Palermo, 1185. Costanza d’Altavilla ha preso i voti ormai da molti anni e si è ritirata dal mondo. Quando viene chiamata al cospetto del re di Sicilia, non può immaginare che cosa lui le chiederà. Costanza è l’unica principessa di sangue reale ancora in vita e dovrà sposare Enrico di Svevia, il figlio di Federico Barbarossa, sancendo così un accordo tra il regno e l’Impero: il futuro erede avrà il controllo su un territorio vastissimo. Costanza non ha mai desiderato i fasti e gli agi della corte, ma da quando è nata sa che esiste un prezzo da pagare per il sangue reale che le scorre nelle vene. E così si sottomette, rinunciando a sé stessa per il bene del popolo normanno. Il matrimonio con Enrico si rivela fin da subito infelice, lui è rozzo, arrogante, feroce. Ma quando Costanza, dopo lunghi anni di attesa e di crudeltà, riesce finalmente a dare alla luce l’erede tanto desiderato, la sua vita si vota a lui e alla sua sopravvivenza. Federico, infatti, fin dalla nascita deve combattere contro potenti nemici dai quali, dopo la morte di Costanza, nessuno può più proteggerlo. Ma il “piccolo re”, forte dell’affetto del popolo di Palermo e dell’indomito coraggio ereditato dagli avi normanni, riuscirà a salire ancora adolescente sul trono che fu degli Altavilla, realizzando il sogno di sua madre e guidando il regno di Sicilia verso uno splendore mai più ripetuto nel corso della Storia. Pubblicato per la prima volta nel 2004, La sposa normanna è un classico contemporaneo, adorato da lettrici e lettori, adottato nelle scuole e sempre capace di appassionare.
Così così, luci e ombre. Romanzo che racconta di Costanza d'Altavilla, madre dell'imperatore Federico II, e dei primi anni di vita di quest'ultimo: la dose di romanzesco prevale nettamente sulla dose di storicità, anzi a tratti assume connotati fiabeschi, comunque le parti di fantasia sono abbastanza felici anche laddove non plausibili. Lettura gustosa quando con semplicità ricostruisce la vita quotidiana dell'epoca medioevale, con i lunghi viaggi per andare da un capo all'altro dell'Europa, su fangose strade invernali, i reali viaggiatori imbacuccati nei mantelli; i lunghi convogli con i muli e i paesani in riva alla strada per veder passare i reali (un po' come i contadini in epoche più recenti a guardar passare il treno), e proprio uno di questi viaggi è il fulcro degli eventi qui narrati: quello che Costanza ha dovuto interrompere a Jesi per dare alla luce il figlio. La lettura si rivela meno piacevole laddove tenta di essere avvincente con la costruzione di intrighi politici unicamente basati sull'amore o odio verso Costanza. La protagonista, con le sue infinite scorte di bontà e delicatezza del corpo e forza d'animo, non può non farsi amare dal lettore, peccato tuttavia che l'autrice abbia calcato troppo la mano sulla netta distinzione tra i buoni e i cattivi, in special modo la perfidia dei secondi è di una banalità disarmante: ne "La bastarda degli Sforza" se l'è cavata molto meglio, cesellando con maggior finezza i profili psicologici.
Un poco di delusione perché mi aspettavo qualcosa di meglio: del resto si può comprendere come, da parte dell'autrice, l'affetto nei confronti di questi "fantasmi" vada a supplire le mancanze di documenti e dati certi, un affetto che volte rappresenta l'unico modo per valicare l'abisso di secoli che ci separa da loro, e come questo sentimento finisca pertanto con l'infiocchettare di un qualche ricamino extra un lavoro che – per i miei gusti – sarebbe stato tanto più avvincente se si fosse tenuto un poco più aderente al verosimile.
