Che cosa ci cura e che cosa ci salva, noi come esseri umani e il pianeta come luogo del nostro vivere? Sara è un’archivista di mezza età con un marito solidale, Paolo, e una figlia, Nina, di cui patisce l’assenza. Nina è andata a studiare in Germania, dove prende parte a un movimento ecologista e nel farlo corre rischi. Un problema di salute induce Sara a cercare di riempire il vuoto lasciato da lei e Paolo decidono di accogliere in affido Pietro, bambino di bellezza angelica, silenzioso, guardingo, pronto a respingere con aggressività e rabbia le attenzioni della nuova famiglia. Nina, estrema e veemente come lo sono i giovani, sperimenta la fatica di giustificare e difendere le proprie scelte, giuste per principio ma difficili da calare nella vita quotidiana. Perché prendersi cura – di sé, degli altri, del mondo – è un’aspirazione nobile ma destinata a rimanere imperfetta. Una vacanza tutti insieme in un bosco tedesco, con un pericolo che incombe, sarà il nodo drammatico che divide – e forse avvicina – quattro persone sole.
Alessandra Sarchi è una scrittrice, storica dell'arte e traduttrice italiana. Ha tradotto romanzi e saggi dall'inglese e dal francese. Dopo gli studi alla Scuola normale superiore e all'Università di Pisa ha conseguito un dottorato di ricerca in storia dell'arte all'Università Ca' Foscari di Venezia. Il suo esordio nella narrativa è avvenuto nel 2007, nell'antologia collettiva Narratori attraverso per i tipi della Diabasis; un anno dopo Alessandra Sarchi ha pubblicato la raccolta di racconti Segni sottili e clandestini con lo stesso editore. Nel 2012 è uscito il suo primo romanzo Violazione (vincitore del premio Paolo Volponi Opera prima), seguito da L'amore normale nel 2014 e La notte ha la mia voce nel 2017, tutti stampati da Einaudi. La notte ha la mia voce ha vinto il Premio Mondello Opera italiana, il Premio Selezione Campiello, Giuria dei Letterati, è stato finalista al Premio Bergamo e ha vinto il premio Wondy per la letteratura resiliente, edizione 2018.
Il ritorno è lontano di Alessandra Sarchi è un romanzo che mi ha suscitato reazioni miste. La sua trattazione di temi come il conflitto generazionale, la crisi ecologica e le dinamiche familiari offre spunti di riflessione significativi, ma a tratti la lettura si è fatta complessa, più di quanto avessi previsto. La scrittura, pur intensa e carica di significato, a volte rallenta il ritmo, rendendo difficile immergersi pienamente nel racconto.
Il romanzo ruota attorno a Sara, una donna di mezza età che affronta un periodo di crisi personale e familiare, e alla sua relazione con la figlia Nina, un’attivista ecologista radicale. La trama esplora il distacco tra madre e figlia, ma più in generale, il conflitto tra due generazioni che hanno visioni diverse del mondo e della vita. Questo tema del conflitto generazionale è uno dei più forti del libro, ma la sua rappresentazione, pur essendo precisa, può risultare un po’ troppo statica. Nina incarna la radicalità e la lotta per l'ambiente, mentre Sara sembra rappresentare una generazione che ha perso quella stessa passione o che, forse, non sa più come adattarsi ai cambiamenti del mondo.
Un aspetto che mi ha particolarmente colpita è la componente ecofemminista del libro. Nina, attraverso il suo attivismo, incarna la lotta per la salvaguardia della Terra, che si intreccia con la lotta per l'emancipazione femminile. Il romanzo ci presenta una riflessione profonda sul legame tra le donne e la natura, un legame che, nel corso del tempo, è stato spezzato dal progresso umano. Il corpo materno di Sara diventa simbolo di una natura che invecchia e si consuma, ma che non vuole arrendersi. Questo parallelismo tra il corpo umano e la madre-natura è il cuore pulsante del romanzo e richiama una riflessione sulle difficoltà che le donne e la natura stessa affrontano in un mondo che le sfrutta e le dimentica.
Tuttavia, non posso fare a meno di notare che, purtroppo, il romanzo a volte si perde nella sua stessa profondità. La scrittura, ricca di metafore e riflessioni filosofiche, riesce a trasmettere benissimo il peso delle tematiche ecologiche e del conflitto interiore dei personaggi, ma spesso mi sono sentita sopraffatta dalla sua lentezza. Non è un libro che scorre facilmente e che ti cattura immediatamente. Richiede pazienza e una predisposizione alla lettura riflessiva.
