1.5⭐️
Dopo aver amato profondamente Game of Gods e Game of Titans, ero entusiasta di leggere Game of Chaos, spinta dall’originalità della serie e dalla crescita dei personaggi, così ben definiti nei primi due volumi. La narrazione mi aveva coinvolta grazie a un perfetto equilibrio tra azione ed emozioni, con momenti di rabbia (come accadde per la morte di aphrodite o per la violenza subita da crono e rea), compassione e legami sinceri che rendevano ogni personaggio autentico. Tuttavia, questo spin-off non è riuscito a suscitare in me lo stesso entusiasmo.
Il cuore del mio problema con Game of Chaos è proprio Ares. Nei precedenti volumi, era l’antieroe per eccellenza: il personaggio tormentato che si nasconde dietro una corazza di oscurità, il mostro che gli altri gli hanno cucito addosso e che, a suo modo, cerca di giustificare. Eppure, in questo libro, Ares sembra incoerente. Dichiara di non sentirsi degno d’amore, ma il suo comportamento con Hell non riflette questa lotta interiore. Mi aspettavo un percorso più travagliato, con momenti di auto-sabotaggio e resistenze emotive più marcate. Invece, il loro rapporto, salvo poche eccezioni, risulta poco coinvolgente e privo della profondità che lo avrebbe reso credibile. Anche la parentesi con Hurricane sembra più un espediente per evitare di dipingere Ares come il “cattivo di turno” piuttosto che una vera scelta narrativa coerente.
Hell, pur essendo un personaggio interessante sulla carta, non riesce a emergere davvero come protagonista. A differenza di Haven, che aveva un carisma e una profondità capaci di farmi entrare in sintonia con lei, Hell appare piatta e priva di quell’intensità emotiva necessaria a renderla memorabile. Non sono riuscita a percepire la scintilla tra lei e Ares, e il loro rapporto sembra accelerato, senza il giusto spazio per i momenti riflessivi che avrebbero reso la loro storia d’amore più sentita. Persino Athena, nonostante il poco spazio a disposizione, è riuscita a coinvolgermi di più.
Un altro aspetto che mi ha lasciata perplessa è la gestione degli eventi. Il ritmo del libro è frenetico, con una raffica di avvenimenti che spesso sfociano nel surreale. Alcune scelte narrative risultano illogiche o forzate, come il viaggio in Messico: i personaggi sanno di essere in pericolo, ma decidono comunque di andare al circo, rassicurano Ares che non lo lasceranno solo… e poi lo lasciano solo alla prima occasione. Questo tipo di dinamica si ripete più volte, facendomi spesso perdere la pazienza.
L’unico vero punto di forza del romanzo, a mio parere, sono i capitoli dedicati a Hermes, personaggio che ho apprezzato molto. Tuttavia, anche qui, la ripetitività diventa un problema: dopo l’ennesima volta in cui si lamenta di non essere il protagonista della storia, mi sono ritrovata a desiderare che il libro smettesse di sottolinearlo così insistentemente.
Infine, ho adorato Teia per la sua impulsività e il suo carattere esuberante, tratti che ricordavano il miglior Ares dei primi due libri. E forse è proprio questo il problema più grande: Game of Chaos mi ha dato l’impressione di un Ares snaturato, meno fedele alla sua essenza. La sua evoluzione emotiva, che nei volumi precedenti era gestita con maggiore cura, qui sembra affrettata e poco coerente, soprattutto nel suo modo di affrontare i sentimenti per Cohen. Nei primi due libri, avrebbe probabilmente lottato per Haven se lei fosse stata disponibile, salvo poi rendersi conto di non amarla davvero. Con Hell, invece, tutto sembra già deciso in partenza, senza quel tormento che aveva reso Ares così affascinante e complesso.
Nel complesso, Game of Chaos non è riuscito a trasmettermi la stessa intensità emotiva della duologia principale. La ripetitività, alcune scelte narrative forzate e la poca coerenza di Ares rispetto al personaggio costruito nei libri precedenti hanno reso la lettura faticosa. Avrei voluto ritrovare l’Ares di Game of Titans, con le sue contraddizioni, la sua rabbia, il suo caos interiore. Purtroppo, non è stato così.
(Questo probabilmente è un problema solo mio ma non riuscivo a prendere sul serio scene serie o spicy ogni qual volta venisse rimarcato che ares avesse un solo occhio. Mi era impossibile immaginare proprio lui bendato.)