Questo è uno di quei romanzi che mi ha fatto ricordare perché evito di leggere romanzi storici scelti a caso, soprattutto in italiano. Esito, in realtà, a definirlo un romanzo storico, perché di storico ha poco o nulla. L'autrice ha scelto con cura tutte le leggende postume che poteva inserire e le ha inserite, a partire da Costanza che all'inizio del libro è una monaca di clausura (nient'altro che una leggenda successiva nata per spiegare perché non si fosse sposata fino ai 30 anni), per finire con Federico II (mi sanguinano le dita solo a scriverlo) cresciuto fra le strade di Palermo, che va a elemosinare da mangiare perché a palazzo non gli danno nulla. Ma che è? Aladdin? Il bello è che l'autrice ne è proprio convinta, perché lo scrive anche tra le note. Addirittura imputa ad uno degli uomini più colti e raffinati del suo tempo – che i contemporanei criticavano pure perché si faceva il bagno tutti i giorni – di essere stato rozzo e parolacciaio. Seriamente, le scene finali, con Federico che riempe tutti di parolacce in siciliano moderno e Guglielmo di Capparone (un tedesco) che gli risponde in napoletano moderno, sono veramente imbarazzanti. Comprendo che non sia facile riprodurre il volgare di Sicilia e di Napoli, ma a maggior ragione non inserirlo, visto che ci sta come i cavoli a merenda. In realtà Federico visse nel palazzo reale di Palermo, affidato a vari tutori ed insegnanti che lo resero l'uomo educato e colto che divenne, cosa leggermente difficile se fosse cresciuto con l'educazione di un ragazzo di strada. Un altro grosso, grossissimo problema di questo libro è la caratterizzazione. Costanza è una santa, ha proprio l'aureola disegnata sulla testa, e così pure tutti quelli che le sono favorevoli. I suoi nemici invece sono un'emanazione di satana, da Enrico VI, a Gualtieri di Palearia, che passa da una specie di monaco profetico con tanto di cappuccio in testa e occhi rossi, ad un politico piuttosto sconclusionato e che agisce praticamente solo perché odia Costanza. E questo è il problema principale del libro: tutto ruota intorno a Costanza, in bene o in male. Tutte le motivazioni di ogni singolo personaggio sono riconducibili all'amore per lei o all'odio per lei. La politica possiamo anche scordarcela. Perché Costanza è una Mary Sue del 1100, bellissima e buonissima, quindi o la si ama per la sua bellezza o la si odia per la sua bellezza. Non c'è altro. Per far capire il tono su cui viaggiamo, ci viene detto che a 40 anni Costanza possiede "forme da adolescente". Inoltre capisco che Enrico VI non sia proprio un personaggio positivo – la sua crudeltà nei confronti dei nemici è accertata – ma qui si esagera! L'autrice non gli ha concesso mezzo tratto positivo, quando comunque era un uomo colto, amante della poesia (ne scrisse anche) e mecenate delle arti. Ma no, qui viene dipinto come analfabeta, rozzo e che nemmeno si lava. Crudele anche con la moglie, addirittura ha in programma di ucciderla, mentre tutto questo non risulta minimamente. Costanza stava raggiungendo il marito in Sicilia quando dovette fermarsi a Jesi per partorire, e se scelse di partorire in pubblico fu perché correvano voci che fosse troppo vecchia per essere incinta e che fosse tutta una montatura – che l'abbia fatto perché era Enrico a pensarlo mi giunge nuova. E fu sempre lei ad affidare il bambino ai conti di Urslingen, non fu obbligata dal marito contro la sua volontà perché doveva strapparglielo (perché lui è kattivoh!). È che lei doveva ripartire per la Sicilia (ragioni politiche e dinastiche, perché diciamocelo, nonostante il candore che l'autrice vuole spacciarci, è probabile che anche lei volesse la corona della Sicilia che il marito stava conquistando per loro) e portarsi dietro un neonato sarebbe stato impossibile. E' interessante notare come ogni azione di coloro che l'autrice considera i buoni, viene vista sotto una luce positiva, e viceversa. Ad esempio re Tancredi - che dubito fosse così simpatico a Costanza che sicuramente lo considerava un usurpatore del suo trono - la rapisce e la tiene prigioniera; ma, niente paura, lei ne è felice, la prigionia è un idillio, si vogliono bene ecc. Enrico che vuole riscattare la moglie, e riaverla con se, è cattivo perché vuole riprenderla solo per continuare a tormentarla con il suo sadismo. Come se tutto questo non abbassasse il tono a sufficienza, e nella migliore tradizione di certi romance storici di pessima qualità, l'autrice butta lì un paio di particolari sordidi a caso, come la consumazione del matrimonio davanti agli occhi di tutti (ma perché??) e il fratellastro di Costanza che ha attenzioni incestuose verso di lei, tra l'altro buttato lì in una riga verso la fine del libro, e che non porta ad alcuno sviluppo. Non ho molto altro da salvare in questo libro. Le ambientazioni sono poco delineate, ma la scrittura non è male, scorre. Quantomeno ci si mette poco a leggerlo.