In conclusione, Il ritorno è lontano è un'opera che solleva interrogativi rilevanti sulle sfide ecologiche e sul divario tra generazioni, ma non sempre riesce a catturare pienamente l'attenzione del lettore. La narrazione, pur essendo ricca e profonda, può sembrare a tratti troppo introspettiva e poco scorrevole. Nonostante il valore delle tematiche trattate e la bellezza di alcune riflessioni, credo che una scrittura più immediata avrebbe potuto rendere il romanzo più coinvolgente. Per questi motivi, lo valuterei con tre stelle su cinque. È un libro interessante, ma che non sempre riesce a tenere alta l'attenzione.
“Una parte di lei si sentiva come quelle pianticelle bisognose di calcio, avrebbe gradito cure e rinforzi, ma un’altra parte voleva essere lei cura e rinforzo per un altri essere vivente”: è racchiuso in questa frase pronunciata da Sara, che ne è coprotagonista il senso profondo dell’ultimo, intenso romanzo di Alessandra Sarchi (che prende il titolo da una poesia di Franco Fortini) e che ha al centro la maternità, la cura e le relazioni, il tutto unito dal filo rosso della nostra relazione con il pianeta. La narrazione si svolge attraverso una distanza, fisica, di vedute e posizioni, che si crea nella famiglia di Sara e Paolo quando la figlia Nina si allontana e va a studiare in Germania per seguire i suoi ideali ecologisti. Un problema di salute induce Sara e il marito Paolo a cercare di riempire il vuoto lasciato da Nina: i due decidono di accogliere in affido Pietro, un bambino che risponde con aggressività e rabbia alle attenzioni della nuova famiglia. “Nina, la figlia, e Sara, la madre -ha dichiarato l’autrice in una recente intervista- sono, ciascuna a modo proprio, convinte di potere, e dovere, salvare qualcosa e qualcuno, seguono un istinto e fanno una scelta, si scontrano con l’imperfezione delle loro azioni e l’inevitabile contraddittorietà delle loro intenzioni”. Finale forse eccessivamente consolatorio per un romanzo che comunque ha meritato sicuramente l’inserimento tra le 82 proposte del prossimo Strega e che conferma Alessandra Sarchi come una delle migliori narratrici della nostra contemporaneità.
Romanzo pregevole e dallo stile schietto e poetico al tempo stesso. Architettura precisa che sostiene un impianto narrativo che coinvolge diversi luoghi e ambienti e diversi personaggi appartenenti a diverse generazioni e perciò portatori di differenti visioni. Un romanzo sulla e della contemporaneità, che riesce a descriverne le contraddizioni e insensatezze e gli slanci e potenzialità. Così come la fatica del vivere e la frustrazione delle aspettative tradite. Il tutto senza ideologie e senza paternalismi. Un racconto della complessità delle relazioni e del legame intrinseco che esse producono, come una trama fitta la cui tenuta dipende dai fili che la compongono. Ogni cosa è legata su questo pianeta tanto a livello macroscopico e globale quanto a livello microscopico e individuale. Un ritorno ad un collettivo differente da quello degli anni 70 e che abbiamo bisogno di scoprire e capire, per singoli pezzi come questa narrazione contemporanea. Un romanzo in cui il mondo è riflesso e portato alla nostra attenzione dagli sguardi speculari ma opposti delle due protagoniste, madre e figlia, ciascuna alla ricerca di una propria identità nel momento del distacco della figlia dalla famiglia. Come noi siamo alla ricerca di una nuova identità e di una nuova visione per questo vivere contemporaneo.
Non si può dire che la Sarchi scriva male ma, ennesimo romanzo italiano che contiene: - donna di mezza età che scopre di essere malata - coppia in crisi - universitaria che vive all'estero e in totale fissa con la crisi climatica - crisi di mezza età e sindrome da nido vuoto - bambino in affido e, quindi, problemi dell'affidamento - vacanza di famiglia che si spera risolutiva - pseudo colpo di scena finale.
Troppa roba. Tutto toccato in maniera superficiale, tutto già detto, scritto, dibattuto.
Quindi, diciamo che mi è capitato in mano dallo scaffale della biblioteca, non vedo punti così di pregio, ho trovato un po' di noia generale, eviterei di consigliarlo.
Avevo letto un racconto della Sarchi e lo avevo trovato molto bello. Questo libro è scritto con una prosa piana. La storia della protagonista e della sua crisi di madre di quasi cinquantenne con figlia che si allontana da casa si intreccia a quella di quest’ultima che si batte in Germania per un futuro ecologico del pianeta più equo. La storia di due crisi, di due avanzamenti verso stadi diversi della vita.