Londra, 1903. Desmond T. Wilder, investigatore privato divenuto noto in seguito all’omicidio di Edmund Taylor, del quale ha sposato la vedova, ora Guinevere Wilder, viene ingaggiato per indagare sulle minacce rivolte al politico Matthew Morris. I coniugi Wilder, immersi nella suggestiva cornice londinese costellata di personaggi sfaccettati, si ritrovano a esaminare assieme un caso tutt’altro che banale, costantemente messi alla prova da premesse ingannevoli e indizi fuorvianti, ma anche dal loro stesso ingombrante passato.
Quando ho iniziato Minaccia dal sottosuolo, mi sono trovata davanti a qualcosa di così intimo e allo stesso tempo stratificato. Mi aspettavo un classico romanzo investigativo, un giallo con intrighi, magari qualche inseguimento nella Londra avvolta nella nebbia, e invece mi sono ritrovata immerso in una storia che parla molto di più delle persone che dei crimini. Il ché per me è stata una bellissima riscoperta. Il protagonista, Desmond Wilder, è un investigatore privato, un uomo che porta sulle spalle un passato difficile e doloroso. I casi che affronta sono complicati, ma lo è soprattutto la battaglia quotidiana che combatte contro i suoi fantasmi interiori. Il libro parte subito con un’atmosfera cupa e malinconica: Desmond e sua moglie Guinevere stanno cercando di costruirsi una vita serena dopo un matrimonio complicato dalle ombre del passato (soprattutto la morte del primo marito di lei, Edmund Taylor, che aleggia su tutta la storia). Questa parte della trama mi ha colpito molto. Di solito nei gialli classici l'investigatore è o totalmente invincibile o completamente sopra le righe; qui invece Desmond è umano, fragile, a volte spaesato. È un personaggio che sbaglia, che si tormenta e che spesso non sa se fidarsi di se stesso ed è praticamente questo che lo rende così reale e tangibile. Ho trovato molto coraggio da parte dell'autrice nel tratteggiare un investigatore che non è il solito cliché. L'intreccio principale ruota intorno a una serie di lettere minatorie inviate a Matthew Morris, un politico di seconda fascia. All'inizio si presenta come un caso abbastanza semplice: qualcuno ce l’ha con lui, e Desmond deve capire chi. Ma, come spesso succede nella vita, niente è davvero semplice. La vera indagine, quella più profonda, non è tanto su chi abbia scritto quelle lettere, ma su cosa spinge le persone a diventare minacciose, vendicative, malate di rabbia e difatti, dietro tutto questo c'è un'enorme verità nascosta, che porterà le indagini a cambiare direzione più e più volte. Man mano che procedevo nella lettura, ho avuto la sensazione che l’autrice volesse parlare di come il male non si annidi solo nei grandi criminali, ma anche nelle piccole frustrazioni quotidiane. E Desmond lo sa bene, perché il male lui ce l’ha dentro, lo combatte ogni giorno nei suoi “flash”, che sono dei veri e propri episodi di stress post traumatico. Il modo in cui questi momenti vengono raccontati è molto credibile e struggente. Forse è proprio quello che c'è dietro questi racconti del suo passato e di quello di sua moglie, che rendono possibile familiarizzare ancora di più con entrambi i personaggi, facendoci comprendere il perché di determinate scelte. Un qualcosa che mi è piaciuto davvero moltissimo, è il rapporto tra Desmond e Guinevere. Non è la solita love story appiccicata alla trama giusto per dare un po' di zucchero. È una relazione fatta di silenzi, di tensioni, di incomprensioni, ma anche di momenti di grande tenerezza. Non sono una coppia perfetta, anzi. Si fanno del male senza volerlo, si proteggono troppo o troppo poco, eppure si amano. Guinevere non viene presentata al lettore come “la moglie dell'investigatore”, ma si rivela un personaggio a sé stante, con una testa pensante e un passato pesante. Una scena che rappresenta al meglio questa descrizione è quella in cui Desmond, dopo aver ricevuto l'incarico