Avevo conosciuto la scrittrice con il romanzo “L’acquaiola” e mi era molto piaciuto per l’ambientazione, il crudo realismo, il forte carattere della protagonista. “La sposa normanna” è incentrata su un personaggio femminile forte, determinato e storico: Costanza d’Altavilla, madre dello stupor mundi, ossia Federico II. L’opera comincia quando Costanza, ignara degli intrighi di corte, è già in convento a seguire la sua vocazione religiosa quando le viene strappato il sacro velo per unirsi in matrimonio con Enrico di Svevia. Lei, una donna non più giovanissima, (quasi trentatrè anni) probabilmente non adatta a procreare, nata presso una corte che onora la cultura e la bellezza, che va in moglie ad un uomo più giovane di lei, un diciannovenne rozzo e semianalfabeta! Ma lei è l’ultima erede al trono normanno e Guglielmo d’Altavilla, suo nipote, per contrastare lo strapotere del papa Clemente III, è costretto a stringere un’alleanza con la casata sveva e l’unica soluzione è richiamare dal convento Costanza, che nel frattempo si è fatta chiamare Suor Maria Veronica.
Costanza è di “indole molto docile e remissiva, plasmata dalla rigorosa disciplina della clausura. Questo è ciò che ci occorre “dice l’imperatore di Svevia al figlio Enrico “ una sposa obbediente, mite, timorata di Dio, che privilegi la preghiera, il raccoglimento, la vita contemplativa e aborrisca le cure dello stato e l’esercizio del potere. Alla morte di re Guglielmo non ti costerà nessuna fatica estrometterla dal governo e regnare al suo posto.»
Una donna sola contro tutti: contro Enrico, suo sposo, attratto prepotentemente da lei, ma che la disprezza, debole e mal consigliato, Gualtieri di Palearia che vuole farla fuori, lo stesso papa.
Splendide ed accurate le descrizioni della Russo. Ecco uno stralcio riferito al giorno della celebrazione del matrimonio reale: “Davanti all’altare maggiore, sotto un baldacchino di porpora e oro, sedeva il vescovo, che indossava la mitria e la pianeta delle occasioni solenni, doni preziosissimi dei re di casa Altavilla. Gli facevano corona i prelati, i parroci delle chiese palermitane, i diaconi. Alle loro spalle, era schierato il coro, in tunica rossa e camice bianco. Un tappeto di velluto scarlatto, ricamato in oro e argento, segnava il cammino fino al trono riservato al re, davanti al quale, sopra un prezioso cuscino intessuto d’oro e perle bianche di fiume, posava l’ampollina con l’olio consacrato, la corona e lo scettro. Gioielli di valore inestimabile, tempestati di un numero incalcolabile di pietre preziose: granati, turchesi, ametiste, smeraldi, zaffiri, rubini, perle. Creati da artisti che lavoravano solo per la casa normanna e non lasciavano mai la reggia, abitando e lavorando in un’area interamente riservata a quello scopo”.
Costanza è ubbidiente e remissiva, ma quando diventerà madre tirerà fuori una forza e una determinazione sorprendenti, unite all’astuzia e all’aiuto dei fedeli al trono normanno sparsi per l’Italia, che non sopportano i soprusi degli Svevi e la corruzione del papa.
E’ una storia di intrighi, di vendette, di invidie, ma anche di sentimenti nobili e delicati, di passioni che covano sotto la cenere.
Libro scelto perchè intrigato dalla storia della nascita di Federico II e del suo avvento in Sicilia, sono rimasto abbastanza deluso dai toni fiabeschi alla Cappuccetto rosso che abbastanza rapidamente prendono piede nella narrazione.
Se state cercando un romanzo storico, continuate a cercare. Altrove.
