Ho scoperto Christine Angot tramite l’insopportabile pamphlet “Contro i maestri dello sconforto” di Nancy Huston, di cui ho parlato e sparlato probabilmente anche troppo. Ora, bisogna dire che se la Huston parlasse male di Hitler otterrebbe il risultato di far diventare hitleriani tutti i suoi lettori, tale è la supponenza, la presunzione, la sicumera e l’arroganza del suo modo di argomentare. Per cui di default si finisce per provare simpatia per i suoi vari maestri di sconforto, e quindi magari ne consegue che questo inquina un giudizio obiettivo sulla loro opera. Al netto della bile hustoniana, pertanto, cerco di dire qualcosa su questo racconto lungo della Angot. La Angot ha messo al centro della sua opera il rapporto incestuoso con il padre. Quello che non è dato sapere è se si tratta di una fantasia o di un fatto reale, o non - piuttosto - di un gioco di ruolo del genere “Daddy”. Questo è il racconto di una vacanza dalle parti di Grenoble, tra una ragazza (di cui si parla in terza persona) e una specie di padre, con dettagliatissime descrizioni dei rapporti sessuali tra i due, all’epoca della morte di Francisco Franco (quindi, tecnicamente all’epoca dell’adolescenza della Angot). Ciò che colpisce (sfavorevolmente) è la dimensione fortissimamente sbilanciata del rapporto, con uno, lui, che vive un fortissimo trasporto erotico a senso unico, e l’altra, lei, che obbedisce, subisce, al limite perora una flebile richiesta di avere con lui un rapporto non solo sessuale, cosa che il mandrillone disattende sistematicamente. La totale mancanza di discorsi diretti contribuisce alla spersonalizzazione dei due personaggi. A questo si aggiunge ancora un altro fatto: la straordinaria presunzione culturale di lui, raffinato intellettuale e linguista, che tra una scopata e l’altra, tra una blandizie sulla bellezza e la sensualità di lei e l’altra, cerca di istruirla ed acculturarla. Chissà perché in così tanti romanzi erotici francesi, o pseudotali, è così comune la figura del professore o comunque della figura “adulta”, tanto colto e tanto acculturato, che si sceglie per amante un’allieva o assimilata. Niente di particolarmente emozionante o disturbante, comunque. Una delle tante variazioni della Angot sul tema della sua presunta vita romanzata. Non è una schifezza totale, ma rimane ugualmente una lettura tranquillamente evitabile.