Più conosco il Messico e più mi convinco che non basta una vita per assaporarlo tutto. Troppo vasto, troppo intenso, per giunta mutevole: mi capita di tornare in luoghi dove sono stato e riscoprirli diversi da come li ricordavo. Mahahual ha i ritmi sonnacchiosi di sempre, silenziosa e sgangheratamente genuina, il Messico come l’ho conosciuto trent’anni fa.
Pino Cacucci (Alessandria, 1955) è uno scrittore, sceneggiatore e traduttore italiano.
Cresciuto a Chiavari, si è trasferito a Bologna nel 1975 per frequentare il DAMS. All'inizio degli anni ottanta è vissuto per lunghi periodi sia a Parigi che a Barcellona. In seguito viaggia molto in America latina e soprattutto in Messico dove ha abitato per lunghi periodi.
Ha pubblicato finora numerosi libri di narrativa e saggistica. Pone in risalto personaggi storici non vincitori, sommersi e nascosti dalla Storia ufficiale. Come posto in evidenza dallo stesso Autore nell´Opera "In ogni caso nessun rimorso”, la Storia viene scritta sempre dai vincitori ed i suoi protagonisti perdono, come conseguenza delle loro azioni tutto: battaglie, lavoro, amici, ideali, la loro stessa vita, tranne la dignità, ma con l'aggiuntiva sfortuna di vivere in un'epoca in cui la dignità stessa era l'ultima delle qualità necessarie per passare alla Storia. Particolarmente intensa è anche la sua attività come traduttore.
"A nord di Mahahual sorge un orrendo molo […]. E qui, due o tre volte la settimana, attraccano navi da crociera del tutto simili ai desolati condomini “le Vele” di Scampia, in grado di portare a bordo fino a cinquemila forzati della finta gioia, provenienti da Miami per il giro del Caribe. Sbarcano, e non sanno neppure di trovarsi a Mahahual, perché il molo lo hanno chiamato Costa Maya, e quelli credono sia il nome del posto. La maggior parte viene “convinta” a non mettere il naso fuori dalle strutture del molo, che comprendono un delfinario, l’Hard Rock Cafe, qualche boutique di grandi firme, il tutto in una scenografia fasulla che somiglia ai surrogati di paesini degli outlet italiani. Un paese di cartapesta per poi poter dire agli amici “siamo stati anche in Messico”."
Ma Mahahual è altro. Mahahual è un microcosmo affacciato sul mar Caribe che si trova là dove finisce l’asfalto. Un angolo di paradiso in cui spiccano i colori della candida sabbia, delle palme scampate agli uragani, dell’acqua dai fondali multicolori con la sua barriera corallina seconda al mondo per grandezza dopo quella australiana. Un angolo di paradiso proprio. Se non fosse per i disastri di cui è responsabile l’uomo. E la poesia muore soffocata da un sacchetto di plastica. O da qualche “perdita accidentale” tossica, legalmente approvata dalla comunità internazionale. La penna di Cacucci accompagna, con la scorrevolezza nota, alla scoperta di luoghi, cose, persone, intenzioni. Personaggi singolari come Chano Montelongo che ha nuovato a fianco di tutte le specie di squali e ora organizza escursioni sulla barriera corallina. Felipe Carrillo Puerto, “l’apostolo rosso dei maya”, governatore dello Yucatán dal 1922 al 1924, ucciso dai rivoltosi di Adolfo de la Huerta, e Alma Reed, una giornalista californiana, arrivata nello Yucatán come corrispondente del “New York Times” e rimasta per amore di Felipe. Elvia Carrillo Puerto, sorella di Felipe, sposata a Vicente Pérez all’età di tredici anni non per costrizione ma per vero amore. Mary Read, Anne Bonny e le loro imprese piratesche. E ancora altri nomi e altre storie. Quelle meno note, quelle che rimangono come un graffio appena visibile sulla roccia in attesa di un occhio acuto che le scorga.
Storie tracciate brevemente, forse volutamente essenziali. Messaggi in bottiglia trasportati dalla corrente delle parole. Invitano a riflettere, a scoprire e approfondire. Invitano a pensare. Invitano ad aprire una mappa e iniziare a sognare.
bello per 3/4 Cacucci termina questo libro, sottilino peraltro, con un racconto di pirati; e come al solito quando scrive "fiction" lo trovo ingessato, poco scorrevole, inciampa il racconto in particolari inutili che distraggono il lettore dall'azione in corso. Quindi un bel libro di quadri e storie messicane vissute, come sempre d'altronde, con un capitolo inutile alla fine. Troppo poche pagine pubblicarlo senza l'aggiunta, immagino.
