«Più la tecnologia andrà avanti e più inventeremo modi creativi per fare i conti con quello che sembra essere rimasto l'ultimo tabù della nostra società: morire.»
Un giorno non ci saremo più. Ma rimarranno online tutte le tracce che abbiamo lasciato, la nostra storia a portata di dai profili social ai nostri ricordi più intimi. Senza accorgercene, Internet si è riempito di fantasmi digitali, account inattivi pronti a ricordarci la loro ecco cosa significa vivere (e morire) nell'era social. Per quanto resti un tabù, con la diffusione della tecnologia anche il nostro rapporto con la morte è destinato a lo dimostrano fenomeni come GriefTok o la diffusione di cimiteri virtuali e griefbot, intelligenze artificiali capaci di replicare le conversazioni con i nostri cari scomparsi. Il lutto non è più un'esperienza si è espanso nel mondo virtuale esattamentecome tutto il resto, ridefinendo la nostra relazione con la perdita e la memoria. Beatrice Petrella, giornalista e voce del podcast Still Online, da cui è tratto questo saggio, indaga il fenomeno tra tech, diritto e immaginazione, provando a rispondere a domande su cui anche la giurisprudenza ha iniziato a interrogarsi da cosa succede online quando il corpo non c'è più? Quale sarà il destino dei nostri dati, password, immagini e alter ego virtuali? Diventeremo tutti degli ologrammi? Ma soprattutto, siamo sicuri di volerlo?
Non ci giro troppo intorno, anche se in realtà l’ho fatto fino ad ora rimandando la recensione di questo libro: come si affronta il tema del lutto? Io non so rispondere, ma sa sicuramente farlo Beatrice Petrella (su Instagram @beatrixbarrett), la quale ha scritto un intero saggio sull’argomento.
“Still Online. Connessi oltre la morte: la nostra eredità digitale” parte da una domanda semplice: cosa resta di noi online dopo che non ci siamo più? Partendo da qui, l’autrice tocca argomenti che spaziano dalla morte online a quella offline, dai riti funebri delle diverse culture fino a quelli più tecnologici e moderni, fino ad arrivare ad analizzare la legislazione e la relativa casistica giuridica riguardante i dati che ci lasciamo dietro nel momento in cui non siamo più qui a gestirli in prima persona. Beatrice Petrella, con il rigore che si confà ad una giornalista, va a fondo nell’argomento, quasi trasformando questo saggio in un manuale completo da poter consultare nel caso si vogliano approfondire quegli aspetti particolarmente annosi dell’unico tabù che ancora permea la nostra società.
Ho assistito ad una parte della gestazione di Still Online quando era ancora soltanto un podcast originale @storytel e sono stata spettatrice di alcune domande e dubbi ai quali l’autrice è andata incontro nella sua creazione - Bea sei stata pazzesca, droppaci presto il prossimo podcast pop. Più incentrato sui due lati rispettivamente giuridico e di rappresentazione mediatica della morte, il podcast è un prodotto che spacca e che potrebbe essere più nelle vostre corde se non sentite dentro di voi il giusto stato d’animo necessario ad affrontare quasi 400 pagine sul lutto, per quanto ben strutturate e approfondite.
PS. Nel podcast c’è pure un discorso su Fleabag e su cosa fare dell’amore che ci resta addosso dopo un lutto, ci sto ancora pensando dopo tre anni. Give it a try :3
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