«Ho molti dubbi, troppi. E una domanda che chiunque scriva memorie, qualunque scrittore grande o piccolo, conosce: servirà a qualcuno questo mio mesto racconto?». È l’interrogativo che Varlam Šalamov si pone nell’introdurci ai suoi ricordi della Kolyma, «racconto di uno spirito che non trionfa, ma che piuttosto viene calpestato». In queste pagine – nucleo centrale degli scritti autobiografici qui radunati – Šalamov rivive e ci fa vivere l’inferno del lager: l’implacabile freddo siberiano, la fame assillante, l’umiliazione continua dei lavori forzati e delle violenze, e le efferate tecniche messe in atto dal potere sovietico per ridurre i detenuti a «relitti umani» – termine ultimo di un processo di decadimento del corpo e dello spirito perseguito con caparbia brutalità. Un resoconto secco, aspro, intransigente, giacché quel che preme a Šalamov è scandagliare un’«esperienza sottoterra» che, riducendo l’uomo a istinto e spirito di conservazione, ne mette a nudo la natura profonda. Ma le sue rievocazioni ci riportano anche alla Vologda dell’infanzia, dove precoci si manifestano l’amore per la poesia e l’insaziabile sete di libri; alla Mosca degli anni Venti, dove rifulgono le stelle di Šklovskij, Majakovskij e Bulgakov – un «sottobosco luminosissimo» presto «spazzato via dalla scopa di ferro dello Stato»; e da ultimo al tempo della riabilitazione ufficiale, del ritorno a Mosca e dell’inattesa amicizia con Pasternak. Il percorso di un’intera vita, insomma, che trova il suo fil rouge nell’anelito costante, quasi viscerale alla letteratura: «Scrivo perché leggendo la mia prosa lontanissima dalla menzogna qualcuno possa fare nella sua vita qualcosa di buono anche in minima parte. Perché qualcosa bisogna fare».
Varlam Tikhonovich Shalamov (Russian: Варлам Тихонович Шаламов; June 18, 1907–January 17, 1982), baptized as Varlaam, was a Russian writer, journalist and poet.
Alternate spellings of his name: Варлам Шаламов Varlam Chalamov Warłam Szałamow Warlam Schalamow V. T. Shalamov Varlam Șalamov
Probabilmente non sarò oggettivo ma questo genere di libri, pieni di racconti personali, di storie di vita e di umanità mi riempie il cuore. La raccolta dei materiali è un po’ confusionaria, ma riflette quello che potrebbe essere un flusso di memoria di un uomo anziano e consumato dagli anni di sofferenza e privazione nei gulag. La parte finale su Pasternak mi ha quasi commosso: mi sono trovato a leggerla ad alta voce e mi sono sentito come se fossi io ad ascoltare i racconti di Pasternak. Un’esperienza che da sola merita le 5 stelle (per quanto il resto del libro ne valga 4).
A tratti diario, a tratti ricordi biografici del suo cammino dagli albori della sua carriera da scrittore all università, alla sua incarcerazione e trasferimento alla Kolyma. Molti episodi e racconti sugli incontri con altri famosi scrittori russi contemporanei, da Majakovskij a Pasternak. La crudeltà e assurdità della vita di milioni di incarcerati durante il periodo staliniano nelle più disumane e disumanizzanti condizioni.
“dal primo minuto in prigione ebbi chiaro che ne il mio ne gli altri arresti erano uno sbaglio, e che stavano vagliando programmaticamente un intero gruppo sociale: coloro che negli ultimi anni di storia russa ricordavano cose diverse da quelle che bisognava ricordare. La cella era stipata di militari e vecchi comunisti divenuti “nemici del popolo”. Tutti pensavano che fosse solo un incubo: la mattina seguente si sarebbe dissolto e saremmo tornati ognuno al proprio posto con tanto di scuse. Ma intanto il tempo passava.”
“Soltanto il giorno prima ero arrivato dalla Kolyma, dalle nebbie ghiacciate del Circolo Polare, dal mondo tremendo dei lager; soltanto il giorno prima avevo rivisto mia moglie, che mi aveva aspettato per 17 anni. Soltanto il giorno prima, avevo rivisto mia figlia, che avevo lasciato il 12 gennaio del 37 con un bacio nel lettino per seguire l inquirente che aveva condotto la perquisizione. Ero sparito x 17 anni. Mia figlia era cresciuta senza di me: ormai andava all università. C eravamo incontrati per la prima volta nella vita il giorno prima…. Dove stavo andando ? non lo sapevo nemmeno io. Che persona era mia figlia? Che persona era mia moglie? …”