di indagare sulle lettere, decide finalmente di coinvolgerla. Le chiede di parlare con la signora Morris, di raccogliere informazioni. È un gesto che dice moltissimo. Si legge il bisogno di aiuto, ma contemporaneamente c’è la paura di esporla a qualcosa di pericoloso. Quel momento mi ha emozionato perché racchiude tutta la fragilità dell'investigatore, che diventa umano. Dal punto di vista dello stile, Francesca Pasqualone scrive in maniera precisa, curata, senza perdersi in fronzoli inutili. Il suo linguaggio è fluido, molto attento a costruire l’atmosfera. Alcuni passaggi sono veramente belli, soprattutto quando racconta Londra, i suoi vicoli, ciò che si annida negli anfratti più oscuri. Si sente che c'è stato uno studio accurato dell'epoca, tant'è vero che i dettagli storici sono inseriti con naturalezza, senza appesantire la storia. È un romanzo che richiede pazienza, che si gusta piano piano. Io personalmente l'ho apprezzato molto, ma riconosco che ci sono momenti in cui la trama si sofferma forse troppo a lungo sui pensieri dei personaggi, a scapito dell'azione. Nonostante questo, una volta preso il ritmo ho davvero apprezzato anche queste scene. Forse perché mi hanno aiutata a comprendere maggiormente ciò che si cela dietro determinate azioni. Difatti, l'aspetto interessante riguarda la struttura narrativa: il libro alterna scene di indagine a flashback del passato di Desmond. E sono flashback durissimi. Raccontano episodi di violenza subita, di abusi familiari, di traumi dell'infanzia. Non è facile leggerli, ma danno profondità enorme al personaggio. Ho amato anche il fatto che Desmond sia un uomo chiacchierato, guardato con sospetto dall’alta società londinese, eppure è proprio per questo che chi ha bisogno di riservatezza si rivolge a lui. C’è una riflessione sottile ma molto vera su come le apparenze e il giudizio degli altri possano distruggere o salvare una persona, a seconda delle circostanze. E nonostante questo sua moglie non dubita nemmeno per un istante di lui durante le indagini. C'è molta umanità anche nel modo in cui viene raccontato il movente, e questo rende tutto più realistico e toccante. Minaccia dal sottosuolo è un romanzo che consiglio a chi cerca non solo un’indagine da risolvere, ma anche un viaggio nei meandri dell'animo umano. È una lettura che chiede attenzione e sensibilità, ma che ripaga con emozioni vere, con personaggi che sembrano vivere anche dopo aver chiuso il libro. Io l'ho vissuta come un’esperienza intima. Infatti mi sento di dire che è uno di quei libri che ti lasciano dentro una malinconia sottile, quella sensazione che non tutto si può aggiustare, ma che vale comunque la pena provarci. Se amate i romanzi lenti, d’atmosfera, con protagonisti complessi e ambientazioni storiche curate, allora ve lo consiglio senza esitazioni. Non è una lettura per tutti, ma è una lettura che lascia il segno.
"Man mano che si allontanava da casa, la folla cominciava a sfoltirsi. Le famiglie, imbellettate con gioielli vistosi, pellicce e bastoni d'ebano, immerse nelle luci dei teatri, dei ristoranti alla moda e degli spettacoli di strada, lasciarono il posto a viandanti svelti ... Alla fine, arrivarono i vicinati bui e umidi della periferia, che sapevano del sale del pesce sotto conservazione, di fango e di escrementi"
DES E GINNY: IN DUE S'INDAGA MEGLIO
C'è gente che aspetta soltanto il primo freddo autunnale per appendere dei decori spooky e dare il via alla stagione halloweeniana, e poi ci sono io che non appena canottiere e teli da mare vengono riposti nell'armadio sono pronta a far partire il conto alla rovescia fino al 25 dicembre. E senza dubbio "Minaccia dal sottosuolo" mi ha aiutata ad entrare con un po' di anticipo nel mood giusto, perché a dispetto del titolo non propriamente allegro è una narrazione dalla perfetta atmosfera natalizia, sia nell'ambientazione che nelle sensazioni.