Oltre a Costanza D'Altavilla, che è colei che ha dato il titolo al romanzo, il personaggio storico che più viene approfondito è Federico II di Svevia e devo dire che ho scaricato l'audiobook proprio per lui. Una figura che mi ha sempre affascinato per aver dato i natali alla prima Università laica al mondo in quel di Napoli nel 1224. Ho trovato interessante e ben documentata la prima parte del libro, fino alla nascita di Federico, con i vari intrighi politici per accaparrarsi territori, matrimoni decisi a tavolino e quant'altro. La seconda parte, invece, mi ha dato l'impressione di essere più fantasiosa che altro.
Avevo comprato questo romanzo anni fa attirata dalla trama e nella speranza di trovare un'emula di Maria Bellonci e finalmente ho trovato il tempo di leggerlo grazie alla sfida di lettura Arsrc16. Tuttavia le aspettative sono state soddisfatte solo in parte: la storia è avvincente e non mancano neppure aspetti truculenti alla GoT perché la protagonista Costanza d'Altavilla ha vissuto davvero un'esistenza straordinaria (da monaca di clausura ad imperatrice) ma l'aspetto deludente è la caratterizzazione dei personaggi: o pazzi malvagi capaci delle peggiori nefandezze o santi dalle innumerevoli virtù spesso in balia degli eventi talmente fastidiosi che si è quasi tentati di fare il tifo per i cattivi. Conclusa la lettura non si è soddisfatti e si ha voglia di rileggere Rinascimento privato per fare pace con il romanzo storico.
I bought this novel some years ago because I hoped to find another Maria Bellonci's Rinascimento privato and I finally had the chance to read it thanks to the challenge Arsrc16. However the book met the expectations only partially: the story is engaging and there are also some truculent elements like in GoT because the protagonist Costanza d'Altavilla had a life out of the common (first nun than empress) but the characters are disappointing because they are or very very wicked capable of the worst evilnesses or saints with countless virtues so annoying that you are tempted to root for the bad guys. When the book is over you aren't satisfied and you want to reread Rinascimento privato to make peace with the historical novel.
Bello bello bello. Un romanzo non molto lungo, ma pieno di sentimenti, dolci o aspri. I personaggi sono così ben delineati da rimanere nella mente per molto tempo. Costanza e Costantino/Federico sono due bellissime anime, legate alla Famiglia e alla terra, la Sicilia. Lottano per essa, con l'aiuto di pochi ma buoni consiglieri. Devono contrastare le mire di uomini assetati di dolore, potere, denaro, dominio. Ce la faranno, ma a grandi costi. Una lettura scorrevole grazie alla bravura della scrittrice, che nella sua semplicità riesce a trasmettere pensieri ed emozioni. Lo sfondo storico non è così invadente, e questo permette una lettura comoda anche per coloro che hanno paura della Storia, quella con la S maiuscola. Un libro da leggere per imparare qualcosa sul legame tra una madre e un figlio e tra le persone e la propria terra. Vale la pena, anche solo per conoscere una donna forte e gentile come Costanza d'Altavilla, regina e madre.
Lettura veloce (poco meno di 200 pagine) ma veramente piacevole. Ho proprio divorato questo bel libriccino. Sebbene di solito mi aspetti ben altro da un romanzo storico (un maggior approfondimento degli eventi, ad esempio), questo si lascia leggere con interesse. Incentrato fondamentalmente sui protagonisti, più che sui fatti storici, l'autrice di regala comunque dei personaggi che non si può fare a meno di amare (o odiare) sin dalle prime pagine. Molto bella la figura di Costanza e affascinante quella di Federico bambino. Davvero, da leggere!
Avevo letto e amato ‘Le nemiche’ di Carla Maria Russo, per questo appena ho visto questo libro al mercatino l’ho acquistato. Purtroppo però mi duole dire che questo non mi ha conquistato quanto quello.
Probabilmente sono state le vicende narrate a non conquistarmi, non sono riuscite ad appassionarmi e a farmi entrare nella storia narrata. L’inizio mi sembrava promettente con la figura di Costanza D’Altavilla, ma poi il tutto è andato un po’ scemando concentrandosi sugli intrighi politici e la cattiveria dei personaggi ‘nemici’. Mi sarebbe piaciuto che le vicende fossero più incentrate su di lei e meno sul resto, facendoci vedere magari come era la vita di corte.
