Stellaria è il terzo romanzo di Azzurra Pasquali che leggo dopo la bi(di?)logia di Bodhi, un romanzo più leggero e meno impegnativo dei due precedenti, e che ho scelto perché cercavo proprio un romance sci-fi con cui intrattenermi e fantasticare un po’.
I nostri cosina e cosino sono Faith e Dak, pilota in gamba senza una gamba lei e superspia aliena-ma-non-troppo e con una missione lui. La loro non è la tipica storia d’amore da romance trashotto, o almeno non del tutto: lui è un cucciolone gigantesco e incapace di celare i muscoli dentro le magliette troppo strette e lei è così piccola e fragile ma anche così tosta, il loro non è un instalove ma le farfalle volano fin da subito. Però non volano molto lontano: ho apprezzato l’approccio più adulto rispetto agli standard del genere, o almeno dei suoi esponenti più popolari, in linea con l’età over-30 dei protagonisti. Quella di Faith e Dak non è tanto un storia d’amore ma è la storia di due persone che arriveranno ad amarsi, ma che per buona parte della storia più che altro si piacciono, e imparano a fidarsi l’una dell’altro, e poi si vedrà. Ci sta: non proprio una storia che mi fa sognare, ma una storia credibile e ben costruita. Purtroppo sono entrato in sintonia con i cosini solo in parte: Faith è davvero un bel personaggio, sfaccettata, imperfetta, tridimensionale. Dak, invece, l’ho trovato decisamente più piatto, davvero troppo perfetto per risultarmi convincente al 100%. Certo, sempre meglio del classico bad boy (alzate di sopracciglio, tatuaggi e ghigni non mancano, ma sono contestualizzati), e capisco che fantasticare sul principe azzurro palestrato vampiro vegetariano spaziale sia parte del gioco: probabilmente sono io a non essere il giocatore adatto per la partita.
Parlando di vampiri, mi sono avvicinato a Stellaria aspettandomi uno space romance (come viene descritto) con un certo grado di realismo, impressione confermata dai capitoli iniziali: megacorporazioni, stazioni spaziali superurbanizzate, niente alieni ma solo “umani di derivazione terrestre”, razzismo , problemi di dipendenze, disabilità. Proseguendo invece c’è una svolta sullo space fantasy che personalmente ho apprezzato, ma che a parer mio rappresenta un’arma a doppio taglio: alcuni degli aspetti che pensavo si sarebbero rivelati importanti o comunque sarebbero stati esplorati, come i pregiudizi nei confronti della specie di Dak, vengono rapidamente accantonati e sostituiti da minacce fantastiche un po’ più generiche. C’è chi potrebbe apprezzare l’inventiva dell’autrice, ma io ho trovato il pericolo rappresentato dalla regina serak e dalla titolare Stellaria un po’ troppo grande per quella che è la portata della storia, il che mi ha ricordato un po’ le prime stagioni delle nuove (ormai non più) serie di Doctor Who, quando in ogni episodio c’era una nuova minaccia di scala universale che veniva puntualmente risolta in 45 minuti di episodio. Avrei preferito un pericolo un po’ più concreto e personale, ma, un po’ come la natura della relazione tra Faith e Dak e lo stesso personaggio di Dak, non lo considero un difetto ma un aspetto che può più o meno piacere a seconda dei gusti.
Dal punto di vista tecnico nulla da eccepire: lo stile dell’autrice è sempre pulito e preciso, non grandiosamente immaginifico ma perfettamente in grado di evocare le giuste sensazioni, specialmente riguardo le sequenze più peperoncine, che naturalmente sono il cuore di questo tipo di storie. Anche la cura dell’edizione è di altissimo livello: mi verrebbe da dire che come autrice indipendente Azzurra Pasquali rivaleggia con l’editoria tradizionale, ma non le renderei giustizia, dal momento che i tre suoi libri che ho letto li ho trovati molto più curati rispetto a quelli editi da CE che ho letto di recente.
Concludendo: consiglio Stellaria a chi cerca un buon romance che metta in scena una relazione tra persone adulte, scevro dai tanti problemi che spesso presentano i romanzi di cui si sente parlare su TikTok, ma comunque in grado di soddisfare chi in questo genere di storie ricerca anche una buona dose di “fanservice”.