Un anno è passato dall'uscita del primo libro, ed un anno è passato anche nella storia dal momento della risoluzione del mistero legato alla famiglia Taylor. Siamo agli ultimi giorni del 1903 e ritroviamo Desmond "Des" T. Wilder ormai divenuto un celebre detective privato, felice di impegnarsi con passione in questa attività; un simile interesse per il mistero sta al contempo nascendo in sua moglie Guinevere "Ginny". I due trovano ben presto l'occasione di mettere a frutto le rispettive competenze quando il capitano Harry Roberts li mette al corrente di una serie di lettere minatorie inviate al consigliere della Contea di Londra Matthew Morris. I coniugi Wilders sono chiamati a svelare l'identità del mittente, e nel farlo scoprono diversi altri segreti legati alla vita di Morris.
Il primo pregio che balza all'occhio è quindi la strutturazione di un giallo più solido e ricco di svolte rispetto a quello su cui si basava "L'eredità dei Taylor": da amante del genere, mi azzardo a dire che il colpevole non sia troppo difficile da individuare, però il percorso seguito dai protagonisti è più corposo e motivato. Desmond e Guinevere poi funzionano molto bene come squadra, perché hanno dei caratteri che compensano l'uno le lacune dell'altra; ho apprezzato in particolare le scene in cui portano avanti in modo parallelo degli interrogatori, perché l'alternarsi dei loro POV rende davvero interessante seguire l'indagine.
Tra i punti a favore di questo secondo romanzo possiamo poi includere la caratterizzazione dei personaggi, in senso lato. Indubbiamente, il duo protagonista ottiene un focus più sostanzioso, infatti ho apprezzato la loro crescita come singoli individui e come coppia: le scene romantiche o familiari risultano molto piacevoli, forse le migliori dell'intero volume. Anche tra i comprimari c'è qualche figura interessante, che dimostra di andare oltre il mero ruolo assegnatogli nell'intreccio, come il socialista Garland Ross o l'affabile Susan Xu. Infine, ricadono tra i meriti i collegamenti al primo volume, la rappresentazione degli attacchi di panico (nonché delle altre barriere che i protagonisti devono superare) e la maggior definizione data a Desmond nel suo ruolo di detective, sempre più personale e slegata da individui simili, come può essere Sherlock Holmes.
Pur avendo apprezzato grossomodo il contenuto, devo invece includere la forma tra gli aspetti meno riusciti. Un buon esempio di questo sono le tematiche che l'autrice vuole veicolare tramite Desmond e Guinevere, che sono tante e valide, ma all'interno della storia danno l'impressione di essere dei predicozzi o delle lezioncine da impartire a chi legge, tramite i personaggi che ascoltano diligentemente. Più in generale, ho individuato parecchi dialoghi artificiosi e retorici, non solo in contesti formali nei quali un linguaggio simile sarebbe consono; il risultato è straniante, tanto da distrarre l'attenzione del lettore dalla narrazione, perché nessuno -nemmeno nel 1903- partirebbe con delle simili filippiche spontaneamente.
In modo simile, i flashback sembrano mal posizionati nel testo: ce ne sono diversi, e non sempre risultano piazzati nei momenti più adatti per integrarsi alla vicenda nel presente. Magari avrebbe giovato separali in modo più netto, non fosse che al momento della stampa non sono stati inclusi neppure dei segni grafici ad indicare il cambio di prospettiva tra una pagina e l'altra. E non è purtroppo la mia sola lamentela verso l'edizione, infatti sono presenti dei refusi, l'impaginazione andrebbe migliorata (non si può andare alla pagina successiva per stampare solo due righe!), avrei preferito trovare i trigger warning ad inizio volume e la cover... be', diciamo che non vado pazza per l'operato dell'AI in questo settore. La prima copertina, per quanto semplice, era molto più distintiva ed accattivante.