Tra i personaggi storici incontrati quelli che mi hanno colpito maggiormente sono Costanza D’Altavilla e il figlio Federico. Costanza si è rivelata una donna combattiva, coraggiosa e pronta a tutto per proteggere il figlio. Una donna che da un momento all’altro vede cambiare completamente la propria vita e si adegua, come era usuale una volta per le donne. Avrei voluto saperne di più di lei e seguire maggiormente le vicende dal suo punto di vista. Federico invece è un bambino prodigio, che vede morire la mamma ma non si abbandona allo sconforto. Un bambino che ha sulle proprie spalle una grande responsabilità futura ma che riesce a mantenere il proprio carattere e la voglia di vivere in modo spensierato. Mi ha colpito in particolare vederlo vivere tra le persone comuni e non come un futuro re.
Lo stile dell’autrice è comunque piacevole, le pagine scorrono veloci e la storia si legge in modo gradevole.
Ho sempre pensato di non amare i romanzi storici, ma dopo aver letto questo mi sono ricreduta e ho voglia di leggerne altri. "La sposa Normanna" narra la storia di Costanza d'Altavilla, tirata fuori dalla pace di un convento per darla in sposa al rozzo Enrico, futuro re di Svevia. Dovrebbe essere onorato di avere in moglie una donna bella, devota e umile e invece lui, nonostante l'attrazione fisica, la tratta come se fosse il nemico. Costanza, però, è una donna forte (in alcune occasioni anche un pochino fortunata) e riesce a ottenere ciò che merita, nonostante le tante perdite. Iniziato con molte perplessità, spinta anche dai commenti positivi, l'ho amato dall'inizio alla fine. Mi sono ritrovata completamente coinvolta dalla storia e dai protagonisti. Un libro davvero affascinante, scorrevole dalla prima all'ultima parola e ricco di sentimento. Come non apprezzare l'attaccamento di Costanza alla sua terra, alla sua famiglia e quel legame indissolubile con il figlio che tentano in ogni modo di portarle via? Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo a tutti.
Carino, ma secondo me più simile a un rosa che a un romanzo storico. Abbastanza inverosimili alcuni dettagli: l'imperatore Federico II di Svevia, nel racconto, ricorda vicende che mai avrebbe potuto memorizzare, considerato che la madre gliele riferì quando aveva solo tre anni, confidando nella sua intelligenza altamente sviluppata. La scrittrice fa un'operazione un po' furba, ma qui di tratta più di magia che di doti intellettive. Detto questo, anche se a quanto pare il romanzo non è fedelissimo alla storia vera, leggerlo è un modo per immergersi nei costumi dell'epoca. Gradevole.
Ho ascoltato l’audiobook: non so se la causa sia stata la lettrice, che faceva le vocine come se si trattasse di uno spettacolo di marionette (prima volta che mi capita di ascoltare uno scempio simile su Audible, sono ancora allibita) ma ho trovato il libro davvero imbarazzante, con dialoghi al limite del demenziale.
Questo romanzo narra la storia di Costanza D'Altavilla, una donna che dovette sposare un uomo che quasi la odiava, e che da lei voleva solo un figlio, ovvero Federico II, che la donna chiamerà Costantino. Personalmente questo libro mi è piaciuto, non è il libro del secolo ne il mio libro preferito, rimane una lettura davvero interessante; secondo me però, da quello che ho provato io leggendo questo romanzo storico, ha due tasti dolenti, il primo di tutti e che Costanza ha come uno scudo davanti a me, non mi sono immedesimato in lei, anzi alcune volte non la sopportavo quasi, e quindi non avevo quella presa emozionale che con altri personaggi di altri libri ho avuto, per esempio con Thomas Drimm del romanzo omonimo, o con Chris de Nelle terre estreme, quindi per questo motivo è già una stelletta in meno. L'ultimo punto dolente a parer mio è la conclusione, nel senso, so che è storia, infatti quello che sto per scrivere non si riferisce al passato storico, anche perché non avrebbe senso criticarlo, ma mi riferisco alla scelta narrativa decisa dall' autrice, infatti dopo la morte della sposa normanna, la narrazione prosegue con la storia del suo amato e desiderato bimbo, ovvero Federico II,per comodità mia Costantino, si prosegue fino alla sua fanciullezza fino all'età di dodici anni, per quello che ho capito io, ecco questa scelta di proseguire per qualche capitoli anche nella storia del figlio non mi è piaciuta molto, non tanto per le prime pagine della sua storia, che sono anche scivolate in modo davvero veloce, ma per le ultime all' incirca venti trenta pagine, ho trovato quelle pagine davvero ammorbanti, non c'è la facevo più, tant'è che non le ho finite e ho chiuso il romanzo e l'ho inserito nella mia Billy , era un continuo una sorta di copia, che poi vabbè è la storia, della guerra fra gli Altavilla e il tipo della chiesa, davvero in quel punto ho detto "Basta stop il libro finisce qua per me".