"MAHAHUAL" di PINO CACUCCI Mahahual è un paese di 1000 abitanti che si trova dove finisce la penisola dello Yucatan. Angolo di paradiso minacciato dalla plastica che, per un capriccio delle correnti oceaniche, arriva lì da tre continenti. Cacucci intreccia storie vere, cronaca e leggende di corsari e pirati.
2 stelle e mezzo date con grande rammarico, perché ieri, quando ho comprato il libro, ero davvero entusiasta e pregustavo già in partenza un'immersione nelle tinte vivaci con cui Cacucci in "La polvere del Messico" ha saputo riprodurre le mille sfaccettature di un Paese così brillante. La mia delusione probabilmente si equipara a quella che ho letto sin dalle prime pagine di un testo che è partito (chissà come mai) con una forte critica alla gringación che il Messico turistico sta subendo, non più paragonabile a quello che l'autore aveva sapientemente fotografato nei suoi testi anni or sono, per poi terminare (ripeto, chissà come mai) con un soave inno alle spinte ecologiste che l'iniziativa alla quale ha partecipato assieme a molti altri amici, italiani e non, residenti in Messico, ha saputo innescare nella piccola comunità di Mahahual, vittima indubbia di inquinamento costiero. Il libro è palesemente organizzato e steso male, con un'apparente fretta che non sfugge allo sguardo del lettore appassionato delle storie narrate dallo stesso Cacucci in resoconti precedenti sul Messico. Brutto continuare ad aggrapparsi a riferimenti passati? Sperare di trovare anche un sottile barlume dello stile di La polvere? Lo sarebbe, se dall'autore non ci si aspettasse un impegno maggiore nel delineare quei particolari del Messico che sono (stati) la sua fortuna, in campo lavorativo e letterario. Sarebbe da reputare quasi un'offesa al Paese e ai lettori, e una contraddizione con quanto affermato in vari punti del libro dallo stesso scrittore con toni pomposi e saccenti: siamo sinceri, non è una descrizione delle bellezze paesaggistiche, culturali, ecc. del Messico che tutti ci aspettavamo; il motivo per cui ho acquistato a occhi chiusi Mahahual è questo. Volevo riassaporare vecchie sensazioni suscitate da un Messico che Cacucci aveva reso così bene, da ottimo fotografo letterario quale reputo sia. Le sue parole e le sue emozioni in La polvere hanno saputo immortalare momenti messicani dei più peculiari e vivi, delle istantanee formato libro che ho adorato e che mi aspettavo di trovare anche qui. Siamo tuttavia di fronte a una critica alla trasformazione, dettata da una globalizzazione che domanda duramente al Paese di restare al passo coi tempi per rimanere inserito in un'economia che (e qui siamo d'accordo tutti) è spietata, violenta. L'accozzaglia di frammenti estrapolati da riferimenti (nemmeno riportati a fine libro) dei più differenti e alle volte insensati, senza tralasciare di accennare al materiale riciclato (battuta non voluta, ma porca miseria se non sta bene), già presente in "La polvere del Messico", dona al testo l'aspetto di cartellone pubblicitario quale, alla fin fine, è. L'albergo gestito dal fantomatico Luciano, che non rientra nel duro giudizio dello scrittore perché a) non gringo, b) promuove una possibile svolta ecologica per la salvaguardia delle spiagge e, last but not least, c) i vari luoghi dell'albergo hanno nomi che provengono dalla lingua e tradizione indigena del posto; l'esperienza dell'amico fotografo che lavora per il National Geographic e che organizza allegre immersioni per turisti, con tanto di link al blog piazzato nel bel mezzo della pagina a interrompere una lettura già da sé forzata e precaria... Insomma, avessi voluto leggere una guida turistica, avrei comprato qualcosa ben più organizzato e meno caotico. Ho apprezzato quei pochi elementi storico-culturali che nelle pagine centrali hanno risollevato e un po' corretto l'andazzo del libro. Siamo comunque lontani dallo stile che credo un po' chiunque sia stato viziato dai precedenti libri, sperava di trovare.
Un libretto agile stavolta per l'eterno anarchico Pino Caucci, ancora una volta immerso nella polvere del Messico. Alle prese con le sue storie, le leggende, i racconti, l'attualità, le problematiche ambientali, i festival culturali. Viene voglia di ripartire per lo Yucatan...
di solito mi piace molto cacucci quando racconta del messico- invece, questo librettino di storie esili mi ha lasciato totalmente indifferente e ho sofferto l'eccesso di retorica, che in circostanze normali, si stempererebbe un po' tra le pagine. prescindibile.