Stavo per essere affrettato, rischiando di dare un parere negativo ingiustificato sul libro. Adoro Crepet e forse mi aspettavo qualcosa di diverso. Terminando in primi racconti mi ero quasi deciso a mollare la lettura. Ma qualcosa mi sfuggiva. Probabilmente il prologo mi aveva fatto alzare aspettative ma trattandosi di una forma di narrativa derivata da storie vere, non stavo riuscendo ad andare davvero dentro quelle parole. Quando ho realizzato lo schema preciso dell’opera nella narrazione di quelle storie , ho compreso. Nella riflessione costante che le parole generano e nel comprendere quanti casi simili conosciamo. Quasi un vademecum per aiutare chi ci sta accanto e attraversa certi momenti difficili. Crepet ci indica attraverso delle storie come non girarsi dall’altra parte, come non essere egoisti nei momenti di sconforto, come poter intervenire prima che sia tardi, come capire le emozioni e le paure di chi non avrà mai il coraggio di dire che non sta bene. Consigliato
Primo libro che leggo di Paolo Crepet e già mi ha rapito con la sua scrittura, tanto semplice quanto diretta. Bastano quattro storie vere che inquietano, mantenute comunque in anonimato, e poche pagine per insegnare a lettore che affrontare la vita non è semplice. Che la solitudine non è necessariamente quello stato della nostra mente in cui cadiamo quando non si ha proprio nessuno attorno.
La solitudine è ancora più devastante quando vicino a te c'è sempre qualcuno, ma manca innanzitutto la comunicazione, l'ascolto e qualsiasi altra forma di apertura.
Le quattro storie si differenziano tra loro ma, almeno le prime tre, hanno in comune l'assenza dei genitori. Quel tipo che riesce, anche con grande fatica e spirito di sacrificio, a dare di tutto senza dare davvero nulla.