di questa psiche, il rapporto di essa con la società, ecc. Mille diversi approcci al tema, ma sempre attraverso un linguaggio comprensibile.

Ottieri invece ha voluto immergersi completamente nella mente di questo paziente (che forse è proprio lui), immolando sull'altare dell'immedesimazione molto della logica dei discorsi, creando un testo spezzettato, tratteggiato di diverse correnti narrative e di diversi regimi.

Insomma, per dare completamente spazio alla follia si sacrifica anche l'ultimo spiraglio di sanità presente in questo genere di romanzi, ovvero il linguaggio.

Ma mi domando, tolto il linguaggio cosa ci resta?
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