1186. Costanza d'altavilla ultima discendente della casata viene costretta a rompere il suo voto e a sposare Enrico di Svevia figlio dell'imperatore Federico. Dovra lottare contro innumerevoli nemici per salvare il suo popolo. La scrittrice ci catapulta in viaggio tra Italia e Germania. Per raccontare la storia di questa donna. Costretta a lasciare il convento dove aveva deciso di condurre la sua vita si ritrova in un mondo che ormai non le appartiene da tempo. Ma non perderà mai la sua umiltà. Affronterà la crudeltà del marito e gli intrighi ordini ai suoi danni con una forza e una nobiltà d'animo senza precedenti. Accusata di mentire sulla gravidanza e costretta ad intraprendere un lungo viaggio, non perde mai di vista il suo obbiettivo e con grande sangue freddo partorisce in un tendono messo in piazza , dove miriadi di testimoni possono starle accanto durante il travaglio. Non si arrende a rinunciare a suo figlio e fa di tutto per proteggere lui e salvare il suo amato popolo. Anche tramite contro suo marito. Per quanto riguarda Enrico la sua crudeltà non ha eguali e il desiderio che prova per la moglie lo induce ad essere ancora più crudele in quanto lo ritiene un sintomo di debolezza Ovviamente la tenacia.e la forza.di costanza porteranno a fare di Federico di svevia un grande immperatore
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una dei libri più belli che abbia mai letto. nonostante io conosca bene la storia (non solo per le innumerevoli visite al castello svevo, ma anche per mio grande interesse), è stato come rivivere un passato non mio. un passato vero e nobile. il personaggio di costanza, puro e coraggioso, è stato messo ancora più in risalto grazie alla sua triste storia, che l'ha resa la donna che conosciamo. ho sempre amato queste vicende e il mio amore per i personaggi storici mi permette di provare un orgoglio spontaneo quando si parla di costanza o di Federico, suo Costantino, come fossero parte della mia stessa stirpe. insomma, è stato un libro bellissimo, profondo e pieno di emozioni. uno storico grandioso.
Il romanzo dà voce ad un personaggio femminile che Dante cita nel III canto del Paradiso, dedicandogli solo pochi versi, Costanza d'Altavilla, strappata dal convento contro la sua volontà per diventare imperatrice. Con grande sensibilità, Carla Maria Russo sa delineare il ritratto di questa donna, destinata ad essere la madre di Federico II di Svevia, che dà prova di grande forza d'animo e di carattere. Costanza è un personaggio che resta impresso nel lettore.
Tra intrighi, tradimenti politici e una narrazione storica veramente ben esposta, questo racconto dipinge la difficile nascita di Federico II di Svevia, figlio di una madre fatta uscire a forza da un convento, dove si era fatta suora, per sposarsi con l’imperatore Enrico, rozzo e crudele. La temeraria imperatrice farà ereditare al figlio quel coraggio che lo consegnerà alla Storia come “stupor mundi”
Era da un po' che volevo provare un romanzo di Carla Maria Russo, e La sposa normanna è stato il mio primo tentativo. Conoscevo molto poco il periodo storico, e quasi nulla di Costanza d'Altavilla, quindi ero molto curiosa quando ho iniziato.
Sfortunatamente, il libro non è riuscito a prendermi, pur non essendo certo privo di pregi: con uno stile semplice e scorrevole, e una trama non lenta, si legge velocemente; e inoltre, proprio grazie alla sua semplicità, lo consiglierei di certo a lettori più giovani o anche a quelli nuovi al genere storico.
