Mi chiamo Pietro Gerber ma qui a Firenze, dove vivo da quando sono nato, tutti mi conoscono come l’addormentatore di bambini. Sono un ipnotista, come lo era mio padre, e con l’ipnosi aiuto i bambini a elaborare traumi e a superare paure e fobie. Non sembrerebbe, ma il mio è un mestiere pericoloso. Perché la mente dei bambini è un labirinto ed è facile smarrirsi e non riuscire più a tornare. Forse è proprio questo che sta succedendo a Matias. Ha nove anni e da tempo ha un sogno ricorrente. Da troppo tempo. Ormai Matias ha paura di addormentarsi, perché in sogno gli fa visita qualcuno che non dovrebbe esistere. Una donna dall’aria triste e vestita sempre di scuro e che non parla mai. La signora silenziosa abita i suoi sogni come uno spettro, come una presenza inquietante che tracima nella realtà. Non dovrebbe essere nient’altro che un sogno, ma allora… Allora perché sento che la signora silenziosa è reale? Allora perché sento nel silenzio il ronzio di un immenso sciame di insetti? Allora perché sento che perfino la mia casa, vuota e solitaria, è infestata da fantasmi? E se la storia della signora silenziosa fosse ancora tutta da scrivere… Come la mia? Mi chiamo Pietro Gerber, sono l’addormentatore di bambini, e di colpo ho paura di dormire. E ho ancora più paura di stare sveglio.
Donato Carrisi was born in 1973 and studied law and criminology. Since 1999 he has been working as a TV screenwriter. The Whisperer, Carrisi’s first novel, won him five international literary prizes, has been sold in nearly twenty territories and has been translated into languages as varied as French, Danish, Hebrew and Vietnamese. Carrisi lives in Rome.
Partiamo dal presupposto che sono grande fan della sua scrittura, intelligenza e accortezza nello spiegare facilmente argomenti di calibro scientifico/sociologico/psicologico, soprattutto per chi ne è completamente ignorante.
La saga di Marcus e Sandra, capolavoro dal mio punto di vista, non puó eguagliare questa di saga, con protagonista Gerber.
Siamo partiti con il primo libro da fuochi d’artificio a quest’ultimo COME?
Non mi è piaciuto per niente… buchi di trama fastidiosi, come sempre spiegazioni non date e lasciate in sospeso, finale surreale e poco credibile.
ODIOSO anche questo accenno perenne e continuo IN OGNI ROMANZO DELLA SAGA al “paranormale” (((fantasmi, presenze, morti apparenti che comunicano tra passato e futuro, i bambini che tutto affrontano tranne il loro vero trauma ma raccontano storie folli di altre persone. quali? BOH))) che stona completamente con la razionalità sia dello scrittore, sia del protagonista. A un certo punto temevo di aver comprato un libro fantasy non un thriller psicologico.
Sono delusa e confusa e annoiata, 24.00€ li valgono solo per il mito, nonchè genio quale è Carrisi.
P.S. approvo il tema della violenza domestica e della violenza sulle donne, trattato con metafore e sensi figurati di grande impatto emotivo.
Io... io non... cioè scusate, Donato perdonami, mi rivolgo direttamente a te, sì ti do del tu perché onestamente, ma io esattamente ho aspettato due anni per... nulla? DONATO?
Dopo “l’educazione delle farfalle” che, da fan di Carrisi, non avevo apprezzato, l’autore ripropone una nuova storia su Pietro Gerber. Una storia che non rende giustizia alla bravura di Carrisi, un intreccio ahimè banale con un finale inconsistente. Inoltre troviamo un Pietro Gerber “diverso” dai libri precedenti e, infatti, questo particolare - che mi aveva lasciata titubante - verrà spiegato alla fine… avevamo quindi bisogno di una nuova storia di Gerber? No. Spero Carrisi proponga una nuova storia con nuovi protagonisti affinché si possa nuovamente apprezzare il Carrisi delle origini.
Continua il viaggio sul confine tra razionale e irrazionale nella serie creata da Donato Carrisi con protagonista l’addormentatore di bambini Pietro Gerber.
