In seguito alla morte del marito, Maria Leonor, madre di due figli, è sopraffatta dalla difficile gestione della fattoria di famiglia in Alentejo e dallo stretto controllo del suo ambiente. Dopo mesi di profonda depressione decide di affrontare i suoi doveri di proprietaria terriera, ma il suo cuore continua a essere tormentato da un desiderio inestinguibile. Tra riflessioni sull'essenza dell'amore, sullo scorrere del tempo e sulle stupefacenti mutazioni della natura, la giovane vedova trascorre le notti insonne, spiando gli amori delle cameriere e soffrendo di solitudine fino a quando due uomini molto diversi irrompono nella sua vita e il suo destino inaspettatamente sembra prendere una nuova piega. Uscito nel 1947, La vedova è il primo romanzo di Saramago, pubblicato in Portogallo con il titolo Terra del peccato. Oggi, in occasione del centenario della sua nascita, quest'opera, scritta ad appena ventiquattro anni, viene pubblicata per la prima volta in italiano con il titolo originale. Ne La vedova ritroviamo il suo peculiare modo di guardare il mondo, la sua straordinaria forza narrativa e un personaggio femminile c'è già tutto il grande scrittore che conosciamo. La follia, il peccato e l'ossessione della giovane vedova Maria Leonor, dilaniata tra passioni indomabili e obblighi sociali.
"Vivere, te l’ho già detto, è un'operazione semplice, che la società, le convenzioni, la cattiveria degli uomini complicano quotidianamente con emozioni, sentimenti, dispiaceri, speranze, delusioni e tristezze. Purtroppo è così e non può essere diversamente. Ma ci resta la consolazione che, tante volte, dalle nostre tristezze nascono le gioie degli altri. Siamo come un gradino su cui si appoggiano i piedi di coloro che noi aiutiamo a vivere.”
"Nonostante questi dubbi, tutti noi, nel profondo del nostro essere, crediamo in qualcosa. Crediamo proprio perché non sappiamo ed è questa costante ignoranza che mantiene la fede, qualunque essa sia. La Verità può essere così orribile che, se la si conoscesse, potrebbe distruggere tutte le credenze e fare del mondo un grande manicomio. Per nostra fortuna, quello che ci mantiene in questa indifferenza da bue soggiogato, è l'impossibilità della conoscenza assoluta, e dunque ci accontentiamo delle semplici apparenze, con cui intessiamo la vita intera.”
Un libro con una trama semplicissima ma scritto talmente bene che scorre in poche ore. Le descrizioni sono evocative, la natura tramite la penna di Saramago diventa quadro mentre si legge; i personaggi ti fanno entrare nella loro mente; alcuni dialoghi lasciano delle riflessioni potentissime. Pensare che l’autore avesse solo 24 anni nel momento in cui l’ha scritto è incredibile! Ora ho voglia di recuperare tutti i tuoi libri🥹 ⭐️⭐️⭐️⭐️,5
Ho letto questo romanzo con la curiosità che si può prestare a un'opera prima (forse più "prematura"che "prima") di un futuro premio Nobel. Come prevedibile, sono precipitato nell'abisso vertiginoso tra uno scritto come questo, insipido e inconcludente, e un capolavoro come "Cecità." Ciò detto, non rimpiango l'esercizio, soprattutto pensando alla formazione di autodidatta di Saramago, il cui talento—per quanto acerbo—non manca di emergere occasionalmente tra queste pagine. Insomma, per me più un documento che un romanzo e, come tale, comunque interessante.