A parte ciò, tuttavia, ho trovato poco che mi entusiasmasse. L'ambientazione storica mi è sembrata molto poco curata: un abbozzo più che un quadro nitido, con pochi dettagli interessanti sulle abitudini e gli usi dell'epoca. Basandosi soltanto sulla storia, era assai arduo capire in quale epoca storica fosse ambientato.
Anche i personaggi non mi hanno convinto. Ho provato pena per Costanza, e anche ammirazione per il suo coraggio, ma non l'ho trovata particolarmente memorabile. La caratterizzazione di tutti i personaggi è, in generale, abbastanza semplicistica: gli eroi sono praticamente santi scesi in terra, mentre gli antagonisti sono diavoli senza un briciolo di bontà.
Probabilmente proverò altri libri di Carla Maria Russo in futuro, ma purtroppo questo non mi ha entusiasmato.
Letto d'un fiato, questo piccolo romanzo storico approfitta degli ampi margini di buio sulle vicende Duecentesche del regno di Sicilia e sulla sua sovrana, Costanza d'Altavilla. L'ambientazione è interessante, la storia raccontata plausibile, se non fosse che i cattivi sono così pessimi, e i buoni così melensi. Il marito di Costanza puzza, per dire. La storia si interrompe con la maggiore età di Federico II di Svevia, che all'epoca si raggiungeva a quattordici anni. La storia di Costanza in alcuni punti è ben raccontata, in altri tirata via, Federico prende subito tutto lo spazio.
25/52 ATY book challenge week 17 with a Muslim character Iread book challenge: protagonista bambino
Romanzo storico molto avvincente, bella e forte la figura di Costanza d'Altavilla, madre di Federico II di Svevia, Chiaramente molto romanzata, forse prende più dalla leggenda che dalla realtà storica, ma accompagna, ad una piacevole lettura, una visione viva di quel periodo storico e, in particolare, dalla variegata realtà siciliana.
Lettura piacevole e scorrevole. I personaggi non hanno però grande spessore psicologico. Sembrano più che altro maschere con connotazioni assolutamente eroiche o diaboliche.
Sospettavo che La sposa normanna non fosse "la mia tazza di tè", del resto a volte si può sbagliare e essere fuorviati da pregiudizi gratuiti. A volte... a volte no, come in questo caso. La scrittura è scorrevole, il libro si fa leggere, probabilmente anche la ricostruzione storica è discreta (non sono in grado di valutarlo perché le mie conoscenze di storia medioevale sono decisamente datate); tuttavia quello che manca a questo libro è un minimo di finezza diplomatica. Mi spiego meglio: vi sembra credibile mandare un biglietto ad un sovrano in cui "paro paro" gli si dice che non si condivide la sua politica e per questo gli si rivolterà contro? O che il ciambellano di turno dica alla sua regina, con una certa soddisfazione, che è spacciata? Episodi, direte voi. Già. Che dire di tutte le casualità (presumibilmente storiche) che liberano i sovrani dei loro guai? Sono successe, è la storia. Bene, ma prepararle minimamente da un punto di vista narrativo, invece di farle accadere e basta, senza troppo soffermasi sopra e andiamo avanti alla svelta che c'è un altro guaio da gestire? È la vita, direte voi. Lo so, la vita è così, ma io ho letto un romanzo storico, non un trattato su Costanza d'Altavilla
Mi piacciono molto i romanzi storici e questo non fa eccezione. Scritto in maniera fresca e fluida, racconta piacevolmente la storia di Costanza di Altavilla, strappata alle mura del suo convento di clausura per essere data in moglie al secondogenito di Federico il Barbarossa. Intrighi politici e ragion di stato ci mostrano una donna molto bella e sensibile trattata come un oggetto di scambio, senza che lei possa in alcun modo intervenire sulla sua vita. Il tutto in un periodo storico indubbiamente difficile, dove gli scenari potevano cambiare da un giorno all'altro, a seconda del "ghiribizzo" di un sovrano soggiogato dalla figura paterna, frustrato, maleducato e ignorante.
Ho apprezzato moltissimo la scrittura cristallina di Carla Maria Russo. Le pagine scorrono piacevolmente, dando vita a personaggi reali e a personaggi di fantasia che si legano a formare una storia quanto mai verosimile. Mi sarebbe piaciuto leggere la storia di Federico II raccontata da quest’autrice.