Nel nuovo romanzo “La casa dei silenzi” protagonista è un bambino di nove anni che vede la serenità del sonno interrotta ogni notte da una donna dai capelli lunghi e vestita di scuro che irrompe nei suoi sogni. Pietro Gerber immergendosi nella psiche di Matias, questo il nome del bambino, capirà presto che la storia che la donna cerca di narrare attraverso i sogni del piccolo è una storia tutt’altro che onirica ma ancorata decisamente a una realtà passata che lentamente emerge.
Ma perché ora e perché proprio attraverso Matias? Cosa sta cercando di dire la Donna silenziosa?
Purtroppo Carrisi non stupisce più. “La casa dei silenzi” è un romanzo che si fa leggere grazie alla narrazione sempre ben articolata che caratterizza lo stile dell’autore a cui manca però una storia davvero unica, diversa e capace di tenere il fiato sospeso condensando gli avvenimenti di colpi di scena e ombre dell’affascinante mondo che si cela nella mente umana.
Purtroppo gli ultimi romanzi dell’autore sono copie somiglianti di uno stesso universo, condite da aspetti paranoici e suggestione.
Lo dice lui stesso a pagina 270: “ non bisogna mai sottovalutare il potere della suggestione”.
Mi viene quindi da dire che ultimamente i romanzi di Donato Carrisi sono godibili solo da chi è capace di abbandonare la razionalità prima di dedicarsi alla lettura, altrimenti si incappa in schemi riprodotti cambiando personaggi ed entità in cui però si muovono situazioni appartenenti al teatro dell’assurdo e dei pezzi mancanti.
La casa dei silenzi è un romanzo che sembra quasi una fiaba noir scandinava che unisce, all’orco cattivo, fin troppi cliché che fanno storcere il naso di fronte ad un tema delicato che andrebbe invece affrontato con serietà e tatto, abbandonando balzane sfortune impilate nella vita di una donna che incarna tutti i mali e le sfortune dell’universo femminile.
Non mi esprimo sul tema della cimatica e delle pseudo scienze new age, mancava giusto il terrapiattismo, mi permetto invece di fare un’annotazione senza spoiler sul finale.
Avendo capito che non si possono lasciare sempre finali aperti, Carrisi riporta nella pagina finale questa frase: “una volta aveva sentito dire da qualcuno che le storie non dovevano mai rimanere in sospeso, perché altrimenti avrebbero iniziato a suppurare come ferite aperte. Chiunque l’avesse detto, aveva ragione.”.
Riprendo questa frase per sottolineare quanto, di fronte ad una realtà ben conosciuta dai lettori di lunga data di Carrisi, che alla lunga stanca, l’autore abbia deciso di troncare una storia e annullare tutti i non detti dei precedenti sospesi della serie di Pietro Gerber attraverso una scappatoia che ha incentivato un lancio del libro finale non avvenuto per il mio profondo rispetto nei confronti dei libri.
Carrisi ha un problema con i finali ma evidentemente non solo con quelli.
Concludo solo dicendo che Donato Carrisi purtroppo ha perso quello smalto che lo rendeva onnipotente e ora lo ha reso prevedibile e statico. Perché non rispolverare serie mai concluse come quella del Tribunale delle Anime e vedere le la vecchia fiamma si riaccende?
È dal finale del secondo libro che attendiamo una degna conclusione per l'affabulatore e Hanna Hall, il terzo libro ancora si salvava ma questo è senza dubbio il più debole dei 4. Brodo allungato inutilmente, questo quarto libro mi sembra abbastanza filler, anche se il prezzo che l'ho pagato (carissimo anche in digitale) è senza dubbio reale. Negli altri libri erano interessati anche gli altri casi, non solo quello principale, cosa che qui manca completamente. Oltretutto ho trovato anche la trama meno interessante, mi dispiace ma è un grande NO.
Purtroppo per me è no, non mi piacciono questi continui riferimenti al soprannaturale che poi spiega e non spiega, non mi piace come chiude la storia principale, non mi piace il finale che richiama (almeno a me ha dato questa impressione) un altro suo libro. Salvo solo la scorrevolezza perchè il suo stile è sempre comunque piacevole, ma per me il libro è bocciato.