Quando Francesca Pasqualone mi ha proposto questa collaborazione ho detto immediatamente di sì perché Desmond T. Wilder mi mancava terribilmente. Dopo averlo conosciuto ne “L’Eredità dei Taylor”, ho capito di sentirmi a casa nella Londra di inizio ‘900 vista dagli occhi di questo investigatore che non ha nulla da invidiare a Sherlock Holmes. La sorpresa più grande, però, è stata la meravigliosa collaborazione tra il detective Wilder e Guinevere, sua moglie. Questa alleanza, una comunione d’intenti che va ben oltre l’amore e la fiducia, è il punto cardine della seconda avventura di Desmond. Ci troviamo davanti a un altro caso complesso, soprattutto perché intacca di nuovo una società fatta di contraddizioni e privilegi. Ancora una volta, Francesca Pasqualone esplora le differenze di genere, etnia e classe sociale attraverso personaggə che fanno i conti con il lutto, la paura…e la rabbia. Forse quest’ultima emozione emerge più di tutte, perché è una reazione alle molteplici ingiustizie alle quali assistiamo in questo secondo libro. E i fantasmi del passato, sempre presenti per Desmond e Guinevere, minacciano di distruggere l’equilibrio che entrambə hanno duramente costruito. Il trauma è un argomento che ritorna: da “L’Eredità dei Taylor” fino a “Minaccia dal Sottosuolo”, esso diventa un fil rouge che permette allə lettorə di riprendere immediatamente confidenza con il personaggio di Desmond e di conoscere aspetti più profondi della personalità di Guinevere. Questa protagonista brilla per la sua onestà. Non cela l’odio che prova per l’ipocrisia di una società che la vede come “estranea” per il colore della sua pelle, né tenta di nascondersi nel privilegio che il matrimonio con Desmond le ha dato. Vive a metà, Guinevere, ma lo fa sapendo perfettamente chi è e perché agisce e reagisce in un certo modo. Altro elemento di forza è la prosa di Francesca Pasqualone che, in questo specifico romanzo, risulta ancora più matura e consapevole. Ottime la struttura e la gestione del pathos e dei cliffhanger, perfetto l’uso dei diversi registri linguistici. C’è tanta consapevolezza in questa seconda opera, unita a una sperimentazione che caratterizza ogni cosa scritta dall’autrice. A questo punto non vedo l’ora di iniziare “Più Atroce e Brutale” e tornare a investigare con Desmond e Guinevere!
Dopo “L’eredità dei Taylor”, Francesca Pasqualone firma un nuovo romanzo giallo dal titolo “Minaccia dal sottosuolo”.
In questa nuova avventura, ritroviamo l’investigatore privato Desmond T. Wilder e sua moglie Guinevere. Questi vengono assoldati per scoprire a chi appartenga la mano che lascia messaggi minatori a Matthew Morris, ricco uomo politico londinese.
Il romanzo segue il filone del giallo classico di Conand Doyle, essendo ambientato nella Londra del 1903.
Desmond T. Wilder è un personaggio che per arguzia e capacità deduttiva potrebbe facilmente accoppiare Sherlock. Al tempo stesso, Wilder è un uomo d’azione, a tratti quasi temerario, che in più di una occasione rischia in prima persona pur di proseguire nelle sue indagini.
Interessante l’accoppiata tra il detective e la moglie Guinevere, donna risolutamente moderna, suffragetta e socialista, capace di sostenere il marito e di dargli una mano nel risolvere il mistero sul quale i due indagando alla pari.
L’ambientazione fumosa della Londra d’inizio secolo è affascinante. L’autrice è brava nel mantenere la coerenza con il periodo storico, pur trattando temi che parlano anche al lettore di oggi.