Egregio Sig. Riedt, è forse lei la persona che da anni speravo di incontrare. Primo Levi, 22 agosto 1959
Heinz Riedt era un tedesco molto diverso da quelli che Primo Levi conobbe ad fu soldato nella Wehrmacht e poi partigiano nella Resistenza veneta; lavorò con Brecht e tradusse Goldoni, Calvino e Pinocchio; visse a Berlino Est e poi fuggí in Germania Ovest con la famiglia. E fu lui a tradurre in tedesco Se questo è un uomo e Storie naturali. Ai quesiti lessicali che Riedt gli pone, Levi risponde rievocando il gergo e le espressioni del Lager. La ricerca della parola piú adatta costringe Levi a rituffarsi nella sua drammatica esperienza per riportarla nella lingua in cui l'ha il tedesco. Ma le loro lettere non riguardano solo il lavoro tecnico della a poco a poco diventano un dialogo fra amici che si scambiano opinioni sulla letteratura, sulla politica, sul mondo editoriale, e sulle rispettive vite. Questo con Heinz Riedt è il primo carteggio di Levi pubblicato in volume.
«Non ho mai nutrito odio nei riguardi del popolo tedesco, e se lo avessi nutrito ne sarei guarito ora, dopo aver conosciuto Lei. Non comprendo, non sopporto che si giudichi un uomo non per quello che è, ma per il gruppo a cui gli accade di appartenere. So anzi, da quando ho imparato a conoscere Thomas Mann, da quando ho imparato un po' di tedesco (e l'ho imparato in Lager!), che in Germania c'è qualcosa che vale, che la Germania, oggi dormiente, è gravida, è un vivaio, è insieme un pericolo e una speranza per l'Europa». Primo Levi a Heinz Riedt 13 maggio 1960
«E al Suo libro, cosí necessario e giusto, posso solo augurare che venga letto con intelligenza in Germania, che "parli" non a pochi, ma a molti, moltissimi, che abbia la sua "reazione". E cosí sarà anche per me in un certo senso una risposta, una delle risposte che attendo dai tedeschi con chiarezza». Heinz Riedt a Primo Levi 8 giugno 1960
Primo Levi was an Italian Jewish chemist, writer, and Holocaust survivor whose literary work has had a profound impact on how the world understands the Holocaust and its aftermath. Born in Turin in 1919, he studied chemistry at the University of Turin and graduated in 1941. During World War II, Levi joined the Italian resistance, but was captured by Fascist forces in 1943. Because he was Jewish, he was deported to the Auschwitz concentration camp in 1944, where he endured ten harrowing months before being liberated by the Red army.
After the war, Levi returned to Turin and resumed work as a chemist, but also began writing about his experiences. His first book, If This Is a Man (published in the U.S. as Survival in Auschwitz), is widely regarded as one of the most important Holocaust memoirs ever written. Known for its clarity, restraint, and moral depth, the book offers a powerful testimony of life inside the concentration camp. Levi went on to write several more works, including The Truce, a sequel recounting his long journey home after liberation, and The Periodic Table, a unique blend of memoir and scientific reflection, in which each chapter is named after a chemical element.
Throughout his writing, Levi combined scientific precision with literary grace, reflecting on human dignity, morality, and survival. His later works included fiction, essays, and poetry, all characterized by his lucid style and philosophical insight. Levi also addressed broader issues of science, ethics, and memory, positioning himself as a key voice in post-war European literature.
Despite his success, Levi struggled with depression in his later years, and in 1987 he died after falling from the stairwell of his apartment building in Turin. While officially ruled a suicide, the exact circumstances of his death remain a subject of debate. Nevertheless, his legacy endures. Primo Levi’s body of work remains essential reading for its deep humanity, intellectual rigor, and unwavering commitment to bearing witness.
Uno è un chimico italiano, prigioniero ad Auschwitz per un anno e mezzo, testimone dell'Olocausto attraverso i suoi libri. L'altro è un traduttore tedesco, partigiano nella resistenza italiana al nazi-fascismo, che viene incaricato di rendere nella sua lingua "Se questo è un uomo". Questo libro straordinario propone il lungo rapporto epistolare dal 1959 al 1968 tra due intellettuali che, molto al di là del puro sinallagma contrattuale tra scrittore e traduttore per il tramite della casa editrice, offre al lettore un ventaglio di opinioni su temi politici, nazionali e internazionali, tecnica della traduzione, relazione tra lingua e ricordo, visione dell'altro da sé, vita personale e tanto altro ancora. La biografia di Levi è nota e nel lasso di tempo coperto da queste lettere si percepisce il disagio di un uomo diventato famoso per aver lucidamente messo nero su bianco la sofferenza sua e di un popolo di fronte alla tragedia delle tragedie. Quella di Riedt è molto più sporadica, anche se gli elementi significativi sono tutti noti. Sembra quasi che le storie personali racchiuse in queste lettere ci parlino di un'epoca lontanissima, tanto sono colme di rispetto, di educazione e di tutte quelle regole del vivere civile che ora paiono dimenticate o addirittura disprezzate. Risulta impressionante la mole di Storia che passa attraverso queste pagine (su tutto, aleggia l'ombra della Shoah, ma il grande macigno della Guerra Fredda e del muro di Berlino fa da cappello a tante discussioni fra i due: Riedt viveva a Berlino Est). La scelta della curatrice di lasciare immutate le espressioni in italiano non proprio corretto di Riedt è consistente con l'immagine di un uomo con una profonda cultura umanistica (il particolare interesse per Goldoni, ad esempio) che parla una lingua ostica e che apprende l'italiano con entusiasmo e al quale dunque si può perdonare lo svarione occasionale (vabbé, non infrequente). Non mi è chiaro se vi sarà un secondo volume di questo carteggio che, a quanto pare, si è prolungato fino al 1986, benché in modo più sporadico. Personalmente, ci spero ancora, per leggere le acute riflessioni di due uomini consapevoli del peso delle loro vite, ma pieni di una curiosità intellettuale e di una vis polemica da tramandare ai posteri.