Sono combattuta. Lo stile di Donato è sempre superbo, le trame che crea, la suspence, solo pochi altri riescono ad eguagliarlo, ma questo libro (e così anche gli altri della serie Pietro Gerber) mi lasciano sempre un po’ con l’amaro in bocca. Domande senza risposta, personaggi buttati nelle trame (e nei finali dei libri) e poi dimenticati. Questo potrebbe essere una chiusura, spero sinceramente che questo finale ci faccia mettere un punto sulle vicende di Gerber per lasciare spazio, per i prossimi anni, a storie nuove e più fresche.
Sono giunta a una conclusione. Donato Carrisi ha 2 buone storie: quella di Mila Vasquez e quella di Marcus e Sandra; probabilmente non ha idea di come proseguirle decentemente e per non lasciarci marcire nell'attesa ha prodotto questa serie. Il primo libro mi era piaciuto molto, ma questo lo so solo perché ho letto la recensione che avevo scritto all'epoca, perché di quel libro non rimane nulla, neanche i personaggi visto che quando era ricicciata fuori Hanna nessuno di ricordava chi fosse e adesso sul finale di questo molti altri sono rimasti perplessi. Su un dettaglio che non è proprio superficiale nel primo libro. Il punto debole di Pietro Gerber è proprio che non resta, non è una storia forte, non ci sono personaggi notevoli (il protagonista mi sembra un cretino ma forse è un altro discorso). Sono odiosi i riferimenti al soprannaturale, aggiungo che sono fastidiosi tutti quei micro aneddoti neanche fossimo sulla Settimana Enigmistica. Ho messo 3 stelle perché ci sono delle parti di suspence belle forti e come al solito si fa leggere.
Le tre stelle sono per lo stile di scrittura che sempre mi cattura. Se parliamo della trama...mah! Psyco thriller che ha per protagonista Gerber (come i precedenti con il tema delle Case) che all'inizio getta i presupposti per una storia possibile. Poi il finale è raffazzonato e deludente. Attendo il Carrisi di prima. Voto: 7
Non pensavo mi avrebbe preso così tanto, eppure eccomi qua, dopo 3 giorni: un bel romanzo, piacevole e scorrevole. Come primo libro di Carrisi non sono partita male 👌🏻
2.5 ⭐️ parto dicendo che o sono fan di Carrisi, lui l’ho “scoperto”proprio grazie al primo libro di questa saga, che mi piacque tantissimo. Ha una scrittura molto interessante che ti aggancia e ti trascina, un suo libro lo divori in pochi giorni. Già con “l’educazione delle farfalle” ho iniziato a percepire un cambiamento, in negativo; come se la storia in sé avesse del potenziale che per qualche motivo, la fretta, la superficialità forse, è andato sprecato. Veniamo a questo libro, “la casa dei silenzi”, che dire? Trovo le stesse pecche dell’altro libro, se non amplificate. Espedienti come il continuo richiamo al paranormale sono ripetitivi e stufano dopo un po’, oltre a non avere alcun senso. Si sente la difficoltà di portare avanti un protagonista che purtroppo, forse, non ha più niente da raccontare. L’unica cosa che mi è sinceramente piaciuta è la scelta di affrontare un tema importante come quello della violenza sulle donne.
In mezzo a quel fragore a un certo punto apparve quella che sembrava proprio una voce maschile. Una trasmissione radio che giungeva da un luogo remoto. "In quella casa... vi rivedrete..." Anche se aveva un suono metallico, la voce dell'uomo era stata nitida. "in quella casa vi rivedrete" ripetè Erica senza pause, cercando di interpretare il senso della frase. "sembra un invito" aggiunse. "È rivolto a me" disse Gerber. Senza sapere perché, non nutriva alcun dubbio.....
This entire review has been hidden because of spoilers.
