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AIRÙ

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A San Fermo, tranquillo paese di lavoratori circondato da campi di granturco, fa la sua comparsa il nuovo medico della mutua, che da subito viene ribattezzato con affetto ol duturì. Ma l’arrivo improvviso di una donna, venuta fin lì apposta per cercarlo, rompe inesorabilmente l’idillio e getta un’ombra sul dottore. Tra malinconie amorose, pettegolezzi incessanti, amicizie fraterne, antichi rancori e le alterne vicende di una fabbrica di cinture, Alberto Locatelli conduce un’indagine che tratteggia di epica la vita di un remoto angolo di provincia. Il mistero si svela piano piano, sfuggente come gli aironi che sorvolano queste terre da sempre.

Paperback

Published November 1, 2024

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Profile Image for carola.
56 reviews1 follower
March 26, 2025
alexa play betty by taylor swift
Profile Image for Laura Gotti.
596 reviews609 followers
May 24, 2025
Questo è un libro che aspettavo da un po': un libro scritto da un giovane autore bergamasco, che sa scrivere, e che non ha paura ad usare il dialetto. Dialetto, peraltro, difficilissimo, quindi chapeau a Italo Svevo che si è presa un bel rischio.

Partiamo con il dire che adoro questa casa editrice e che, finalmente, mi forniscono delle pagine già tagliate e non devo più massacrare i libri. Poi la collana Incursioni è ricca di bei libri, e questo non fa eccezione.

Alberto Locatelli ci racconta un sonnolento paese della bassa bergamasca, i suoi abitanti e l'aria che si respira, quando in paese fa la sua scomparsa ol duturì, un giovane medico che arriva a sostituire quello che è andato in pensione. Non succede quasi niente, o forse succede tutto, ma la bravura di questo scrittore è quella di aver saputo creare un mondo e di saperlo raccontare. Un prosare e una punteggiatura impeccabile, niente pensierini soggetto verbo complemento, ma una prosa ricca e ancora più arricchita dal dialetto (leggermente diverso dal mio, che vengo dalle montagne, ma è un cavillo) che, con molta audacia, aiuta a creare dei personaggi, un ambiente, dei profumi che anche per chi se n'è andato dalla bergamasca da anni, ancora riecheggiano nelle orecchie e, per quanto mi riguarda, nel cuore. Molte di quelle espressioni mi riportano all'infanzia, a mia madre, al bar del paese che era esattamente com'è descritto nel libro: giri di carte, di bianchi e di bestemmie.

La narrazione viene portata avanti dal 'ragazzo’, il giovane barista del paese, che riesce a guardare con un po' di distacco, paura e amore, quello che gli capita intorno in quella primavera ora lontana.
Si parte con una prima pagina notevolissima dove si comincia a raccontare:
'Un'umanità ispessita dal sudore, eppure mai troppo stanca. Sempre il giusto: prima il dovere poi, molto dopo, il volere.'

Ci potrei scrivere un trattato su cosa significa questa frase per me, e, mi pare chiaro, anche per Locatelli che l'ha usata per iniziare a raccontare di San Fermo e di quella umanità che è uguale a tutte le umanità che ho conosciuto io da piccola e che, ancora, ho sotto pelle.

Un ottimo libro. Ho aperto un Riesling ghiacciato perché poi, quando cresci, gli orizzonti si ampliano e non finisce più il mondo al limitare del paese. E, come dice ol duturì 'gli altri ci salvano, ragazzo' e, a una certo punto, lo si impara.


ps. leggetelo! Il bergamasco è poco, solo degli incisi, i più difficili vengono spiegati, e poi io sono qui, pronta per aiutarvi.
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