Non siamo al livello di “L’educazione delle farfalle”, ma nemmeno di altri lavori più confusi quali “Il tribunale delle anime”. Anzi, forse, se Carrisi non avesse complicato la storia nel finale (che resta il suo punto debole, forse per la voglia di creare colpi di scena ad ogni costo), “La casa dei silenzi” avrebbe potuto meritare 5 stelline a mani basse. Ma accontentiamoci di questo thriller pieno di ombre e di incubi, nel vero senso della parola…sono incubi quelli da cui Pietro Gerber, l’ipnotista noto ai lettori di Carrisi, cerca di salvare il piccolo Matias: incubi in cui appare una donna misteriosa vestita tutta di nero e protagonista di una storia piena di violenza e di vergogna. E così, attraverso questa storia nella storia, che si legge con velocità, Carrisi esplora il tema della violenza di genere, arricchendolo di mistero. Leggiamo appunto coinvolti ed appassionati ma poi, sul finale, Carrisi tenta ahimè il solito colpaccio e chiudiamo il romanzo con tanti dubbi e con tane domande. Perché la semplicità è sempre così sottovalutata? Quattro stelle comunque, perché a Carrisi il talento non manca.
Carrisone Carrisone delle mie brame, chi è il più "paraculo" del reame?😂😂😂😂😂 Allora, premetto che: •come è già stato ribadito più volte, pochissimi eguagliano la scorrevolezza, la suspance che in questo l'autore invece primeggia •appena esce un suo libro in molti si precipitano a comprarlo o a farselo regalare per Natale (guarda un po', pubblica sempre a ridosso delle feste natalizie) • dopo che chiudo l'ultima pagina cerco sempre un bravo analista per me e per lui
Alla fine di ogni lettura Carrisiana mi chiedo: "Carmen ti è piaciuto questo libro?" La risposta è sempre un grande boh🙄. Mi rendo conto di tutti i difetti che questo autore continua a commettere in ogni sua pubblicazione, ma è anche vero che porca miseria ti tiene incollata alle pagine, intrattiene sempre. Quindi io ho deciso che non voglio andare alla neuro e valuto semplicemente se la lettura mi ha catturata e "divertita" (ovviamente nel senso lato del termine). Quindi consapevole di tutto, per me è si!
Il nuovo libro di Carrisi mi ha deluso profondamente. La trama è monotona e ripetitiva, senza il vigore e l'inventiva che caratterizzavano i suoi primi lavori. I personaggi mancano di profondità e le situazioni si ripetono senza mai sorprendere. Siamo ben lontani non solo dai suoi primi successi ma anche dai primi due libri di questa serie. Anche il suo punto di forza di agganciare il lettore con il colpo di scena o il crescendo della tensione alla fine di ogni capitolo qui manca. Purtroppo è come se Carrisi, da un po di tempo a questa parte, avesse l'obbligo contrattuale di portare almeno un paio di libri all'anno sugli scaffali delle librerie. E questo ovviamente pesa sulla qualità. Invidio invece i lettori che si apprestano a leggere i suoi primi libri. In una parola: sciapo.
Per quasi quasi tutto il tempo mi sono chiesta perché questo libro avesse deluso così tante persone, anche grandi fan di Carrisi come me, e poi l’ho capito. Un vero peccato perché la trama è davvero intrigante e lo stile a parte qualche cliché, impeccabile come sempre. La svolta mistica però è un grande no.
"Il bambino di nove anni sollevò lo sguardo sull'intruso, nei suoi occhi era ben visibile un timore naturale per la sua giovane età. I bambini non dovrebbero provare quel genere di paura, si disse Gerber". Dopo il bellissimo L'educazione delle farfalle torna Pietro Gerber per quella che, molto probabilmente, sarà la sua ultima avventura. Purtroppo, però, l'addormentatore di bambini è tornato con una storia decisamente sottotono e dal finale un po' troppo frettoloso. La casa dei silenzi è il classico thriller psicologico: tutto ruota attorno ad un bambino di nove anni spaventato da una strana "signora silenziosa" che ogni notte appare nei suoi sogni. A Pietro Gerber toccherà sondare la mente del bambino per capire il motivo di quel sogno ricorrente ma anche, e soprattutto, scoprire se quella "signora silenziosa" sia reale o frutto di un qualche trauma subito dal bambino stesso… Tutto sommato la trama è interessante ma, essendo il quarto volume, ho avvertito una certa ripetitività di sorta. I temi affrontati sono, ancora una volta, i traumi della mente umana e la suggestione. Alcuni colpi di scena son stati prevedibili, davvero pochi quelli sorprendenti o spiazzanti… compreso il finale della storia di Pietro Gerber. [https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
Моторошно, як і завжди, але мені забракло повноти розвʼязки. Бо схоже на те, що історія Пʼєтро на цьому й закінчиться. Страшно? Дуже. Захопливо? Радше так, ніж ні. Перечитуватиму? Навряд.
Мені подобається, як пише Каррізі, але він полюбляє робити зі своїх героїв лиходіїв, і цей прийом використовує неодноразово.
Ogni volta che leggo un libro di Carrisi sono tipo “wow! Che trip! Questo non me lo aspettavo proprio!” Per finire con “ma perché questi finali senza senso?” 🫠 Nonostante tutto continuo a preferire questa saga a quella del “Suggeritore”.
Non riesco a capire dove voglia andare a parare. Questo libro sembra completamente slegato dai precedenti e mi da l’idea che abbia trovato un’escamotage per allungare il brodo. Trama copia e incolla dei precedenti con troppa roba paranormale. Le due stelle perché sa comunque trasmettere tensione in alcuni punti del libro.
Non mi ha convinto, siamo lontani dai tempi de Il Suggeritore purtroppo Spero questo siamo l’ultimo libro della saga dell’addormentatore di bambini
Al di là della trama poco credibile, ho trovato che la storia personale di Pietro Gerber sia totalmente no sense e raccontata in maniera troppo superficiale e raffazzonata. Per quasi tutto il libro mi sono chiesta come certi dettagli si potessero incastrare con quanto riportato nei libri precedenti (la casa di Pietro vuota, la solitudine, nessun riferimento alla famiglia, nessuna foto…) Il tentativo è chiaramente quello di creare un effetto sorpresa finale, ma il tutto risulta troppo tirato e poco credibile
Peccato!!
This entire review has been hidden because of spoilers.
Per chi è fan della saga, probabilmente la prima domanda sarà: ma questo è il Gerber degli altri libri?!? La risposta è sì, ma no. Abbiate pazienza.
In generale, lo sviluppo ha il sapore della minestra scaldata, ma con un ingrediente nuovo (in questo caso, la violenza di genere) che è sempre sapientemente dosato per cambiare in parte il gusto e lasciare il lettore comunque abbastanza soddisfatto.
Una pecca (che vedo ricorrere in molte altre recensioni) è l’ammiccamento al paranormale che: 1) stona con il protagonista (e forse anche con l’autore?) 2) mi pare totalmente superfluo, non incidente nella storia e fuorviante. L’altra, ahimè sempre più ampia di romanzo in romanzo, sono i buchi lasciati colpevolmente aperti, specie verso il finale, che hanno un sapore quasi amaro.
Come sempre, lo stile è impeccabile e, una volta iniziato, non si può smettere di leggere.
Forse sarò di parte ma oh, che gli vuoi dí a Carrisi? Capacita di farti provare ansia con delle parole, capacità di renderti dipendente dal voler sapere come prosegue con delle semplici frasi e vogliamo parlare del plot twist? E del finale? Vabbè non serve dire altro, masterpiece
In questo quarto capitolo della saga di Pietro Gerber, l'addormentatore di bambini, ritroviamo l'ipnotista impegnato ad aiutare un bambino che si sente "perseguitato" durante sogni notturni da una signora silenziosa. Anche in questo romanzo ci ritroviamo a viaggiare nei meandri più profondi della psiche umana seguendo una linea non definita fra realtà e finzione. La paura inconscia è sempre quella di perdersi e rimanere intrappolati in ciò che sembra reale ma che in realtà non lo è. Questa saga è coinvolgente a prescidere dai casi trattati soprattutto perché porta il lettore a porsi tante domande e lo rincuora anche se alla fine non riesce a darsi delle risposte. Carrisi scrive molto bene e riesce sempre a coinvolgere fin dalle prime pagine. Personalmente ho letto solo questa saga e "L'educazione delle farfalle" e mi sembra sia sempre riuscito ad ottenere buoni risultati. Lettura consigliata per gli appassionati del genere oltre che per i fedelissimi dell'autore. Intenso.